Tuesday, November 11, 2008

All’Urban Center di Monza la presentazione del Cammino di sant’Agostino

Venerdì scorso all’Urban center di via Turati durante Brianza & turismo, evento che punta a valorizzare il patrimonio culturale, tradizionale, naturale e locale, è stato presentato Santiago di Compostela in Brianza: il Cammino di sant’Agostino, progetto di turismo sostenibile come leva di sviluppo locale.

Un ingegnere con la poesia nel sangue e la Brianza nel cuore: così che può essere descritto Renato Ornaghi, 47 anni, brianzolo doc, ideatore dell’iniziativa che ha già suscitato l’interesse di amministratori comunali delle tre Brianze, racchiuse a ovest dal Seveso, a sud dal canale Villoresi, a est dall’Adda e il Rio Vallone, a nord dalle prime prealpi del triangolo lariano.

Com’è nata l’idea di realizzare un percorso religioso in Brianza?

«L’idea del Cammino di Agostino è nata dopo una mia personale riflessione sul “cammino” di conversione di sant’Agostino, conclusosi (casualmente?) proprio in Brianza, terra diventata “paolotta” forse anche per questo motivo, e sulla opportunità di collegare con un unico “cammino” tra i santuari locali la tradizionale fede tipicamente mariana del territorio brianzolo. Hanno fatto il resto la mia passione per il camminare e per il pellegrinaggio di Compostela, unite all’occasione galeotta del convegno di ieri che mi chiedeva originali iniziative nell’ambito del turismo sostenibile. D’altra parte io di lavoro mi occupo di risparmio energetico e di energie rinnovabili». 

Perché proprio i santuari mariani?

«In terra di Brianza la devozione alla Madonna è molto sentita. Nemmeno a Roma credo ci siano così tanti santuari dedicati a Maria». 

Il cammino è lungo 350 chilometri e per percorrerlo interamente sono necessari quattordici giorni. Questo è un tipo di turismo di nicchia, che inoltre si scontra con la cronica carenza di strutture ricettive.

«Visitare i venticinque santuari mariani offre al turista la straordinaria opportunità di ammirare parallelamente tutte le attrattive del territorio. Si tratta di un turismo “lento”, una novità da noi, visto che in Brianza i pochi turisti che ci sono fanno il “mordi e fuggi” di una sola giornata. La speranza è che questo cammino serva da impulso alla creazione di una serie di micro strutture ricettive: penso ai bed and breakfast».

E nel frattempo, dove dormiranno i pellegrini?

«Ho già preso accordi con i vescovi di Lecco e Como e con l’arciprete di Monza per coinvolgere le parrocchie, che in Brianza hanno oratori ben attrezzati e in grado di ospitare turisti con lo zaino. Il resto andrà costruito pian piano».

A dicembre uscirà una guida che illustrerà il Cammino.

«L’Associazione Brianze ha appoggiato e sponsorizzato in pieno l’iniziativa del Cammino, soprattutto per il tramite del suo presidente Paolo Pirola».

Arianna Pinton

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Il Cammino di sant’Agostino, un percorso di fede

Un percorso di fede, cultura e delizia. Il Cammino di sant’Agostino è un nuovo pellegrinaggio che collega con le sue tappe i venticinque santuari mariani della Brianza. Il percorso include i più  

importanti siti artistici e di interesse del territorio brianteo: chiese, monasteri, monumenti, parchi naturali, ville di delizia. L’arrivo è a Monza e coincide con il punto di partenza; è lungo 350 chilometri per quattordici giornate di viaggio, strutturate in venticinque tappe.

Il cammino è stato approntato seguendo idealmente quello di Santiago de Compostela.

La dedicazione alla figura di Agostino è dovuta alla presenza del santo in Brianza, a Cassago. Tale permanenza, documentata dallo stesso Agostino nelle sue Confessioni, è antecedente al suo battesimo nel Duomo di Milano. Il santo compì in territorio brianzolo il “cammino spirituale” che lo portò alla conversione. E simbolo di questa conversione è la famosa “cintura” che la Madonna Addolorata donò in apparizione a santa Monica, madre di Agostino. La cintura di sant’Agostino diventò simbolo di fedeltà alla Regola agostiniana.

A differenza di altri cammini religiosi, quello di sant’Agostino è chiuso e circolare: un tragitto che riporta il pellegrino al punto d’inizio dopo la completa percorrenza.

Questa circolarità offre elementi simbolici ripresi nel logo e soprattutto nella cintura agostiniana come simbolo di impegno e costanza nella fede. 

L’obiettivo è che il pellegrinaggio diventi elemento di richiamo e valorizzazione per il territorio brianzolo, che necessita di occasioni di apertura all’esterno per far conoscere e fruire le sue grandi potenzialità turistiche, a livello nazionale, europeo e persino mondiale. Il turismo inteso come pellegrinaggio a piedi coniuga l’aspetto della sostenibilità con quello della “permanenza lunga”. Da qui la spinta a realizzare strutture di accoglienza, come bed and breakfast, agriturismi e ostelli della gioventù, ancora poco diffusi in Brianza.

A dicembre sarà pubblicata la Guida del Cammino, mentre il percorso sarà marcato. 

Il Cammino di sant’Agostino potrà anche essere vissuto semplicemente come momento di svago e di vacanza intelligente a piedi o in bici, un percorso di turismo sostenibile in un territorio ancora poco conosciuto, ma molto ricco di testimonianze monumentali e paesaggistiche davvero appassionanti.

Arianna Pinton


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Renato Ornaghi, ingegnere appassionato di Brianza

Renato Ornaghi è nato nel 1961 a Monticello Brianza, dove vive. È sposato con Simona Valentina e ha tre figli: Leonard, Gabriel e Sophie. Ingegnere energy manager, da anni si occupa di consulenza per il risparmio e l’efficienza energetica in ambito industriale e civile e dal suo ufficio di via Lecco a Monza propone un uso efficiente delle energie rinnovabili: sole, acqua, vento, biomasse.

Appassionato della Brianza è anche scrittore per passione e nutre interesse per l’opera poetica di Seamus Heaney e di Giovanni Raboni. Ha pubblicato Il Segno e la parola dei Giovani con il pittore lecchese Roberto Alquati (Antica stamperia del Moretto, 1981), La Metafora come Antinomia (Edizioni Macruela, 1987), Brianza Occidentale (GR Edizioni, 2004), Sonetti da Arcore (Feaci edizioni, 2006).

Dal 2007 ha iniziato la pubblicazione di tre plaquette denominate Brianzolitudine, Leopardi in Brianza e Heaney the Insubric:  si tratta di un lungo tour virtuale in lingua italiana, inglese e meneghina attraverso i luoghi più tipici del territorio brianzolo, accompagnato dalle suggestive immagini del fotografo Marsala Florio.

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Friday, October 10, 2008

Tre incarichi per salvare Villa D’Adda Borromeo. Intervista a Claudio Bertani

Tre idee concrete per il recupero di Villa D’Adda Borromeo. La soddisfazione espressa dal sindaco Marco Rocchini per il successo dell’inaugurazione alle Scuderie della mostra Patong lo ha portato a promettere pubblicamente che il prossimo passo sarà il restauro della villa comunale.

Ne abbiamo parlato con Claudio Bertani, consigliere della maggioranza con delega alla Villa D’Adda Borromeo e soprattutto architetto esperto di restauri di dimore storiche, visto che è impegnato nel grandioso recupero di Villa Arconati al Castellazzo di Bollate. 

A che punto siamo?

«Al momento abbiamo identificato il percorso da seguire, che però non è ancora un atto deliberativo della giunta. Per ora si tratta di una proposta in atto concordata da parte del primo cittadino Marco Rocchini, dell’assessore ai lavori pubblici Alberto Centemero, dell’assessore alla cultura Vittorio Perrella e mia. La proposta deve ancora essere definitivamente avvallata. Poi bisognerà attivare le procedure conseguenti». 

In concreto di che cosa si tratta?

«L’idea è quella di affidare tre incarichi paralleli per “aggredire” la villa e guadagnare tempo. Una cosa va ribadita: prima bisogna progettare la destinazione d’uso, ovvero che cosa farne della villa, solamente dopo si potranno chiedere i soldi per poterla realizzare. Non può diventare museo di se stessa, bisogna invece capire a che cosa destinarla per recuperare almeno il denaro necessario per la manutenzione ordinaria e straordinaria. Il primo incarico serve per svolgere la catalogazione, ovvero foto dello stato di degrado, stucchi, pitture. Il secondo è già stato assegnato alla Villaggio globale international, società esperta che ci aiuterà a predisporre il piano di fattibilità e, inquadrando le problematiche generali, aiuteranno nella ricerca della destinazione d’uso. Il terzo incarico sarà visibile a tutti, ovvero il restauro e recupero del parterre e il suo tetto liberty. Questo ci servirà per essere credibili e dare un servizio ai cittadini, che finalmente vedranno un’opera concreta. Se riusciremo, restaureremo anche la stanza ovale per poter usare la villa esternamente e internamente. I lavori potrebbero già cominciare nel 2009».

Perché tre incarichi separati?

«Ci prepariamo a cogliere le opportunità offerte dai bandi che erogano denaro. Essi di solito chiedono come prerequisito uno dei tre punti in cui ho suddiviso gli incarichi. Così facendo avremo più chance di ottenere importanti finanziamenti. L’obiettivo è quello di recuperare interamente la villa».

Arianna Pinton


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Wednesday, October 8, 2008

Un successo l’inaugurazione della mostra Patong alle Scuderie

Un evento per la città. Sabato scorso nelle Scuderie di Villa d’Adda Borromeo è stata inaugurata ufficialmente la mostra Patong, organizzata in collaborazione con la Fondazione Antonio Mazzotta di Milano. Il nastro è stato tagliato alla presenza di quasi duecento persone, «segno inequivocabile della sete di cultura che c’è nel nostro territorio brianteo» ha commentato Gigi Ponti, assessore all’attuazione della nuova provincia, invitato al vernissage assieme a Massimo Zanello, assessore alle Culture identità autonomie della Lombardia, e a Gabriele Mazzotta. Soddisfazione espressa dal sindaco Marco Rocchini, che ha promesso che il prossimo passo sarà il restauro della villa comunale.L’assessore alla cultura Vittorio Perrella, vero ideatore dell’iniziativa, ha invitato a spiegare i segreti delle splendide sculture gli esperti del Museo delle culture di Lugano, della cui collezione le opere sono un fiore all’occhiello.

L’allestimento presenta per la prima volta al pubblico italiano una selezione di capolavori di scultura lignea dei popoli del Borneo, con 39 opere di grande valore etnografico e artistico, realizzate prima della seconda guerra mondiale. Le opere si suddividono in due grandi sezioni: le sculture di maggiori dimensioni raffigurano antenati, sacerdoti e spiriti, pali antropomorfi per i sacrifici ed elementi architettonici scolpiti con motivi zoomorfi; gli oggetti di dimensioni più contenute, della cultura materiale dei popoli dayak, quali un porta-neonato ba’, uno scudo kelebit e quattro bastoni magici da caccia tuntun. Tutte fanno parte della collezione dell’artista ticinese Serge Brignoni, costituita da circa 650 elementi, provenienti da Oceania e Indonesia.
La mostra è un osservatorio privilegiato per ricostruire una civiltà di grande importanza storica e artistica, con esemplari di valore assoluto nel mercato dell’arte etnografica contemporaneo.

Orari di apertura: da martedì a venerdì 14-18; sabato e domenica 10-18. Visite guidate: tel. 02-86912297 (apertura per le scuole al mattino solo su prenotazione). Scuderie della Villa Borromeo d’Adda, ingresso da largo Vela. Informazioni: tel. 02-54913.

Arianna Pinton

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Tuesday, October 7, 2008

Una raccolta di firme per salvare Villa D’Adda Borromeo di Arcore

Le associazioni Natura e arte e Villadarcore unite nella petizione per chiedere che Villa D’Adda Borromeo venga restaurata con denaro pubblico. «La raccolta di firme tra i cittadini di Arcore va fatta» spiega il presidente di Villadarcore Antonio Mansueto, «perché sia chiaro se la gente vuole o non vuole bene a questa villa. I nostri consiglieri sono incaricati di concordare un testo congiunto con l’Associazione natura e arte. I tempi dipendono dall’accordo».

«Purtroppo - prosegue Mansueto - le ultime notizie riguardanti i cantieri “eccezionali” in via di definizione ad Arcore, ovvero Villa san Martino e l’area ex Falck, non segnalano affatto le intenzioni dell’amministrazione di dedicare le ingenti cifre da essi rivenienti a Villa Borromeo D’Adda. Plaudiamo alle iniziative dell’Assessorato alla cultura che realizza nelle Scuderie eventi di ampio respiro che attirano il turista apportando crescita culturale ed economica. Allo stesso tempo rimarchiamo la mancanza di indirizzo unitario su Villa Borromeo D’Adda e l’ulteriore rapido deterioramento negli ultimi due anni sia del parco, sia dell’edificio principale La Montagnola. Chiediamo quindi di destinare alla villa le entrate rivenienti dai grandi cantieri. Questa è un’occasione unica, riconfermando che la villa può essere trainante per il territorio. Chiediamo nuovamente la realizzazione di un tavolo di discussione sull’argomento con l’Amministrazione».

Che esista grande interesse sulla storica dimora che fu della famiglia d’Adda è dimostrato dal boom di prenotazioni registrato in occasione della manifestazione Ville aperte in Brianza 2008 di domenica 28 settembre. Aperte le iscrizioni l’8 settembre, le prime due residenze ad esaurire tutti i posti per le visite guidate sono state la Villa Reale di Monza e appunto la dimora comunale: ben 310 persone hanno pagato 3 euro per vedere ciò che resta. E’ un chiaro segnale: questo complesso artistico ambientale va fatto conoscere ai turisti, ha un valore estetico assoluto e va dedicato al turismo culturale. Purtroppo è sotto gli occhi di tutti che le finestre sono aperte e sbattono, all’interno alcune specchiere decorate si sono infrante, mentre in maggio erano integre; i ragazzi entrano nella villa che non è ben chiusa; l’affresco da consolidare sta cascando a pezzi e i due lampadari veneziani preziosi sono sospesi per miracolo. Per mesi il parterre non è stato pulito e le piante sono state potate solamente alla vigilia di Ville aperte. 

«Si potrebbero pulire le scritte verniciate sui muri interni ed esterni della villa - conclude Mansueto - si chiama l’Amsa di Milano che ha un servizio apposito. Se questa non è incuria non so come altro definirla».

Arianna Pinton


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Thursday, October 2, 2008

Rotating Tower, il grattacielo che cambia forma è made in Italy

Saranno Dubai e Mosca le prime città a ospitare la rivoluzionaria torre dinamica  progettata dall’architetto fiorentino David Fisher. I due progetti nati a Firenze e presentati a New York sono considerati le nuove icone del futuro

Intervista pubblicata sul n. 4 di CONFAPI MAGAZINE, rivista trimestrale, direttore Daniele Garavaglia

La Rotating Tower ha caratteristiche che la rendono assolutamente unica dal punto di vista architettonico, ingegneristico, costruttivo ed energetico. E’ il primo edificio al mondo che cambia forma, è il primo ad essere prodotto in fabbrica, è l’unico autosufficiente dal punto di vista energetico. Infatti il grattacielo, attraverso le turbine eoliche posizionate tra i piani, produrrà un’energia sufficiente per i propri consumi e per altri edifici vicini. La costruzione delle Rotating Towers richiederà l’impiego di soli 90 tecnici in cantiere al posto delle 2000 necessarie per una costruzione tradizionale delle stesse dimensioni. La Rotating Tower Dubai Development Ltd ha aperto le liste di prenotazione per la prima torre dinamica a Dubai, che avrà ottanta piani e sarà alta 420 metri. Gli appartamenti, di notevole prestigio, partiranno da una superficie minima di 124 metri quadrati, alle ville di 1200 metri quadrati, dotate di un parcheggio al piano. La seconda torre dinamica sarà costruita a Mosca, per diventare la nuova icona della capitale russa. Questo grattacielo, commissionato dalla Mirax, avrà inizio nei prossimi mesi e sarà completata entro il 2010. Altre torri dinamiche saranno costruite in diverse città del mondo: a New York è prevista la terza. Numerose le richieste da parte di investitori, autorità pubbliche e governi per costruire le Rotating Towers nei loro paesi, quali Italia, Francia, Germania, Svizzera, Corea e Canada. Anche Letizia Moratti, sindaco di Milano, dopo averne visto un’animazione al computer, se n’è innamorata al punto da proporlo come simbolo dell’Expo. Per il momento, però, si è ancora nella fase preliminare. Il progetto, già di risonanza mondiale, è riconosciuto come un made in Italy per eccellenza. Ne abbiamo parlato con l’ideatore, David Fisher.   

Che cosa le ha ispirato l’idea per questo grattacielo rivoluzionario?

«Ho sempre desiderato progettare edifici che cambino la vita, che siano adattabili alla vita. La scintilla è scattata durante una visita in un appartamento con doppia vista su Manhattan. Ho pensato: “Perché non si può vedere l’intero panorama?”. Quando sono rientrato a Firenze ho progettato l’intero piano girevole».

Cos’è il “metodo Fisher”?

«Ogni piano ruota indipendente dall’altro, creando un edificio dalle forme sempre diverse. La grande innovazione, dal punto di vista industriale, consiste nel fatto che è il primo edificio realizzato quasi interamente in fabbrica. Il “metodo Fisher” rivoluzionerà il mondo delle costruzioni, permettendo di migliorare la qualità dell’edificio, ridurre i tempi di realizzazione e ottenere il risparmio del costo dell’edilizia. Questo metodo offrirà la possibilità di costruire case su misura». 

E i tempi di costruzione?

«Saranno più brevi: un piano in sette giorni invece di tre settimane come nei cantieri tradizionali, con notevoli risparmi economici».      

Sarà autosufficiente dal punto di vista energetico?

«Sarà il primo edificio della storia ad essere completamente autosufficiente sfruttando l’energia eolica e solare. La torre dinamica è rispettosa dell’ambiente data la sua capacità di generare elettricità sia per i propri fabbisogni sia per altri. Questo è possibile grazie alle turbine eoliche situate tra i piani. Un grattacielo di 80 piani, che avrà 79 turbine, unite ai pannelli solari, diventerà una vera e propria centrale di energia verde. Combinando movimento, energia verde ed efficienza nel processo di costruzione, la torre dinamica cambierà l’architettura attuale, dando vita a una nuova corrente del Vivere dinamico».    

Gli Edifici dinamici determineranno una nuova concezione di architettura?

«Cambierà non solo l’aspetto delle città, ma anche l’idea stessa di modernità, oltre che il rapporto tra edifici e chi vi abita, e tra edifici e ambiente che li ospita. Mantenendo una struttura architettonica unica e sempre in evoluzione, il grattacielo offre infinite soluzioni: ogni piano ruota indipendente dall’altro, creando un edificio dalle forme infinite e sempre diverse. La possibilità di orientare il proprio spazio secondo i momenti della giornata, in relazione alle stagioni, o semplicemente al proprio piacere, segna la vera novità progettuale che, insieme a un’estetica mutevole e sempre nuova, ne definisce l’unicità. Alle tre dimensioni tradizionali, se ne aggiunge una quarta: il tempo».    

I grattacieli sono realizzati in fabbrica.

«Sì, la Torre girevole è il primo edificio realizzato in fabbrica, tramite moduli pre-assemblati. Ciò offre tutti i vantaggi della produzione industriale e permette di risparmiare energia e ridurre tempi e costi di costruzione. Oggi qualsiasi prodotto è il risultato di un processo industriale e può essere trasportato ovunque nel mondo. Produciamo automobili e treni, computer e vestiti in luoghi scelti per la disponibilità di materiali, per la capacità tecnologica, per il costo del lavoro, per l’efficienza e altri fattori che fanno dei prodotti una combinazione di costo e qualità. Sorprende il fatto che il settore dominante dell’economia mondiale, il mercato immobiliare e l’edilizia, sia quello rimasto più indietro. L’Architettura dinamica consente la produzione in fabbrica di qualsiasi soluzione progettuale, anche di edifici composti da elementi pre-assemblati e pronti per essere installati in loco». 

Quali innovazioni hanno reso possibile una soluzione così ardita?

«Tutte le innovazioni più moderne della tecnologia, che non hanno mai attraversato la strada nel settore dell’edilizia, che è rimasta letteralmente all’età della pietra. Basta, per esempio, applicare le più moderne tecnologie del settore aeronautico per progettare un edificio innovativo».

Qual è il contenuto di “italianità” nel progetto?

«I progettisti sono tutti italiani. Il grattacielo è concettualmente e come design interamente italiano. La tecnologia è però statunitense, tedesca e olandese».

Sarà in Italia lo stabilimento per costruire i moduli prefabbricati?

«Sì, in Puglia. Le “unità” saranno finite completamente in fabbrica, attrezzate di tutte le condutture idrauliche ed elettriche, rifinite dal pavimento al soffitto, già dotate di bagni, cucine, illuminazione e altri elementi d’arredo. Sul posto vengono solo agganciate l’una all’altra meccanicamente, consentendo di realizzare un intero edificio in tempi molto brevi. Un’altra caratteristica sarà la facilità di manutenzione, essendo le parti facilmente ispezionabili, e quindi riparabili. Tali edifici potranno quindi avere un lungo periodo di vita, molto più lungo di quelli tradizionali. Le turbine eoliche sono attualmente in fase di sviluppo nell’impianto della Rotating Tower Technology in Italia, per essere poi installate nelle future torri ruotanti. Cellule fotovoltaiche saranno inoltre installate sul tetto di ogni piano ruotante. In un edificio di 80 piani avremo, quindi, 80 tetti. Convettori solari saranno usati per il condizionamento  dell’aria».  

Ci sono opportunità per le piccole e medie imprese italiane più innovative di partecipare al progetto come fornitori di soluzioni tecnologiche avanzate?

«In Italia ci sono moltissime aziende, soprattutto piccole e medie, che progettano tecnologie che non esistono da altre parti del mondo. Nel futuro vorrei proprio riuscire a coinvolgere queste aziende, perché credo molto nelle potenzialità italiane».

Lei è italiano d’adozione. E’ stata una scelta?

«Sono italiano di adozione da tanti anni, avendo studiato all’Università di Firenze. Ho deciso di stabilirmi qui perché amo l’Italia, nonostante io provenga da Isreale, un Paese che ha tutte le carte in regola per essere competitivo dal punto di vista ingegneristico e progettuale. Adesso sento il dovere di restituire all’Italia quello che mi ha dato in tutti questi anni e porterò lustro a questo meraviglioso Paese».


L’architetto David Fisher ha iniziato la sua carriera a Firenze, città emblema del Rinascimento italiano. 58 anni, è nato a Tel Aviv ma, dopo la laurea con lode in Architettura a Firenze, ha insegnato Architettura nella facoltà di ingegneria. Negli ultimi 30 anni ha focalizzato la sua attività sulla progettazione di edifici con una  particolare relazione con la natura. Si è anche occupato di restauro di monumenti antichi e progettazione di edifici pubblici. 


A sua firma è il progetto Leonardo da Vinci Smart Bathroom per la costruzione e  l’installazione di bagni pre-assemblati in alberghi e appartamenti di lusso. Questo è considerato il primo approccio “meccanico” alla costruzione civile, essendo l’unico  sistema esistente integrato di bagni prodotti in fabbrica. 

Nella sua carriera ha avuto un’esperienza di 360 gradi nel mondo della costruzione: da  insegnante a progettista, dalla preparazione di studi di fattibilità al finanziamento di grandi progetti, dal project management al mercato immobiliare, dal design di prodotti, alla costruzione e sviluppo di grandi impianti industriali.  

L’idea di dare movimento agli edifici è una risposta filosofica alla vita che cambia così in fretta. Secondo Fisher, il tempo è la dimensione più importante della vita poiché strettamente legata alla relatività. 


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Wednesday, October 1, 2008

Le prospettive future. Intervista a Gigi Ponti

Commenta così Gigi Ponti, assessore all’attuazione della provincia di Monza e Brianza, il successo di partecipazione e coinvolgimento dei Comuni: «Ville Aperte è un vero e proprio evento per la Brianza. Le ville storiche costituiscono un patrimonio di valore che contribuisce a costruire una rete culturale inedita per il territorio della nuova provincia». 

La prossima primavera si svolgeranno le elezioni e vi saranno inevitabili cambiamenti. Qual è l’eredità per chi sarà chiamato a governare la nuova provincia?

«Tutte le iniziative come questa che riscuotono grande attenzione da parte dei cittadini vanno portate avanti. Quindi sono convinto che anche Ville aperte non sarà accantonata, anzi. In questi anni abbiamo lavorato proprio per fare in modo di preparare una “dote” organizzativa che funzioni bene anche in futuro e a ciò abbiamo destinato importanti risorse che resteranno a disposizione di tutti. Inoltre c’è il tema dei distretti culturali evoluti, pensati allo scopo di competere per l’innovazione, la crescita e l’occupazione, che hanno durata pluriennale e che quindi proseguiranno anche nella prossima amministrazione provinciale almeno per due anni, in modo da garantire un po’ di continuità. I cittadini devono comunque essere attenti e valutare bene, perché la riunione in una provincia nuova porterà cambiamenti, anche se credo che saranno certamente in senso positivo». 

Quest’anno la manifestazione ha registrato un nuovo incremento di visitatori e un coinvolgimento crescente dei Comuni che hanno aderito. Come si potrebbe trasformare il successo di un’unica giornata in un indotto turistico costante, esteso a tutto l’anno?

«Ville aperte è l’occasione principale per accendere tutte le luci della ribalta sull’intero patrimonio di dimore storiche. Poi durante l’anno organizziamo altre manifestazioni che via via coinvolgono alcune ville. Mi riferisco in particolare a Notturni in Villa, rassegna che propone momenti di danza, musica, teatro in quattro o sei diversi parchi o giardini storici e che hanno già attirato migliaia di spettatori proprio grazie anche al fascino delle ambientazioni. Esistono poi iniziative culturali di sistema, come il percorso barocco e quello neoclassico, che mettono in relazione il patrimonio della provincia altrimenti disseminato e isolato in numerosi Comuni. L’obiettivo è di riuscire a far percepire questa area di sistema perché puntiamo, anche se ci vorrà tempo, a un sistema turistico efficiente della Brianza. A questo proposito lavoriamo costantemente e un esempio è la costituzione di una I.a.t. (Informazioni e accoglienza turistica n.d.r.) proprio nel cuore di Monza». 

Le cose di cui è più soddisfatto di Ville Aperte?

«Ho apprezzato moltissimo vedere quanta gente si sia spostata per visitare le dimore. Gente di Cesano era a Vimercate e amici di Monza erano a Giussano e Nova Milanese. Questo è uno degli obiettivi: far muovere la gente per conoscere e apprezzare il patrimonio. E poi l’organizzazione: l’ottimo staff di persone che ha lavorato un anno intero alla preparazione di questa giornata e la meravigliosa partecipazione di tanti volontari appassionati e giovani guide».

Arianna Pinton


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Le prospettive future. Intervista a Angelo Marchesi

«E’ andata alla grande e il tempo è stato fantastico: ha partecipato tanta gente e tutto è andato liscio, senza intoppi» commenta soddisfatto Angelo Marchesi, dirigente dell’Area cultura del Comune di Vimercate, vera anima di Ville aperte.

Quali scenari si aprono per la prossima edizione della manifestazione?

«Nel 2009 si terranno le elezioni della nuova provincia e non si sa chi sarà eletto. Noi abbiamo lavorato benissimo con Gigi Ponti e speriamo che lo stesso valga per chi sarà chiamato a governare».

Per un giorno solo 57 tra ville e luoghi storici hanno aperto i battenti. E’ questo che la gente desidera o vorrebbe avere più opportunità durante l’anno per visitare il patrimonio della Brianza?

«La gente chiede che le ville siano aperte più spesso. Tipo che ci sia la possibilità di visite guidate il primo sabato di ogni mese o comunque aperture più costanti durante l’anno. Questo è l’obiettivo e già si potrebbe cominciare a seguire questa strada riunendo e coinvolgendo le amministrazioni comunali che già lo fanno: penso a Cesano Maderno, Desio, Monza, Vimercate. Bastano quattro Comuni convinti per partire, ovviamente supportati da una campagna stampa coordinata e da un unico valido sito internet. Gli altri potrebbero aderire in seguito». 

Mai come quest’anno alla manifestazione Ville aperte in Brianza ha aderito un numero così importante di dimore storiche. La maggior parte sono di proprietà pubblica ma le altre sono private. Qual è la differenza tra i due tipi di proprietà?

«Le dimore storiche costano tanto: non solo come acquisizione ed eventuale, ma sempre necessario, restauro. Costa moltissimo anche mantenerle: la manutenzione ordinaria e straordinaria è quasi un pozzo senza fondo. I privati che acquistano queste ville o che le hanno ereditate e decidono di salvaguardarle investendo in esse parecchio denaro lo fa per amore, perché ci credono, non certo per guadagno. Penso a Villa Trivulzio di Agrate Brianza: il costo per comprarla e restaurarla non sarà mai ripagato dall’albergo che oggi ospita. Penso anche  al vecchio architetto Borromeo, proprietario del meraviglioso Casino di Caccia di Oreno di Vimercate. Una volta ha detto: “Sappiamo che è un’eredità nostra, ma siamo consapevoli che è anche del mondo intero. Abbiamo avuto il dono di possederla, ma è nostro dovere consegnarla intatta alle nuove generazioni”. Questo mi fa spendere una parola di ringraziamento anche nei confronti di tanti preti e parrocchie che hanno aderito alla manifestazione e che si occupano da sempre di reperire i fondi necessari ai restauri, alle messe in sicurezza e così via. Gente fantastica».

Oltre alle idee per la riuscita della manifestazione ci vuole una squadra ben affiatata.

«Senza il meraviglioso staff che lavora con me non sarei andato da nessuna parte. E’ poi uno spettacolo lavorare con tante persone che hanno competenze, passione, voglia di fare per realizzare un progetto comune e duraturo. Tutti questi nostri giovani vanno valorizzati, soprattutto pensando che il pubblico che visita le ville è composto anch’esso da giovani dai venti venticinque anni in su a dimostrazione che stiamo andando nella direzione giusta».

Arianna Pinton


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La scheda di tutte le dimore storiche aperte il 28 settembre 2008

Agrate Brianza, Villa Trivulzio, sec. XVI. 580 biglietti venduti, 626 partecipanti alle visite guidate.

Aicurzio, itinerario nel centro storico Villa Parravicini, sec. XVII, e Villa Pasqualini Malacrida Aceti, sec. XVI-XVII. 120 biglietti venduti, 130 partecipanti alle visite guidate.

Arcore, Villa Borromeo d’Adda, sec. XVIII, Scuderie, sec. XIX, e Cappella Vela, sec. XIX. 548 biglietti venduti, 592 partecipanti alle visite guidate.

Barlassina, palazzo Rezzonico, sec. XVI. 62 biglietti venduti, 67 partecipanti alle visite guidate.

Bellusco, Castello da corte, sec. XV. 95 biglietti venduti, 103 partecipanti alle visite guidate.

Besana in Brianza, Monastero benedettino di Brugora e chiesa dei santi Pietro e Paolo, sec. XII, uno dei principali complessi architettonici religiosi della Brianza, fondato nel 1102 dalla famiglia Casati. 410 biglietti venduti, 443 partecipanti alle visite guidate.

Brugherio, Villa Sormani Bolagnos Andreani e tempietto di san Lucio, sec. XVIII. 397 biglietti venduti, 429 partecipanti alle visite guidate.

Brugherio, chiesetta di sant’Ambrogio, sec. X. 208 biglietti venduti, 225 partecipanti alle visite guidate.

Caponago, itinerario chiesa di santa Giuliana, sec. XVIII, e Villa Simonetta Ardicini, sec. XVI-XIX. 83 biglietti venduti, 180 partecipanti alle visite guidate.

Cavenago di Brianza, Palazzo Rasini, sec. XVI, e itinerario dalla chiesa di santa Maria in campo, santuario mariano del XVI, alla chiesa di san Giulio, sec. XVI. 232 biglietti venduti, 251 partecipanti alle visite guidate.

Cesano Maderno, Palazzo Arese Borromeo, sec. XVII, chiesa di santo Stefano Protomartire, sec. XIII 451 biglietti venduti, 487 partecipanti alle visite guidate. 

Concorezzo, chiesa di san Eugenio, sec. IX, chiesa dei santi Cosma e Damiano, sec. XIX. 70 biglietti venduti, 76 partecipanti alle visite guidate.

Desio, Villa Cusani Traversi Tittoni, sec. XVIII. 538 biglietti venduti, 581 partecipanti alle visite guidate.

Giussano, Villa Boffi, sec. XIX. 1054 biglietti venduti, 1079 partecipanti alle visite guidate.

Limbiate, Villa Pusterla Arconati Crivelli, sec. XIV. 314 biglietti venduti, 339 partecipanti alle visite guidate.

Lissone, Villa Baldironi Reati, sec. XVI-XX. 205 biglietti venduti, 221 partecipanti alle visite guidate.

Meda, Villa Antona Traversi e chiesa di san Vittore, sec. IX. 453 biglietti venduti, 489 partecipanti alle visite guidate.

Monticello Brianza, Villa Greppi, sec. XVIII. 456 biglietti venduti, 492 partecipanti alle visite guidate.

Monza, Villa Reale, sec. XVIII. 1300 biglietti venduti, 1404 partecipanti alle visite guidate.

Monza, Villa Mirabello, sec. XVII. 396 biglietti venduti, 427 partecipanti alle visite guidate.

Muggiò, Villa Casati Stampa di Soncino, sec. XVIII. 229 biglietti venduti, 237 partecipanti alle visite guidate.

Nova Milanese, Villa Vertua Masolo, sec. XX, Villa De Barzi, sec. XVI-XVIII. 140 biglietti venduti, 151 partecipanti alle visite guidate.

Ornago, santuario della Beata vergine del Lazzaretto, sec. XVIII. 32 biglietti venduti, 35 partecipanti alle visite guidate.

Sulbiate, Castello Lampugnani Cremonesi e chiesa romanica di sant’Ambrogio, sec. XI. 200 biglietti venduti, 216 partecipanti alle visite guidate.

Triuggio, Villa Taverna, 908 biglietti venduti, 981 partecipanti alle visite guidate.

Usmate Velate, Villa Belgioioso Scaccabarozzi, sec. XVIII, e oratorio di san Felice, sec. XIX. 95 biglietti venduti, 130 partecipanti alle visite guidate.

Varedo, Villa Agnesi Corti e chiesetta dell’Annunciazione, sec. XVIII. 

192 biglietti venduti, 205 partecipanti alle visite guidate.

 

Vedano al Lambro, Villa Zendali, sec. XVIII. 

109 biglietti venduti, 117 partecipanti alle visite guidate.

Vimercate, Palazzo Trotti 471 biglietti, 509 visitatori; itinerario borgo medievale 380 biglietti, 410 visitatori; Villa santa Maria Molgora Paveri 408 biglietti, 440 visitatori; Casa Banfi 446 biglietti, 481 visitatori; Casino di caccia Borromeo 167 biglietti, 180 visitatori; Villa Gallarati Scotti 1063 biglietti, 1148 visitatori; itinerario celtico e romano 147 biglietti, 159 visitatori; trenino 425 biglietti, 459 visitatori. 

Posted by arianna.pinton in 12:39:26 | Permalink | No Comments »