Thursday, November 29, 2007

Il Festival della Modernità in Villa San Carlo Borromeo

Il Festival della Modernità: La politica. Alle porte di Milano, a Senago, Villa San Carlo Borromeo accoglie i suoi ospiti. Con le sue sale, i saloni, le balconate, i soffitti a cassettoni interamente decorati, i grandi lampadari di Murano, la Biblioteca, la Galleria d’arte ricchissima di opere, il Museo, sede permanente di mostre d’arte provenienti da tutto il mondo, la Villa offre un soggiorno indimenticabile. Dal 29 novembre al 2 dicembre 2007, col patrocinio della Provincia di Milano e Patronato della Regione Lombardia, si svolgerà il Festival della Modernità, il cui tema centrale quast’anno è dedicato alla politica. ALCUNI TEMI: Lo stato, La nazione, Il potere, La società, L’equità, La neutralità, La costituzione, La giustizia, La libertà, Il diritto, L’istituzione, La politica intellettuale, L’ospitalità, L’assemblea, L’esercito, La tolleranza, La piazza, Dissidenza e scrittura civile, Il governo, L’amministrazione, Officiatura e burocrazia, La diplomazia, La lingua, Guerra e pace, La clinica, La rivoluzione fiscale, L’appello e il messaggio, Il partito, Il giornalismo, Il dizionario della politica, Il bilancio, Il dispositivo di valore, Il pianeta: quale progetto e quale programma, Medicina e politica, Scienza e politica, Politica e diplomazia, Politica e finanza, Economia e politica, Il dispositivo politico, I dispositivi di governo, I dispositivi di amministrazione pubblica, Legge, etica, clinica, Quale avvenire? Giovedì 29 novembre, ore 19 proiezione del film di Fernando Arrabal Una vita di poesia (produzione Alphaville - Spirali). Sabato 1° dicembre, ore 19.30, concerto del complesso di flauti dolci Nuovo Mondo Ensemble. Info: tel. 02-8054417/02-994741 press@spirali.com
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3 dicembre di 150 anni fa morì Joseph Conrad, sondatore dell’animo umano

Conrad è uno degli autori principali a cavallo tra Ottocento e Novecento. I suoi romanzi parlano di mare e di avventura: storie di uomini che vivono sulle onde, trascinati e trascinatori di navi che affrontano la straordinaria solitudine delle acque, infide, infinite, divoratrici di mondi, preda continua dei rischi. E, in effetti, prima che romanziere, Conrad fu veramente un uomo di mare: orfano di madre e con il padre incarcerato per questioni politiche (la famiglia era originaria di una parte della Polonia annessa alla Russia), crebbe nel sogno di solcare i mari in libertà e lontano dalla terra che gli aveva procurato, fin dall’infanzia, tanto dolore. Joseph Conrad, pseudonimo di Teodor Jòzef Konrad Korzeniowski (Berdicev, Ucraina, 1857- Bishopsboume Kent, 1924), pur essendo nato in Polonia, è di fatto considerato uno scrittore inglese. La sua famiglia apparteneva alla nobiltà terriera della Polonia, a quel tempo sotto il dominio russo. Il padre, patriota e uomo di lettere, mori nel 1867, dopo molti anni di esilio politico (la madre invece era morta nel 1865). Affidato alla tutela di uno zio, Conrad compì gli studi secondari a Cracovia. A soli diciassette anni, spinto da un’irresistibile vocazione per la vita di mare, partì per Marsiglia, dove s’imbarcò come semplice marinaio. Navigare significava per lui conoscere soprattutto il mondo marinaresco che si identificava anche in traffici, contrabbando, uomini che si imbarcavano per sfuggire a chissà quale colpa. Significava insomma incontrare mondi che stavano, non solo geograficamente, agli antipodi dell’Europa civile. Dopo lunga esperienza, servì dunque nella marina mercantile francese e, dal 1878, in quella britannica, dove raggiunse il grado di capitano di lungo corso. Nel 1886 diventò cittadino inglese. Per vent’anni viaggiò per quasi tutti i mari, ma soprattutto nell’arcipelago malese. L’attenzione ottenuta dal suo primo romanzo (La follia di Almayer), e l’incoraggiamento di alcuni scrittori (Galsworthy, Wells, Ford Madox Ford, Edward Gamett) lo indussero, lasciata la marina e stabilitosi in Inghilterra, a dedicarsi interamente all’attività letteraria. Caso più unico che raro, Conrad divenne un maestro della letteratura scrivendo in una lingiua non sua, ma appresa quando era già un uomo fatto. Il suo tema fondamentale è la solitudine dell’individuo, in balia dei ciechi colpi del caso di cui il mare è spesso eletto a simbolo. L’eroe solitario di Conrad è quasi sempre un fuggiasco o un reietto, segnato dalla sventura o dal rimorso, stretto parente dell’angelo caduto caro ai romantici, conquista la sua identità affrontando con stoicismo le prove che il destino gli ha riservato. Tra i suoi tanti capolavori, ricordiamo Un reietto delle isole (1894), Il negro del Narciso (1896), Gioventù (1898), Cuore di tenebra (una forte denuncia del colonialismo e un romanzo che, pochi lo sanno, ha costituito il canovaccio per il film di Francis Ford Coppola Apocalipse Now), Tifone e Lord Jim (1900). Romanzi in cui Conrad sonda gli stadi evolutivi dell’inconscio e che a tratti sembrano anticipare la tecnica dello “stream of consciousness” che poi Virginia Woolf e James Joyce trasformeranno in genere letterario. Dopo altre diverse pubblicazioni, ottiene un buon successo con La linea d’ombra (1917), un altro capolavoro assoluto, divenuto l’emblema della difficoltà di crescere e di ciò che questo passaggio comporta. Questo irripetibile scrittore fu sondatore come pochi dell’animo umano.
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3 dicembre: 10 anni dalla scomparsa di Benito Jacovitti

Benito Franco Jacovitti nasce a Termoli, in provincia di Campobasso, il 9 marzo 1923. La madre, Elvira Talvacchio, aveva lontane origini albanesi, tanto che fino all’età di sei-sette anni Jacovitti parlava perfettamente albanese, che unito alla già fervida fantasia di bambino e al dialetto molisano, lo faceva contare fino a 10 così: onza, donza, trinza, quaraqua, rinza melaga, dunza, rif, raf e rof. Il padre Michele Iacovitti (notate che la I è diventata J solo per un vezzo artistico) faceva il ferroviere ed era affascinato dalle figure politiche forti (da cui i nomi assegnati al figlio per fortuna evitando Adolfo), come secondo lavoro faceva l’operatore in una sala di proiezione cinematografica, cosa che regalò al piccolo Jac, la possibilità di vedere centinaia di films. I western erano quelli preferiti. Aveva due fratelli Maria e il piccolo Mario, e dato che erano abbastanza poveri, lui da bravo fratello maggiore costruiva loro i giocattoli, con forbici, ago e filo creava pupazzi di stoffa, e poi trenini, casette, automobiline. A sei anni iniziò a disegnare le prime storie a vignette sui lastroni di pietra che ricoprivano le strade di Termoli. La gente si fermava a guardare. Erano i suoi primi ammiratori. A 8 anni Benito, e tutta la famiglia, lascio’Termoli per Ortona a Mare, poi Macerata dove frequentò le elementari… Infine giunse a Firenze, dove frequentò la scuola d’arte e il liceo artistico. Ed è proprio qui al liceo di Firenze che gli venne affibbiato il soprannome di “Lisca di pesce”, tanto era alto e magro, e con una lisca di pesce rossa firmerà quasi tutte le sue tavole. Sempre al liceo artistico di Firenze disegnò le prime vignette per i suoi compagni, Franco Zeffirelli era uno di questi; quindi fece le sue prime caricature, prima per i soldati tedeschi, e alla fine della guerra, per i soldati americani. Nel 1939 pubblicò, presso la casa editrice torinese La Taurina, l’unica storia seria della sua carriera: L’eroe delle cinque giornate sull’insurrezione popolare del 1848 milanese. Iniziò a collaborare con il settimanale umoristico fiorentino Il Brivido, poi con il periodico satirico Il Travaso, e soprattutto con il famoso giornale per ragazzi Il Vittorioso (dal 1939 al 1967). A Firenze Jacovitti visse e subì, come tutti gli italiani, la seconda guerra mondiale, e quando c’erano i bombardamenti lui non andava nei rifugi, ma sui terrazzi dei palazzi, per vedere le bombe cadere, sentirne il sibilo, ascoltarne il rumore assordante, anche se aveva una paura tremenda, ma tant’è questo era Jac. Solo un volta si nascose in un rifugio, una cantina, e passò tutta la notte nascosto sotto un pianoforte. Da quella postazione protetta vide due bellissime gambe, delle quali si innamorò. Erano le gambe di Floriana Jodice, quella che divenne poi sua moglie e da cui ebbe una figlia: Silvia Nel 1946 si stabilì definitivamente a Roma, qui conobbe e lavorò con personaggi come Marchesi, Metz, Fellini, Mosca, Steno. Facevano i ritratti, le caricature per gli americani. Erano i ragazzi del Bertoldo e del Marc’Aurelio, i giornali di satira di quei tempi. Così la sua carriera iniziata a Firenze, continuò nella capitale. Qui, oltre a continuare a collaborare con Il Vittorioso, proseguì la realizzazione del Diario Vitt per la casa editrice A.V.E. Dal 57 al 67 lavorò al supplemento ragazzi de Il Giorno, ed è qui che il 28 marzo del 1957 nacque Cocco Bill. Per tutti gli anni settanta e fino al 1982, Jacovitti collaborò con Il Corriere dei Ragazzi e con il Corriere dei Piccoli. Nel 1973 lavorò per Linus, chiamato dall’allora direttore Oreste del Buono. Ma se ne andò presto perché, oltre alle proteste dei vari gruppi dell’estrema destra e sinistra che aveva preso in giro nella sua storia e che lo avevano minacciato di morte, in una vignetta, al posto della carta igienica, disegnò una copia della rivista che lo aveva assunto da pochi mesi. La vignetta fu censurata, Jac non amava le censure, e se ne andò. Ma qualcosa di simile era già successo quando scrisse ‘abbasso il Papa’ al bordo di una vignetta per una campagna elettorale della D.C. Aveva poi nascosto la frase sotto il nero, ma al momento di dare il colore, che allora si dava sul retro la scritta apparve in controluce. Non fece più la campagna elettorale. Era il 1948 ed erano schierati da una parte la Democrazia Cristiana, dall’altra il Fronte Democratico Popolare delle sinistre. Jacovitti lavorò per l’Europeo, fece vignette per Il Tempo, ma anche per il Male, Cuore e Tango. Illustrò il Pinocchio di Collodi, un personaggio molto amato da Jacovitti, tanto da illustrarlo tre volte. Due volte nelle illustrazioni a commento del racconto e una storia a fumetti. Gli fu proposto nel 1977 di realizzare ‘Il kamasultra’ con i testi di Marcello Marchesi. La cosa lo incuriosì e accettò. Ma fu costretto a lasciare il Diario Vitt, perché disegnare soggetti a tema erotico non era certo cosa che poteva far piacere alla casa editrice cattolica, ovviamente. E neanche alla moglie che lo sgridò moltissimo. Ma Jac continuò imperterrito e iniziò la sua collaborazione con Playmen. Realizzò poi negli anni 80 ‘il Kamasutra spaziale’. Lavorò molto nel campo della pubblicità. Ne ricordiamo alcune: i gelati Eldorado con Cocco Bill, la Facis con Pecor Bill, L’Olio Teodora con Zorry Kid, i salami Fiorucci, Il gatto Maramio, per i formaggini Mio. Il gioco dell’oca per l’Enel… Le sue ultime collaborazioni furono per Il Giornalino delle Edizioni Paoline. Fu insignito dell’onorificenza di Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana nel dicembre 1994 dal Presidente Oscar Luigi Scalfaro. Parlare dei personaggi di Jacovitti e’un compito arduo, sono tanti e tutti importanti. Ci sono i 3 P (Pippo Pertica e Palla) ai quali era affezionatissimo perche’gli ricordavano i suoi compagni di scuola e Pippo in particolare, con cui si identificava.
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Buon compleanno Woody Allen: un mito, una passione

Allan Stewart Konigsberg (vero nome di Woody Allen), nasce il 1° dicembre 1935 a New York nel quartiere di Flatbush, ed è diventato col tempo il maggiore esponente della comicità intellettuale ebraica new-yorkese. I suoi genitori, Martin e Nettie, erano ebrei americani mentre i nonni provenivano dall’Europa dell’est. Da un punto di vista familiare ed economico ebbe un’infanzia e un’adolescenza abbastanza tranquille, anche se, come ha dichiarato in qualche intervista, i rapporti tra i suoi genitori erano piuttosto litigiosi (è così che li rappresenta anche in Radio Days, uno dei suoi film più autobiografici sebbene non vi reciti personalmente). A soli quindici anni comincia a scrivere gag per le rubriche di gossip di alcuni quotidiani della città. I suoi insuccessi universitari (NY University e City College) lo spingono verso il mondo dello spettacolo: lavora come presentatore comico nei night club e contemporaneamente si guadagna da vivere scrivendo testi comici per programmi televisivi, prima di iniziare la carriera cinematografica come sceneggiatore e attore di commedie (Ciao Pussycat, 1965). L’esordio alla regia avviene nel 1969 con Prendi i soldi e scappa anche se nel 1966 aveva diretto alcune scene di Che fai, rubi?. Nello stesso anno si sposa per la seconda volta, con l’attrice Louise Lasser. In pochi anni realizza i film che gli danno fama mondiale, titoli ormai celeberrimi quali Il dittatore dello stato libero di Bananas (1971), Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso ma non avete mai osato chiedere (1972) e Amore e guerra (1975). Sono film di una comicità scatenata e fulminante. Nel 1977 la svolta. Io e Annie è sicuramente una pellicola ancora molto divertente, ma con in controluce un trattamento dei temi amaro e disincantato. Il film piace anche alla detestata “enclave” hollywoodiana, un mondo con cui Woody ha sempre avuto poco da spartire, che gli assegna quattro Oscar: miglior film, migliore regia, sceneggiatura e miglior attrice protagonista, quella Diane Keaton che da poco è la sua nuova compagna nella vita. Negli anni Ottanta Woody Allen, dopo il successo di Manhattan (1979), considerato da molti il suo capolavoro, e la sperimentazione linguistica di Zelig (1983), inizia progressivamente a concentrarsi dietro la macchina da presa e ad affidare il ruolo di protagonista a diversi alter ego che spalleggiano Mia Farrow, la nuova compagna del regista. I film più originali di questo periodo sono La rosa purpurea del Cairo (1985) e Radio Days (1987). Comincia così il cosiddetto periodo “crepuscolare” del regista americano, che risente fortemente dell’influenza della poetica bergmaniana, in cui si fanno sempre più ricorrenti i temi della morte e della religione (esorcizzati col filtro dell’ironia), e in cui si accentua l’ipocondria, automaticamente tematizzata nei suoi film. Nei primi anni Novanta, invece, Woody Allen comincia a superare l’opera autobiografica confezionando una serie di film che, almeno apparentemente, esulano dalle tematiche consuete; è il caso della citazione dell’espressionismo tedesco con Ombre e Nebbia (1991), dello pseudo-poliziesco Misterioso omicidio a Manhattan (1993), e di Pallottole su Broadway (1994), una commedia che dietro ai buffi retroscena del teatro degli anni Venti, si concentra sulla perdita dell’ispirazione poetica. In ogni caso, per il regista, è più che mai difficile distinguere vita e cinema, essendo l’uno la fedele traduzione in immagini dell’altra: nei suoi film si ritrovano i genitori ossessivi, che si auspicano per il figlio un futuro da farmacista o bancario, gli amori disastrati (tre matrimoni, il primo a 19 anni e l’ultimo “scandaloso” con la figlia adottiva, Soon-Yi Previn); senza contare le interminabili sedute di psicanalisi, individuali e di gruppo, la passione per la musica jazz e per il clarinetto, il continuo riferimento a New York (“Una mia isola. Lì mi sento sicuro. Ci sono i miei ristoranti, i miei cinema, il mio lavoro, i miei amici.”) e le citazione dei suoi grandi miti cinematografici, i fratelli Marx, Bergman, Fellini e Humphrey Bogart. Sicuramente il più europeo dei registi americani, il suo cinema potrebbe essere sintetizzato in poche parole: psicanalisi, sesso, New York, ebraismo e musica jazz (lui stesso si esibisce al clarinetto ogni lunedì sera al Michael’s Pub di New York). Soltanto pochi altri registi (Federico Fellini, Ingmar Bergman, Michelangelo Antonioni, tutti autori cari al nostro) hanno avuto lo stesso peso nella cultura “alta” della seconda metà del Novecento.
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Quattro artisti per vedere “la vita a colori”

Dall’8 al 16 dicembre il Centro giovanile Paolo VI di Barzanò ospita la XVIII edizione di Vita a colori. Il sottotitolo della mostra - I colori dell’arte come quelli della vita - è indicativo dei fini sociali dell’esposizione che vuole sottolineare i legami tra handicap e arte e raccogliere così fondi a favore dell’Associazione genitori e amici degli handicappati di Barzanò Onlus. L’associazione gestisce due centri socio-educativi: uno per adulti gravissimi a Barzanò e uno per bambini gravissimi a Robbiate. La mostra è un’occasione unica per osservare insieme quattro firme prestigiose della pittura contemporanea: Angelo Bartesaghi, Livio Cazzaniga, Giulio Picelli e Vanni Saltarelli. Quattro pittori con tecniche e stili diversi ma tutti uniti dalla voglia di raccontare la vita, le emozioni, la vicenda umana che lascia tracce di sè, attraverso il tempo e il susseguirsi delle generazioni. Per Picelli la memoria ha un ruolo primario: tutto ciò che l’artista trasfonde nell’opera non giunge dal suo occhio ma dalla sua coscienza. Figurative o aniconiche che siano non si tratta di immagini della realtà esterna ma di proiezioni da dentro, di visioni interiori. Picelli osserva e incasella: persone, oggetti, situazioni e relazioni. Bartesaghi, amante di una pittura serena, vagamente impressionista, privilegia i paesaggi ameni, le dolci nature morte, i luoghi lontani dal frastuono quotidiano: tracce di un chiarismo di base sono integrate a una successività di elementi materici resi evidenti da una stesura di impasti grumosi. Cazzaniga, una vita di oltre 50 anni di pittura, ha ottenuto numerosi riconoscimenti dalla critica più qualificata. Nelle sue opere protagonista è il paesaggio che diventa talvolta informale, talvolta una delicata linea di pastello, talvolta un’esplosione di colori. Ma con uno stile sempre riconoscibile. Saltarelli, pittore legato alla figura umana con particolare attenzione per la materia, si caratterizza per l’elaborazione di una figurazione personale che privilegia l’immagine dinamica, costantemente in tensione dialettica tra la coscienza della fragilità della nostra dimensione umana e i vincoli di una gravità espressionisticamente stravolta. XVIII EDIZIONE VITA A COLORI “I colori dell’arte come quelli della vita” 8-16 dicembre 2007 Centro Giovanile Paolo VI, via Papa Giovanni, Barzanò (LC)
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Cos’è la Sindrome di Cornelia de Lange (CDLS)

E’ una sindrome malformativa riconosciuta per la prima volta nel 1933 da una pediatra olandese (Cornelia de Lange), la cui incidenza è stimata pari a 1 nuovo caso ogni 10-20mila nati (circa 50 nuovi nati all’anno in Italia). Le caratteristiche principali di un soggetto affetto sono costituite da basso peso alla nascita (inferiore a 2,500 kg.), scarsa crescita post-natale in peso e altezza, ridotte dimensioni della testa, gravi alterazioni malformative a carico degli arti. L’acquisizione delle comuni tappe di sviluppo di ogni bambino è ritardata, così come ritardato in modo variabile è lo sviluppo intellettivo. L’area della comunicazione verbale (linguaggio) è la sfera più compromessa; le capacità di comprensione dei soggetti affetti superano notevolmente le loro possibilità di espressione verbale. L’Associazione Cornelia de Lange è una onlus nata nel 1997 su iniziativa di un gruppo di genitori di bambini affetti dalla sindrome. Dal 2001 è Membro della Federazione mondiale delle Associazioni Cornelia de Lange, partecipa alla Consulta nazionale delle Malattie Rare del Ministero della Sanità ed è presente nell’elenco delle associazioni registrate presso Telethon.
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St. Andrews dedica un concerto gospel ai bimbi affetti dalla Sindrome Cornelia de Lange

Monza, 1 dicembre. Si chiama Sindrome Cornelia de Lange, è una malattia genetica rara, capace di cambiare la vita di intere famiglie. St. Andrews Health Club di Monza dedica proprio a loro, alle centinaia di famiglie italiane di persone affette da questa grave malattia, un momento d’allegria e allo stesso tempo pieno di calore e intensità. Sabato 1 Dicembre, alle ore 18, in via Sant’Andrea 23, a Monza, il Coro Enseble vocale ambrosiano composto di più di 30 elementi, si esibirà in un coinvolgente concerto gospel a cui seguirà uno spumeggiante aperitivo. Un preludio alla magica atmosfera di Natale per sostenere un progetto importante. St. Andrews, infatti, devolverà interamente il ricavato dell’evento all’Associazione Nazionale di Volontariato Sindrome Cornelia de Lange, onlus che dal 1997 si propone di garantire alle famiglie colpite assistenza, aiuto e tutela delle persone affette. L’associazione, la cui attività è quasi esclusivamente fondata sul lavoro volontario di genitori e amici coadiuvato da personale tecnico a supporto, si occupa della divulgazione delle problematiche e delle informazioni esistenti sulla sindrome, malattia ad oggi poco conosciuta, di farsi promotrice di leggi atte a migliorare le condizioni di vita dei malati, di incoraggiare e favorire la preparazione di personale specializzato nell’ambito della ricerca, della cura, dell’assistenza medica e della riabilitazione. St. Andrews Health Club, con questa iniziativa, vuole sostenere il progetto Dopo di Noi, che si propone la realizzazione di Case Famiglia per garantire continuità di assistenza ai malati in luoghi esclusivamente a loro dedicati, anche in assenza o dopo la mancanza della famiglia d’origine. “Il nostro centro dispone di ampi spazi che ben si prestano a diverse iniziative ed eventi”, commenta Igor Randon, socio di St. Andrews Health Club, un innovativo centro fitness and wellness alle porte del Parco di Monza, nel quale da più di due anni sono in corso importanti ed accurate operazioni d’ampliamento degli spazi al fine di renderli ancora più esclusivi e confortevoli. “Mi è sembrato logico e doveroso - continua Randon - mettere a disposizione il nostro centro per un’iniziativa importante come questa, certo di raccogliere l’entusiastico consenso del nostro personale e di chi parteciperà all’evento. Tali manifestazioni, hanno il fine di avvicinare il mondo dello sport a quello di persone, come in questo caso, meno fortunate, unendo in un unico momento svago ed aiuto concreto verso chi ne ha bisogno. Per il futuro, ci proponiamo di sostenere altri progetti, sicuri di ricevere il caloroso consenso di tutti i partecipanti. St. Andrews inoltre, è a norma di legge in questo settore, poichè ha escluso tutte le barriere architettoniche a favore dei “diversamente abili”. Il centro infine, per tutto il mese di dicembre, continuerà il suo appoggio all’Associazione, devolvendo 15 euro per ogni persona che acquisterà un abbonamento. L’evento del primo dicembre, è aperto a tutti quelli che vorranno trascorrere un momento unico ed emozionante, con la consapevolezza di poter contribuire a sostenere una così alta e nobile iniziativa benefica. Info: cecilia_casati@virgilio.it” cecilia_casati@virgilio.it
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Onlus Associazione Nazionale di Volontariato Sindrome Cornelia de Lange

Gentile Sig.ra Pinton, spero che possiate trovare uno spazio per segnalare questa iniziativa benefica volta a sostenere i malati di una grave sindrome malformativa. Purtroppo, non essendo molto conosciuta, gode di scarsa considerazione da parte dell’opinione pubblica. In Italia ci sono tantissimi casi di famiglie devastate da questa malattia che non si dichiarano, per vergogna, o semplicemente per scarsa informazione. St. Andrews di Monza, una palestra (sembra una contraddizzione in termini) ha deciso di aiutare l’associazione che si prende cura delle persone affette: la Onlus Associazione Nazionale di Volontariato Sindrome Cornelia de Lange. Una cara amica del titolare della palestra ha subito la sorte di avere un bambino affetto, e forse solo quando le cose ci toccano da vicino se ne prende coscienza. Saremmo molto felici se anche voi poteste intervenire all’evento. Sono a vostra disposizione per qualunque informazione in merito. Cordialmente, Cecilia Casati 338 3935850
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Villa Reale di Monza: comuni, regione e privato in campo con la Fondazione

“Uno strumento valido per superare l’immobilismo nel restauro della villa causato soprattutto dal disinteressamento dello Stato romano”. Così Massimo Zanello, assessore alle Culture, identità e autonomie della Regione Lombardia, commenta la firma dell’accordo per la Fondazione Villa Reale di Monza. Il nuovo ente si occuperà della gestione della splendida dimora nobiliare e dell’immenso parco. Compito della Fondazione sarà infatti quello di garantire la conservazione, il recupero e la valorizzazione del complesso della Villa, assicurandone la fruizione pubblica ma anche “sviluppandone i valori immobiliari e culturali”. “Questa Fondazione avrà il compito di portare a termine il cammino di riqualificazione e di rilancio della villa - sottolinea Zanello - Quello che bisogna ricordare è che davanti a tutti resta l’interesse pubblico della struttura che, oggi, non può essere consegnata ai lombardi, ai monzesi e alle migliaia di visitatori interessati a goderne le bellezze. La colpa di questi ritardi va ascritta in primis a Roma che, a differenza di quanto fatto per la Venaria reale, non ha messo una lira per Monza. Se lo Stato darà quanto dato al Piemonte, Regione Lombardia è già pronta a fare la propria parte”. L’intera operazione si svilupperà su 41.106 mq e avrà un costo di circa 100 milioni di euro. Gli spazi della villa saranno destinati a ospitare attività espositive (Museo della Villa, mostre ed esposizioni temporanee) ma anche eventi, incontri e ricevimenti, attività istituzionali e di  rappresentanza di Regione Lombardia e comune di Monza. Ci sarà anche spazio per un ristorante e un centro  benessere. L’operazione, realizzata in Project financing, sarà gestita dalla Fondazione, Infrastrutture Lombarde e un concessionario che garantirà la copertura finanziaria dell’intervento. “L’accordo appena firmato – chiosa l’assessore Zanello – rappresenta non solo un esempio di concreta sinergia tra gli enti territoriali ma servirà anche a sprigionare le enormi potenzialità finora inespresse della Villa Reale e dei suoi giardini”.
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Wednesday, November 28, 2007

LifeGate Cafè, anima del mondo eco-culturale

Dal 2004 LifeGate Cafè di via della Commenda è il centro di aggregazione milanese che porta in tavola i valori di LifeGate, piattaforma per il mondo eco-culturale nata per diffondere coscienza ecologica e promuovere uno stile di vita etico, eco-sostenibile ed equo-solidale, attraverso un network di comunicazione multimediale (LifeGate Radio, portale www.lifegate.it, LifeGate Magazine) e progetti concreti in campo ambientale (www.impattozero.it www.lifegate.it/energy). Qualità della vita, alimentazione biologica, rispetto dell’ambiente sono i tratti distintivi dell’offerta di LifeGate Cafè, che, oltre a proporsi come luogo d’intrattenimento, si fa anche promotore di iniziative culturali in linea con i principi ispiratori di LifeGate. Vecchi tavoli e sedie vintage, boiserie laccata grigia, soffitto in sughero per un’insonorizzazione tutta naturale. Alle pareti la collezione dei magazine LifeGate e le locandine che presentano le attività, oltre ai menu, scritti su lavagne giganti. L’atmosfera è informale e familiare e la disposizione interna è curata con passione e gusto. I prodotti sono di agricoltura biologica e del mercato equo-solidale per un’alimentazione sana, invitante e naturale. Dalle centrifughe di frutta e verdura, alle torte e ai toast vegetariani, per arrivare alla classica pizza con forno a legna e a base di farine di farro e kamut. E, per chi lo gradisce, grigliate di carne o pesce.
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