Veduggio con Colzano 11 novembre Prosegue a ritmo serrato la Stagione musicale 2007 intitolata I capolavori della polifonia sacra: proposte musicali integrate su più aree lombarde”, dell’Associazione Coro Città di Como, che terrà il dodicesimo concerto della rassegna nella chiesa di San Martino Vescovo a Veduggio, domenica prossima, alle 21, con ingresso libero. Agli appassionati sarà offerta l’occasione di ascoltare dal vivo alcune delle partiture più affascinanti di musica sacra di W.A. Mozart (Te Deum Laudamus KV 141 - Graduale “Sancta Maria” K 273 per coro e orchestra - Messa dell’Incoronazione in Do Magg. K 317 per soli, coro e orchestra), per festeggiare il 50° anniversario di sacerdozio di don Naborre Nava, parroco di Veduggio, in concomitanza con la festa patronale. Gli interpreti saranno: Maria Blasi, soprano – Elsa Waage, contralto – Paolo Sala, tenore – Giorgio Valerio, basso - il Coro Città di Como con 35 elementi, l’Orchestra lirico sinfonica della provincia di Lecco con 25 element), diretti dal maestro Mario Moretti, storico direttore del Coro Città di Como. Nutritissimo il programma dei prossimi concerti della Stagione musicale 2007 del Coro Città di Como. Info: www.corocittadicomo.org Introduzione alla partitura principale che sarà eseguita: Messa dell’Incoronazione in Do magg. K 317 per soli, coro e orchestra. La Messa dell’incoronazione (K.317) fu eseguita il 23 marzo 1779 nel santuario di Maria Plain: Mozart aveva solo 23 anni. La struttura è quella della messa “breve”: (il Christe eleison − seconda invocazione del Kyrie − occupa, per esempio, soltanto cinque battute) e si svolge quasi interamente nella gloriosa tonalità di Do maggiore (da Mozart usata anche in altre otto messe), salvo qualche breve escursione al tono minore nell’incarnatus e nel crucifixus). Unica vera modulazione è il Fa maggiore dell’Agnus Dei per soprano solo che alla ripresa del coro modula di nuovo alla tonalità originaria. La Messa dell’Incoronazione, unitamente alla stupenda ma incompiuta Messa Grande in Do minore K. 427 e al parimenti incompiuto Requiem in Re minore K 626, ha il primato delle esecuzioni e dell’apprezzamento, anche se non s’è del tutto chiusa la vecchia discussione non tanto sul valore intrinseco di queste e di altre composizioni “religiose” di Mozart (I Vesperi K.339, l’Exultate, jubilate K. 165 l’Ave Verum K.618, il Dixit Dominus e il Magnificat K.193), ma sulla loro idoneità ad entrare nel catalogo della musica sacra se non addirittura in quello più vasto della musica religiosa. D’altra parte, l’intera produzione (religiosa, strumentale e operistica) di Mozart è di un tale livello (splendore della forma, chiarezza e immediatezza dell’espressione) che si manifesta a tutti senza neppure il filtro del supremo magistero della costruzione bachiana o attraverso il faticoso tentativo beethoveniano di liberarsi dagli schemi usuali: un’azione senza sforzo, quella di Mozart, rigore senza rigidezza, varietà senza dispersione, leggerezza senza fatuità, compunzione senza musoneria, devozione senza santimonia, tanto che filosofi (Kierkegaard) e teologi (il protestante Karl Barth e il cattolico Ursus von Balthazar), parlano addirittura di una speciale assistenza divina, rifulgente non solo nei brani religiosi, ma anche nell’Idomeneo e nel Don Giovanni. È difficile, infatti, comunicare la gioia: San Paolo può esortarci a viverla, Schiller e Beethoven nella Nona sinfonia esaltano, con un entusiasmo generoso ma un po’ sovraeccitato, i suoi incantesimi. Mozart, questa gioia, ce la fa sentire come qualcosa di possibile e di reale, un’energia liberatrice che s’impossessa di noi già dopo poche battute, soprattutto in questa partitura. Arianna Pinton