Il sentiero più facile per arrivare a Dio è la bellezza
Sarà inaugurato ufficialmente sabato dal Cardinale Dionigi Tettamanzi il nuovo museo ”Carlo Gaiani” del Duomo. In esposizione oggetti preziosi dal 1300 ai giorni nostri. «Il sentiero più facile per arrivare a Dio è la bellezza». Così Monsignor Leopoldo Gariboldi ha introdotto il significato della nuova sezione del Museo del Duomo di Monza che sarà ufficialmente inaugurato sabato 10 novembre alle 16 dal Cardinale Dionigi Tettamanzi. Accanto al Museo “Serpero” che custodisce i tesori medievali dalle origini al 1300, il nuovo museo “Carlo Gaiani” espone oggetti preziosi dal 1300 ai giorni nostri. A firmare la nuova struttura, realizzata proprio sotto l’antica Cattedrale voluta da Teodelinda Regina dei Longobardi, è l’architetto Cini Boeri con l’apporto, per l’immagine coordinata di Pierluigi Cerri e di due “maghi” dell’illuminotecnica come Serena e Francesco Iannone. Il nuovo Museo, accessibile dall’esterno, è articolato su due livelli modellati al loro interno interpretando il desiderio della committenza di poter contare su una struttura più flessibile e polivalente che, oltre alle collezioni permanenti, potesse ospitare anche mostre temporanee, eventi musicali, conferenze e incontri. L’opera è stata realizzata grazie all’impegno di mecenati locali come l’ingegner Franco Gaiani e la moglie Titti Giandoldati che in quasi vent’anni hanno creato la nuova casa per i tesori del Duomo accumulati in 1.500 anni di Storia della Cattedrale di Monza. Il percorso del nuovo Museo, tra i più importanti al mondo nel suo settore, inizia dalla Cattedrale, esattamente dalla cappella nella quale è custodita la Corona Ferrea con cui furono incoronati imperatori e re, da Barbarossa e Napoleone Bonaparte. La nuova area espositiva è di complessivi 1400 metri quadrati. Il percorso è stato ripartito in quattro grandi sezioni. Mantenuto l’asse cronologico, il patrimonio è stato aggregato secondo “temi forti” che aiutano a legare gli oggetti tra loro: la prima sezione è dedicata all’età dei Visconti; la seconda sezione va dal dominio degli Sforza alla metà del Cinquecento, la terza sezione è dedicata all’età dei Borromeo, dei Durini, degli Asburgo e quindi al fiorire della decorazione barocca e tardobarocca. L’ultima sezione raccoglie memorie dalla dominazione Asburgica ai giorni nostri. Tra le opere di artisti contemporanei spiccano la Crocifissione di Lucio Fontana e il Cristo Risorto di Luciano Minguzzi. Colpisce l’attenzione poi il rosone della facciata del Duomo. I sedici antelli in vetri colorati, realizzati nel 1400 con finiture a grisaille e a velature, che componevano la corolla esterna del grande rosone situato al centro della facciata di Matteo da Campione, sono stati ricomposti su una parete del Museo. E da lì ripropongono tutta la loro sfavillante bellezza illuminati dall’interno. «E’ un’occasione rara inaugurare un nuovo museo soprattutto con un pregio storico di così alto livello». Così l’assessore regionale alla Cultura, Massimo Zanello, ha voluto sottolineare l’importanza di questa nuova struttura. «Con questo intervento - ha proseguito Zanello - si fa di Monza una capitale culturale del paese. Il Museo nasce, in pieno stile brianzolo, dalla volontà di un mecenate che ha voluto finanziare un’opera di così alto pregio. Un lavoro iniziale su cui la Regione Lombardia sta pensando ad una serie di interventi specifici nei prossimi mesi che saranno illustrati a tempo debito». L’architetto Cini Boeri ha invece evidenziato il lavoro lungo durato molti anni. «Un settore che non conoscevo quello dell’arte sacra e dei suoi simboli - ha precisato l’architetto milanese - ma la mia curiosità fu attratta da questo tesoro restandone incantata. Per questo ho studiato gli spazi espositivi in modo tale da valorizzare le opere. Ho voluto che fossero loro stesse a presentarsi». Il musone apogeo ha richiesto un lavoro determinante sull’illuminazione delle sale. «Era necessario - ha sostenuto Franceso Iannone - trovare un equilibrio tra la luce esterna, dai lucernari, e quella interna utile ad illuminare le opere. Per questo, in anteprima mondiale, abbiamo utilizzato una soluzione tecnica innovativa uscita dai laboratori Osram e applicata per la prima volta qui: una luce solida, led di ultima generazione da 20 watt che emettono una luce speciale dallo spettro pensato proprio su misura per la Corona Ferrea». E’ toccato invece a monsignor Leopoldo Gariboldi ricordare gli anni novanta quando il progetto del Museo cominciò a prendere forma. «Oggi - ha sottolineato l’ex Arciprete di Monza, da poco in pensione, e che ha voluto e creduto nel Museo - questo spazio, con il suo tesoro non vuole rappresentare il deposito di oggetti preziosi che richiamano la curiosità dei turisti, ma l’aula silenziosa dove si svolge una lezione che, mettendo in dialogo la storia e l’arte, dica che la bellezza è una buona via per giungere a Dio». Simona Elli Info: tel. 039-326383, fax 039-2300349, info@museoduomomonza.it.
Posted by in 14:14:09