Friday, January 25, 2008

Vita di Galileo di Bertolt Brecht a Ceriano Laghetto

Sabato 26 gennaio. Alle ore 21 di domani, al Centro civico di via Carso a Dal Pozzo, è in calendario uno spettacolo di teatro e danza tratto dalla Vita di Galileo di Bertolt Brecht. REGIA E COREOGRAFIE: Giovanna Tauro TRADUTTORE: Emilio Castellani IN SCENA: Maurizio Maggio (GALILEO GALILEI) Mary Abbasciano (ANDREA SARTI) Luca Tacconi (PROCURATORE PRIULI, FILOSOFO) Giuliana Rubbia (SIG.RA SARTI, MATEMATICO) Stefano Saccani (LUDOVICO, INQUISITORE) Giovanna Tauro (VIRGINIA, popolo) Angelo Bottani (PAPA, DOGE) Marco Cavalli (SAGREDO) Catello Conte(FEDERAZIONI) Barbara Bernasconi (popolo) Elisa Lovato (popolo) ASSISTENTE COSTUMI/SCENOGRAFIA: Gabriella Biancardi INGRESSO GRATUITO 
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Duomo di Monza: sarà restaurata la Cappella di Teodelinda

Sarà restaurata la preziosa Cappella di Teodelinda del Duomo di Monza. Il progetto è stato presentato ieri, nella cattedrale monzese, da Dario Cimorelli, presidente della Fondazione Gaiani, che gestisce il Museo del Duomo, da poco riaperto dopo un lungo lavoro di riqualificazione. Oltre alla Fondazione, partecipano al progetto il World Monument Found of Europe, la Fondazione Cariplo, la Fondazione Marignoli e la Osram come sponsor tecnico. Gli affreschi della cappella, che custodisce anche il sarcofago con le spoglie della Regina e la Corona Ferrea, realizzati dalla famiglia dei pittori Zavattari, coprono una superficie di circa 500 metri quadrati e raffigurano il cosiddetto ‘Ciclo di Teodelinda: 45 scene disposte su cinque fasce sovrapposte che raccontano la vita della regina e la conversione al cristianesimo del suo popolo. Tra i quadri più famosi quelli che descrivono le scene nuziali del matrimonio con Agilulfo. Il restauro, che costerà 2 milioni e 600 mila euro, inizierà dopo che un’apposita commissione, con la partecipazione della Sovrintendenza ai beni culturali, avrà esaminato la situazione degli affreschi e deciso a chi affidare i lavori e che tecniche utilizzare. L’esame della cappella aveva già evidenziato, negli anni ‘90, la necessità di un risanamento delle pitture che presentano tracce di inquinamento e infiltrazioni di umidità: ma i tempi dell’intervento sono stati accelerati dopo che, due anni fa, un’ispezione del carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale aveva messo in luce la creazione di bolle di umidità con il pericolo di ’sfarinamento’ dei dipinti. I lavori avranno una durata prevista di tre anni.
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Tuesday, January 22, 2008

Quattro campi, sei storie: Vimercate ricorda la Giornata della memoria

Vimercate, 24 gennaio. Con una mostra in Biblioteca sui campi dello sterminio nazista. L’amministrazione comunale ricorda la Giornata delle memoria, per riflettere e non dimenticare l’immane tragedia dell’Olocausto. La galleria della biblioteca civica, in piazza Unità d’Italia, ospita la mostra Quattro campi, sei storie dedicata ai campi di sterminio nazisti di Mauthausen, Gusen, Ebensee e Melk. L’esposizione, curata dall’associazione Roberto Camerani, è organizzata in collaborazione con la biblioteca, rimarrà aperta da giovedì 24 gennaio e potrà essere visitata fino al 4 febbraio, negli orari di apertura della Biblioteca. Sabato 26 gennaio, alle 18.15, è in programma un incontro di presentazione della mostra, con la lettura di Decreto notte e nebbia: brani da primo Levi e Anna Frank, di Marta Comerio e Tommaso Banfi. L’ingresso, alla mostra e agli incontri, è libero. Per ulteriori informazioni, telefonare in biblioteca allo 039-6659281-282.
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Vigneto San Vito per l’arte

In occasione di Art First 2008, il Vigneto San Vito di Federico Orsi conferma la propria passione per l’arte grazie a una partnership con lo spazio Visionnaire – Ipe Cavalli. Si brinderà alla mostra Fotoartisti d’Italia 1967-2007, in programma dal 24 gennaio al 2 febbraio nello showroom di via Farini 13 a Bologna. Due le passioni di Federico Orsi, giovane proprietario, assieme alla moglie Carola, di Vigneto San Vito: l’amore per il vino di qualità e l’ammirazione per l’arte. Piacere e cultura, dunque, gusto e bellezza, sapori e saperi che, da passione privata, si traducono nella filosofia aziendale del dinamico Vigneto, risultato dell’entusiasmo del giovane personale da un lato e del rispetto della tradizione della zona di produzione dall’altro. Le vigne di San Vito si adagiano sui dolci pendii dei Colli Bolognesi, area di origine di vini doc che, benché caratterizzati da altissime potenzialità, non risulta essere particolarmente conosciuta a livello internazionale. Da qui parte la scommessa di Federico e Carola: trasformare una passione in realtà di produzione, valorizzare la tipicità rendendo alla terra il suo vino autoctono, ricercare una qualità che permetta a un prodotto antico e apprezzato in loco di varcare i confini regionali e nazionali. Tutto ciò donando nuova linfa ad una storica tenuta conosciuta già dagli anni Sessanta. Oggi, dopo soli due anni di attività, i due giovani ispiratori del nuovo corso di Vigneto San Vito (www.vignetosanvito.it) possono dirsi felici del percorso intrapreso: la produzione è particolarmente ricca e articolata, la spinta all’innovazione si è tradotta nella proficua sperimentazione di metodi di coltivazione, i vini che ne risultano sono conosciuti a livello internazionale, dagli Stati Uniti al Giappone. Un’attenzione al prodotto che, nel corso del tempo, ha cominciato a trasferirsi anche al suo contenitore, permettendo finalmente a Federico e a Carola di conciliare anche concretamente le due passioni che li animano. La contaminazione tra vista e gusto ha già avuto un primo risultato nella splendida etichetta realizzata in esclusiva da Tatsunori Kano per la vendemmia 2006 del prodotto principe del territorio bolognese, il Pignoletto Superiore. Prodotto in tiratura limitata e simbolicamente affidato ad un artista giapponese proprio in omaggio alla volontà di internazionalizzazione dell’azienda, quest’ultimo si distingue non solo per l’esclusivo e raffinato packaging, ma anche per la particolare scelta dell’uvaggio. Questo stesso intreccio tra bellezza e piacere del palato continuerà anche in occasione della mostra Fotoartisti d’Italia 1967-2007, durante la quale Vigneto San Vito, partner di Visionnaire, disporrà di un taste-corner all’interno del suggestivo show room, dedicato alla degustazione.
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La Chiesa di Santa Maria in Strada a Monza

La chiesa di Santa Maria in Strada prende il nome dalla contrada ‘di Strada’, a sud dell’antico borgo, attraversata dalla via principale che conduce a Milano. Sul luogo dove sorge esisteva un insediamento dei terziari francescani, detti ‘della Penitenza’, la cui presenza è segnalata a Monza, sin dagli anni immediatamente seguenti alla metà del sec. XIII, presso la chiesa di San Pietro, oggi scomparsa. Un secolo dopo i terziari accrebbero i loro possedimenti in Monza. Fra questi, un edificio civile adibito a oratorio in ‘contrada Strate’. La notizia della nascita dell’oratorio si desume da un documento del 3 ottobre 1348, da cui risulta che Matteo da Blancano, rettore della chiesa di San Pietro in Cornaredo di Milano, per incarico dell’arcivescovo di Milano Giovanni Visconti, consente ai frati della Penitenza di convertire in oratorio l’edificio in questione, consacrandolo a Dio e alla Beata Vergine Maria. Un’indulgenza concessa nel 1356 a Santa Maria in Strada sembrerebbe dimostrare che in quell’anno la chiesa fosse già aperta al culto, anche se un manoscritto del cronista monzese Bonincontro Morigia fa coincidere la costruzione del tempio con un’attività edilizia nel castello, durante il 1357. Nel 1368 la chiesa è certamente costruita e accanto ad essa esisteva un piccolo convento, come dimostra il lascito testamentario di un certo Grasso Gafoiro. Nel 1393 i religiosi che vi svolgevano vita comunitaria chiesero di entrare nell’ordine degli Agostiniani Eremitani di San Marco in Milano. Sino a questa data la chiesa di Santa Maria in Strada restò un edificio ad aula unica, a pianta rettangolare, concluso a oriente da un’abside piatta, con copertura a capriate a vista. L’ingresso dei frati della Penitenza nell’ordine Agostiniano coincise con una nuova fase nella storia edilizia dell’edificio, che vide l’ampliamento della chiesa con l’aggiunta del coro, la costruzione della sacrestia e della torre campanaria, l’estensione del monastero. Nel 1421 i lavori erano già ultimati.   A seguito delle disposizioni dell’arcivescovo Carlo Borromeo sulla riorganizzazione degli spazi interni e sull’adeguamento degli arredi delle chiese alla Controriforma tridentina, dopo quasi due secoli, nel 1610 si provvide alla costruzione della volta a botte, che nascose le capriate a vista della copertura originale e comportò la chiusura delle monofore slanciate e archiacute verso il vicolo Ambrogiolo, a settentrione, e la riduzione della finestra del coro. Agli inizi del XVIII secolo si apportarono alcune modifiche agli altari e nel 1756 un intervento radicale diretto dall’architetto Giovanni Battista Riccardi modificò ulteriormente l’interno della chiesa. Fu realizzato il cornicione aggettante alla base della volta, la parete fu scandita da lesene in stucco, si riformarono gli altari, si aprirono le cappelle, si realizzò la decorazione a stucco dell’arco trionfale e dell’arco verso il coro, si ricostruì l’altare Maggiore in marmi e bronzi dorati, in sostituzione dell’altare in legno intagliato degli inizi del secolo. Nello stesso periodo fu rivestita a stucco la volta slanciata quattrocentesca del presbiterio.   Nel 1798 la Confraternita dei padri Agostiniani di Monza fu soppressa con un provvedimento della Repubblica Cisalpina e il tempio, dopo un breve periodo di chiusura, fu affidato al Duomo, divenendo chiesa distrettuale. Il convento fu venduto, destinato ad abitazioni fino al 1862, quando fu trasformato in scuola materna, conservando sino ad oggi la destinazione scolastica. Nel 1870, l’architetto Carlo Maciachini ricevette l’incarico di intraprendere il restauro della facciata e del campanile.   La facciata, per quanto rechi notevoli segni dell’intervento arbitrario del restauro ottocentesco, consente di riconoscere l’impianto originale e di apprezzare il ricco apparato decorativo a motivi geometrizzanti. Il prospetto a capanna è caratterizzato dalla scansione in fasce orizzontali separate da cornici aggettanti. Sopra un alto basamento in cotto, riquadrato da zoccolo e contrafforti in lastre di pietra e interamente profilato da una sottile cornice marmorea, si imposta la parte superiore, suddivisa in tre fasce ornate con un fitto ricamo in terracotta.   Il portale conserva la ghiera antica dell’arco in cotto, mentre le spalle e l’architrave in marmo scolpito a riquadri sono frutto del rifacimento ottocentesco. La fascia superiore è scandita da finte edicolette fiorite e cuspidate, che in parte conservano tracce di affreschi tardo-trecenteschi mentre le tre centrali sono aperte e danno luce alla navata. La decorazione in terracotta si fa più ricca nel registro soprastante, contraddistinto dal rosone centrale affiancato da due bifore archiacute, chiusi in cornici quadrate, a lacunari di svariato disegno. Piccoli cerchi ricamati sono inscritti negli angoli delle incorniciature, mentre la ruota del rosone è stretta da modanature concentriche lisce, tortili, vegetali e geometriche.   Nella parte sommitale, a vento, la decorazione si alleggerisce, con la nicchia che ripara la statua della Madonna con Bambino affiancata da due oculi semplici, e con una ricca fascia sfrangiata di archetti pensili, che sottolinea il forte aggetto del coronamento. La torre campanaria in origine era tozza, terminando all’altezza della cella: il coronamento con bifore, archetti pensili e cuspide svettante è un’invenzione del Maciachini.   La fronte di Santa Maria in Strada mostra strette analogie con quelle della chiesa madre dell’ordine a Milano, il San Marco, che risale al tempo in cui la confraternita dei frati della Penitenza monzesi viene incorporata nel monastero degli Agostiniani milanesi, e che è opera del maestro Menclozzo.   La facciata rivela precisi legami con una corrente architettonica debitrice della cultura toscana di Giovanni di Balduccio, ma con caratteri schiettamente lombardi, di matrice campionese; nella ricerca rigorosa della simmetria e nell’esuberanza dell’apparato decorativo si avvertono forti analogie con l’esempio assai prossimo del Duomo di Monza, la cui fronte viene completata negli stessi anni dal maestro Campionese Matteo.   La statua della Madonna, di altezza quasi naturale, vestita di un abito lungo e stretto in vita da una cintura, con ricco panneggio a canne e con un velo fermato sul capo da una corona gemmata, si presenta come “Vergine Regina”. Con la destra regge il globo crucigero, mentre con la sinistra sostiene il Bambino, in piedi e nudo. La figura della Madonna, leggermente incurvata verso destra, deriva da modelli d’Oltralpe, francesi e germanici, mentre l’ovale perfetto del viso, vagamente inespressivo, la bocca piccola, la fronte ampia e leggermente bombata, la ricca corona gigliata, rimandano ai modelli zavattariani della Cappella di Teodolinda ne e a un epoca non anteriore ai primi del XV secolo.   L’interno della chiesa si articola in tre corpi: un’ampia aula rettangolare, il vano quadrato del presbiterio e il coro profondo di pianta semiottagonale. Degno di nota è il primo altare a destra, con la pala del Trasporto dell’icona della Madonna del Buon Consiglio, opera eseguita da Federico Ferrario poco dopo il 1756. La tela rappresenta l’episodio miracoloso del trasporto attraverso il mare di un’effigie della Vergine che si venera nel santuario agostiniano di Pesezzano, presso Palestrina, mentre il quadretto incastonato al centro della tela è una copia recente. A sinistra, il secondo altare conserva nell’ancona un Crocefisso e nel vano sotto la mensa una scultura in legno dipinto, raffigurante l’Incontro di Maria con il Figlio sulla via Dolorosa, entrambi risalenti al rinnovamento degli inizi del Settecento.   L’altare maggiore, in marmi, commesso di pietre dure e bronzi dorati, risale invece al secondo rinnovamento, del 1756: sostituisce un altare ligneo sul quale era esposta dagli inizi del Settecento la Madonna della cintola, in legno dorato e policroma, che sovrasta dal coro la mole del nuovo altare. Gli affreschi del presbiterio e del coro sono opera di Giambattista Gariboldi (1756-57): nella volta del presbiterio è raffigurata un’Assunzione della Vergine, in quella del Coro una Gloria di Sant’Agostino. La tela sulla parete destra del Coro raffigura il Martirio di S.Andrea, eseguito da Andrea Lanzani per l’altare Maggiore della chiesa di Sant’Andrea - oggi scomparsa - quando fu ceduta ai padri Agostiniani nel 1683.   Di notevole interesse è un affresco alla base della torre campanaria, che in origine costituiva una cappella aperta nella navata della chiesa e che intorno al 1610 fu trasformata in accesso per l’area conventuale. Il dipinto, sulla parete a destra dell’ingresso, rappresenta una Crocefissione, si può assegnare agli anni immediatamente successivi alla costruzione del campanile (1393) e costituisce una rara testimonianza della pittura lombarda trecentesca. Le figure massicce sono realizzate con una grafia gotica semplificata, che sopperisce alla mancanza di forza chiaroscurale dei colori, stesi uniformemente, con rare ombre e lumeggiature. Delicato e colto è invece il frammento di Annunciazione che sopravvive sulla parete di fronte all’ingresso.   Da via Santa Maddalena si può accedere a quanto rimane del complesso monastico trecentesco. Degni di nota sono il chiostro, di cui furono messi in luce i lati ovest, sud ed est, all’inizio degli anni Settanta, e l’edificio perpendicolare alla sacrestia, lungo il lato orientale del chiostro, in origine adibito a refettorio, con una serie di monofore archiacute che si aprono nella fronte verso il giardino della scuola. Dal vicolo Ambrogiolo si può accedere all’antica sacrestia, oggi adibita ad altri usi, attraverso un piccolo ambiente quadrato con soffitto in legno del XVI secolo, dipinto a cassettoni. Il locale della sacrestia è coperto da una volta su capitelli pensili, affrescata con il monogramma di San Bernardino entro sole radiato.
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RINNOVATA LA CONVENZIONE PER LA GESTIONE DELL’OASI DI BAGGERO NEI COMUNI DI MERONE, MONGUZZO, LURAGO D’ERBA E LAMBRUGO

L’8 gennaio il Consiglio d’amministrazione ha stipulato il rinnovo della convenzione con l’associazione Val, Volontari ambientalisti lombardi, con sede a Lurago d’Erba, per la gestione ordinaria dell’Oasi di Baggero. La convenzione ha validità un anno, per un valore complessivo di 6 mila euro. L’associazione, una onlus certificata dalla Regione Lombardia, ha sede a Lurago d’Erba, ha 40 associati ed è presente sul territorio dal 2003. Sulla scorta della convenzione, la Val si impegna ad aprire e chiudere quotidianamente gli accessi all’area secondo gli orari stabiliti - da novembre a gennaio, da lunedì a domenica, dalle 9 alle 17 e da febbraio a ottobre, dalle 9 alle 18, in settimana e dalle 9 alle 19, il sabato e la domenica - e durante le iniziative straordinarie organizzate dal consorzio. Durante l’arco della giornata, sarà presente il personale dell’Associazione volontari ambientalisti lombardi, che si occuperà di far rispettare all’interno dell’Oasi di Baggero le norme comportamentali. L’Associazione dovrà provvedere inoltre alla pulizia quotidiana, in modo particolare degli spazi utilizzati dai visitatori, alla pulizia e manutenzione del servizio igienico e alla cura degli animali che vivono nell’oasi. I volontari si occuperanno anche della gestione ordinaria della nuova area giochi e del sentiero Alta via dell’Oasi di Baggero, da poco realizzati dal consorzio. “Il Consiglio d’Amministrazione - ha dichiarato Emiliano Ronzoni, presidente del Parco Valle Lambro - ha valutato positivamente l’operato dell’associazione, apprezzandone la dedizione e professionalità. L’augurio è che questo positivo rapporto, possa portare a nuove forme di proficua collaborazione”. PARCO REGIONALE DELLA VALLE DEL LAMBRO, Triuggio (MI) - via Vittorio Veneto 19 - tel. 0362-970961-997.137
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ViviBrianza, rubrica de Il Cittadino di Monza e Brianza, spalanca le porte alla conoscenza dei luoghi sacri della nostra provincia

Il 2008 si è aperto con una novità. Dopo la pubblicazione di oltre 250 articoli su ville di delizia e dimore storiche, ViviBrianza ha inaugurato un nuovo filone: i luoghi di culto della nuova provincia di Monza e Brianza. L’intento resta identico: portare alla conoscenza dei lettori l’immenso patrimonio artistico, spesso sconosciuto, di cui è costellata la nostra amata terra. Per valorizzare e apprezzare bisogna soprattutto conoscere e riconoscere la bellezza e il valore dell’Arte. Arianna Pinton
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Monday, January 21, 2008

Il dono dei sensi di Franco Piavoli a Area Metropolis

FRANCO PIAVOLI, Il dono dei sensi. Rassegna e mostra fotografica fino al 25 marzo. E’ stata inaugurata la mostra fotografica che la Fondazione cineteca Italiana ha curato insieme al Centro coscienza di Milano. Sono esposte una cinquantina di fotografie scattate da Piavoli ragazzo nel 1951, 1952 e 1953, accostate a un’ampia scelta di fotogrammi tratti dai suoi film, rappresentativi del suo straordinario modo di comporre una sorta di racconto evolutivo della natura e dell’uomo come fenomeno naturale. Franco Piavoli è nato a Pozzolengo (Brescia) nel 1933. Dopo la laurea in legge si dedica all’insegnamento di Diritto in un istituto tecnico e contemporaneamente coltiva l’arte della pittura e della fotografia. Negli anni Sessanta gira alcuni cortometraggi, tutti premiati al Festival di Montecatini. Nel 1982 gira il suo primo lungometraggio, Il pianeta azzurro, che riceve numerosi riconoscimenti. Da quel momento si dedica esclusivamente al cinema e cura alcune regie teatrali. I suoi lungometraggi successivi sono Nostos. Il ritorno (1989), Voci nel tempo (1996), Al primo soffio di vento (2002). Nel 2004 gli è stato conferito dal Quirinale il premio De Sica. Quattro lungometraggi in vent’anni danno ragione della peculiarità del cinema di Franco Piavoli, regista, autore, maestro, poeta, e delle ragioni della mostra e della rassegna cinematografica che la Cineteca Italiana gli dedicherà nei mesi di gennaio, febbraio e marzo. Tutte le proiezioni sono a ingresso libero con Cinetessera. Calendario della rassegna: Lu. 11 feb. h 21.15 Ingresso libero con Cinetessera Voci nel tempo R., sc., fot., suono e mont:F. Piavoli. Aiuto regia:Neria Poli. Int.:gli abitanti di Castellaro. Italia, 1996, col., 86’. Ambientato in un piccolo paese del mantovano, Castellaro, situato nell’anfiteatro morenico del Garda, il film torna alle atmosfere del Pianeta azzurro, cioè all’osservazione della natura, dei suoi fenomeni, dello scorrere del tempo, con una presenza più accentuata dell’elemento umano: bambini, adulti e vecchi cui hanno dato corpo gli abitanti del paese, attori nel ruolo di se stessi. Lu. 25 feb. h 21.15 Ingresso libero con Cinetessera Affettuosa presenza R., sc., fot.:Franco Piavoli. Int.:Umberto Bellintani, Marino Bellintani, Alessandro Parronchi. Voce: Mario Artioli. Italia, 2004, col., 65’. La vita e le poesie di Umberto Bellintani sulla scia della corrispondenza epistolare intercorsa tra il poeta mantovano e lo scrittore fiorentino Alessandro Parronchi. Dalle lettere traspare la fraterna confidenza che univa i due amici e nel contempo il profondo sentimento dell’universo che ha ispirato i versi di un grande poeta. Lu. 10 mar. h 21.15 Ingresso libero con Cinetessera Al primo soffio di vento R., sc. e fot.:Franco Piavoli. Mont. e suono:Mario Piavoli. Scenog. e costumi:Neria Poli. Int.:Primo Gaburri, Mariella Fabbris, Ida Carnevali, Alessandra Agosti, Bianca Galeazzi, Lucky Ben Dele. Italia, 2002, col., 85’. In un afoso pomeriggio d’agosto, sui colli gardesani, alcuni lavoratori stagionali giunti soprattutto dall’Africa mietono il grano e fanno il fieno. I loro movimenti sono ritmati dal sole e dai rumori della natura. Antonio li osserva dal giardino della casa padronale, per poi rinchiudersi in biblioteca. Con lui tutti gli altri personaggi si isolano nelle loro situazioni-azioni, e tutti percepiscono la solitudine percorsa da una vaga inquietudine, resa più acuta dalle musiche malinconiche in sottofondo. Lu. 17 mar. h 21.15 Ingresso libero con Cinetessera Nostos - Il ritorno R., sc., fot., suono e mont.:F. Piavoli. Collaboraz. artistica: Neria Poli. Costumi e sculture:Ferruccio Bolognesi. Mus. originali: Luca Tessadrelli, Giuseppe Mazzucca. Int.:Luigi Mezzanotte, Giuseppe Marcoli, Alex Carozzo, Nicola Colella, Davide Forghieri, Alessandra Agosti, Ginevra Alighieri, Neria Poli. Italia, 1989, col., 87’. In un luogo e in un tempo fuori dalla storia, sospesa in una dimensione mitica, il viaggio irto di pericoli e prodigo di rivelazioni di Nostos, che, come Ulisse, prende il mare per far ritorno a casa. Franco Piavoli sarà presente in sala per un incontro con il pubblico. Info: Area Metropolis 2.0, via Oslavia 8, tel. 02-9189181
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Il rock è uno show

Seregno, 26 gennaio. Alle 20.30 di sabato andrà in scena sul palco del Cineteatro Santavaleria di via Wagner 85, Rock Show. Ad esibirsi tre gruppi: Volume, Quarto Stato e P.G. Rock. “Il binomio musica - giovani è molto importante per la nostra città – ha dichiarato l’assessore alle politiche giovanili Nicola Viganò – come dimostrano le numerose iniziative organizzate, da Note e Parole a Rocker House. Coinvolgere i giovani significa metterli nella condizione di riappropriarsi di se stessi e dei propri spazi, in un contesto capace di farsi punto di incontro e, al tempo stesso, di confronto”. Da Ligague ai Timoria, da Vasco ai Negrita, passando per gli U2: questo il repertorio dei Volume, rock band di Seregno. Cinque “pirati” che suonano insieme dal 2005 dopo diverse esperienze in numerosi gruppi musicali. La band è composta da Diego Tognacca, il “pirata Volume”, alla voce e chitarra acustica, alla batteria “Ross” Rosario De Santis, alla chitarra solista “Rena” Renato Milidoni, alla chitarra ritimica e cori “Joe” Simone Rodi e al basso “Flea” Roberto Straniero. I Volume, finalisti dell’ultima edizione di Note e Parole della Brianza, si esibiranno in un live molto vario e misto di rock, hard rock, blues, funky. Quarto Stato è una band attiva dal 1994 che suona rock e pop d’autore. I componenti del gruppo sono Carmine Castella, Marco Frigerio, Antonio Zappa, Patrizio Mirra e Peppo Gallocci. La serata sarà chiusa da P.G. Rock. Il gruppo è nato nel 1989 a Nova Milanese con il Nome di Pagine Gialle Rock, poi cambiato in P.G. Rock. Ha partecipato al controfestival di Sanremo nel 93 e 94, è stato gruppo spalla di Neffa, Tazenda, Banda Bassotti e nel 2004 e 2005 ha partecipato al Mantova Music Festival con Dario Vergassola. La band ha vinto il premio canzone d’autore Città di Saranno e ha partecipato a Scorribande, vincendo tre edizioni. I componenti del gruppo sono cinque: Gianni Cascelli (voce), Antonio Nurra (basso), Matteo Ortuso (chitarra), Michele Segreto (tastiera) e Giovanni Laudicina (batteria). La serata sarà presentata da Odette Zuccaroni. Ingresso libero fino ad esaurimento posti. Informazioni: tel. 0362-263449 info.giovani@seregno.info
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Tuesday, January 15, 2008

Susanna e i vecchioni, secondo l’Antico Testamento

Susanna era moglie dell’ebreo esiliato a Babilonia Ioakim, ed è sempre stata un soggetto iconografico raffigurato dagli artisti di tutti i tempi come emblema del trionfo della virtù femminile. La Bibbia racconta che la fanciulla, mentre paseggiava nel suo giardino in compagnia delle sue ancelle, in un giorno particolarmente caldo decise di fare un bagno. Ordinò quindi alle donne di rientrare nell’abitazione e portarle il necessario. Rimasta sola la donna fu assalita da due uomini, anziani giudici e amici del marito, che puntualmente la spiavano e tentarono di convincerla ad avere un rapporto con loro. La donna, non cedette alle seduzioni coatte degli uomini che per ripicca la accusarono di averla colta in flagrante adulterio con un giovinetto. Susanna fu immediatamente accusata di infedeltà coniugale dal tribunale e condannata alla lapidazione. Fervente religiosa, affidò a Dio le sue preghiere e la sua vita, il Quale ispirò l’intervento di Daniele nel processo che la vide protagonista. Il piccolo Daniele ebbe infatti l’intuizione di interrogare separatamente i due vecchi giudici, che caddero in contraddizione descrivendo erratamente la specie di pianta sotto la quale Susanna avrebbe consumato l’adulterio. Furono subito accusati e puniti con la lapidazione per la tentata violenza e la calunnia nei confronti della donna, il cui simbolo di castità coniugale in iconografia è rappresentato dalla perla.
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