Thursday, February 7, 2008

Anche Ceriano “s’illumina di meno”

Ceriano Laghetto, 15 febbraio.

Cinque minuti di black out simbolico e lampadine a risparmio energetico in omaggio a tutti gli alunni delle scuole al mattino, piazza buia per novanta minuti alla sera: così Ceriano Laghetto parteciperà venerdì prossimo, 15 febbraio all’iniziativa “M’illumino di meno”, Giornata per il risparmio energetico. . 

Giunta alla sua quarta edizione, l’iniziativa promossa dalla trasmissione radiofonica “Caterpillar” di Radio Due, con il patrocinio del Ministero per l’Ambiente nell’anniversario della firma del Protocollo di Kyoto sulla riduzione delle emissioni nocive in atmosfera, mira a creare simbolicamente 5 minuti di “silenzio energetico”. 

L’invito rivolto a tutti è quello di spegnere le luci e tutti i dispositivi elettrici non indispensabili il 15 febbraio 2008 dalle ore 18. Negli anni scorsi tale iniziativa ha coinvolto milioni di persone nonché numerosissime imprese ed enti vari. Dallo scorso anno anche le istituzioni scolastiche hanno aderito all’iniziativa con un “fuso orario” speciale. I cinque minuti di silenzio energetico per le scuole di ogni ordine e grado è stato fissato per le ore 12.00. 

In questi giorni l’assessore all’Ambiente di Ceriano, Alberto Giudici, ha scritto una lettera ad alunni, insegnanti, personale scolastico di tutte le scuole cerianesi illustrando l’iniziativa e accompagnando l’invito all’adesione con l’omaggio di una lampadina a risparmio energetico donata dal Comune. 

“Unendoci all’appello del Ministero della Pubblica Istruzione -scrive Giudici- vi invitiamo a partecipare all’iniziativa in modo attivo, cogliendola come spunto per approfondire l’importanza del rispetto dell’ambiente e del risparmio energetico”. 

La lettera contiene un vademecum di consigli utili per attuare il risparmio energetico da subito, ciascuno nella propria casa, con piccoli accorgimenti, dallo spegnimento degli apparecchi in stand-by al miglioramento del rendimento di frigoriferi e caloriferi, all’attenzione all’uso dell’automobile. “Il risparmio energetico non è un sacrificio delle nostre generazioni ma un dovere che abbiamo verso quelle che verranno” -sottolinea Giudici. 

Nella stessa giornata del 15 febbraio inoltre, l’Amministrazione comunale aderirà all’iniziativa con lo spegnimento simbolico della pubblica illuminazione in piazza Diaz, a partire dalle 18 e fino alle 19,30. 

Posted by arianna.pinton at 11:08:23 | Permalink | No Comments »

La Pedemontana nasce vecchia, chi finanzia un rudere?

Martedì 5 febbraio, presso l’Auditorium del Sole 24 ore a Milano, si é tenuta la presentazione della “Pedemontana”. 



Gli amministratori e politici presenti - Penati, Formigoni, Di Pietro, Cattaneo - l’hanno presentata come la panacea per la soluzione di buona parte del traffico lombardo attesa da tutti, ma proprio tutti? 



Non neghiamo che in Lombardia ci sia un problema legato al traffico, ma ci pare che l’approccio non tenga conto di vari aspetti che ormai caratterizzano la nostra epoca. In altre parole le modalità previste ora per la realizzazione della Pedemontana sarebbero state auspicabili all’epoca dell’Autostrada del Sole nel lontano 1964: oggi sono vecchie. La Pedemontana é inutile.


Alcune riflessioni.



Ancora una volta abbiamo assistito alla celebrazione del mito della crescita e della competitività, abbiamo assistito alla declinazione dell’eguaglianza “più sviluppo economico uguale benessere” senza entrare nel merito di cosa sia il benessere e dei suoi effetti indotti. Evidentemente non si vogliono ancora fare i duri conti con la realtà dell’ambiente. Guardiamo i dati sull’impronta ecologica dell’Italia. Dati che - nota bene - sono stati presentati dal Presidente Barroso (http://www.ewire.com/display.cfm/Wire_ID/2649) per mostrare l’impatto ambientale dei vari stati europei sull’ambiente. Da essi emerge che stiamo consumando risorse ben al di là della capacità di rigenerazione dell’ambiente in cui viviamo e la Lombardia é ai primi posti.



Le immagini da satellite rielaborate del carico medio di biossido di azoto in Europa non sono fantasia: le macchie più scure stanno concentrate in pochi posti come la Ruhr, il Belgio, il centro di Parigi, di Londra. La Pianura Padana,  dove si vorrebbe realizzare la Pedemontana, é una delle più estese e scure. 









La cosa che evidentemente fa “paura” é il dover accettare che in Lombardia l’ambiente é sovrasaturo a causa di una urbanizzazione incontrollata, che occorre prendere subito provvedimenti radicali e innovativi e che quindi, se ci sono soldi, questi dovrebbero essere spesi per costruire - ora non tra dieci  anni - quelle infrastrutture che permettano di mantenere stili di vita dignitosi in situazioni critiche. Lo sciopero dei camionisti sembra non aver insegnato nulla rispetto alla fragilità dei nostri sistemi di approvvigionamento alimentare e di mobilità. Il trasporto su gomma é una delle forme meno razionali che siano state inventate. La Pedemontana lo mantiene con ulteriore impiego di territorio agricolo. Chiediamo quindi a fronte di un potenziamento del trasporto pubblico che farebbe diminuire il traffico, la razionalizzazione della viabilità esistente senza spreco di ulteriore territorio.



Vogliamo dare lavoro alle imprese, creare lavoro? Facciamolo con la messa in cantiere di opere che effettivamente abbattano gli impatti, siano socialmente e ambientalmente sostenibili. 

Esempi? La messa in efficienza energetica di tutta l’edilizia lombarda ben lontana dai 70 KWh/ mq anno e che farebbe risparmiare emissioni ben di più di 100 Pedemontane. La difesa e l’incremento di una agricoltura locale sana.  La creazione di un sistema di trasporti efficiente.  La decostruzione di tanti mostri edilizi che sono stati realizzati nel tempo. Il ripristino di corridoi biologici perché la vita degli umani dipende anche dalla vita di tanti esseri di cui ignoriamo la funzione e la bellezza. 



I finanziatori. Ci chiediamo come si possano anticipare - senza avere altre mire -  soldi per una autostrada che dovrebbe essere pronta nel 2015 che costa 4115 miliardi di euro e che dovrebbe dare un ritorno economico solo con i pedaggi. Nel 2005 si scriveva che con livelli di domanda energetica del 2003 (senza Cina e l’india in vertiginosa espansione…)  la durata del petrolio sarebbe stata di circa 40-45 anni.  Chi avrà tra qualche anno i soldi per pagarsi macchina, benzina e pedaggi? E le restrizioni prossime venture dovute agli effetti del cambiamento climatico? I politici hanno ragione nel dire che la Pedemontana sarebbe un miglioramento, ma per una persona chiusa in una stanza dove gira un motore fatiscente, la sua sostituzione con un motore più efficiente non cambia di molto la prospettiva: ad un certo punto mancherà comunque l’aria.



Chi garantisce poi che ai margini delle strade di connessione - come sempre é successo - non ci costruiranno nuovi quartieri residenziali magari realizzati nella speranza di recuperare in qualche modo gli ingenti finanziamenti investiti? E’ ancora proponibile pensare di poter continuare a far crescere il numero di abitanti della Lombardia? 

Ogni abitante porta con sé un certo impatto ambientale che va ad aggiungersi a quello presente già molto superiore a quanto la nostra regione può sopportare ( www.parchivimercatese.it ).



Raffaele Cattaneo - Assessore regionale alle infrastrutture - ha detto che vuole tenere in mano la pianta e la betoniera: é ora di rendersi conto che queste immagini tranquilizzanti che sembrano salvare capra e cavoli e permettono di tirare avanti sino alla prossima elezione non reggono più; noi come cittadini chiediamo un sistema di trasporti pubblici che renda poco attraente l’uso della macchina, vogliamo un trasporto di merci tramite treno e delle stazioni di scambio intermodale, vogliamo filiere corte, vogliamo sicurezza alimentare, vogliamo mantenere dei paesi vivi socialmente ed economicamente grazie anche a forme di commercio diffuso. Vogliamo la Dorsale Verde prevista dalla Provincia di Milano, vogliamo un contenimento del numero degli abitanti dei nostri paesi, vogliamo una rete funzionante di parchi di interesse sovracomunale. 

Come cittadini esigiamo la conservazione della bellezza del paesaggio che ci circonda e che vogliamo raggiungere in bicicletta. Perché la bicicletta va grazie ai nostri muscoli che traggono energia dal cibo che vogliamo veder coltivato anche intorno ai nostri paesi. Non ci sembra di chiedere molto.



Per quanto riguarda I pannelli fotovoltaici citati come uno degli interventi di qualità quanto meno suggeriamo di fare una valutazione dei costi di manutenzione: gestiamo in prima persona 48 mq di pannelli fotovoltaici in zona non particolarmente trafficata: ogni hanno una pulita é d’obbligo per mantenerli efficienti. Come si comporteranno pannelli a lato di una trafficatissima autostrada che produce polveri e prodotti di combustione? Basta guardare quante incrostazioni ci sono sopra i guard rail  vicini ai punti dove si pagano i pedaggi. Non sarebbe meglio installare i 60mila mq previsti su edifici pubblici lontano dalle polveri?  

Facciamo anche notare che la riduzione di 400 tonnellate di inquinanti in meno all’anno può essere raggiunta con circa 170 tetti con un impianto da 3,8 kw di picco ciascuno. Costo 4 milioni di euro…



Unico vero elemento di novità, rispetto al passato, può essere l’approccio del nuovo Presidente Fabio Terragni, quando si fa carico di proporre un coinvolgimento vasto della popolazione dei territori, fatto indubbiamente inconsueto nel panorama italiano, dopo anni di insensibilità. Tuttavia speriamo vivamente che questo approccio non si trasformi nel corso del tempo come “un contentino” per le Associazioni ambientaliste e per la popolazione interessata.



Per info: parchivimercatese@brianzaest.it  http://blog.libero.it/ilvimercatese/  www.parchivimercatese.it 

              cell. 338-8803715 - 338-2375918

Posted by arianna.pinton at 10:40:58 | Permalink | Comments (2)

Wednesday, February 6, 2008

Il Fosso del Ronchetto a Seveso compie 15 anni, di Simona Elli



E-mail
20080121ronchetto.jpgSeveso. Voluta dall’Amministrazione comunale con associazioni, l’area verde a rischio scomparsa, è oggi un’oasi del Wwf e capostipite del progetto Retenatura di Legambiente. Più di 3.500 alberi piantati, 220 giornate di lavoro per 21.000 ore di impegno volontario: questi i numeri che ben sintetizzano i quindici anni appena trascorsi dall´Oasi Naturalistica del Fosso del Ronchetto, nata grazie all´attenzione dell’amministrazione comunella di Seveso.

Risale al 1992, infatti, la decisione del Wwf e di Legambiente, in collaborazione con l´Amministrazione comunale, di prendersi cura dell´area verde cittadina che all´epoca era completamente abbandonata, piena di rifiuti e destinata in parte alla costruzione del centro sportivo e a una possibile strada di collegamento tra il centro di Seveso e l´Altopiano. 

Ufficializzata con il comodato gratuito concesso dall´Amministrazione comunale nel 1994, il suo rinnovo per altri dieci anni nel 1998 e l´ampliamento dell´area, la storia del Fosso del Ronchetto si snoda verso risultati di tutto rispetto: la zona, che ai tempi correva il rischio di scomparire come area verde della città, è oggi Oasi naturalistica del Wwf e capostipite del progetto Retenatura di Legambiente.

Il Fosso del Ronchetto è riuscito a resistere grazie al lavoro volontario che numerosi cittadini hanno dedicato alla salvaguardia e al miglioramento forestale del bosco, sostenuti anche da presenze importanti quali l´Ersaf (Ente regionale per i servizi all´agricoltura e alle foreste), il Parco delle Groane, la Provincia di Milano, la Regione Lombardia, la Fondazione Cariplo e la Fondazione Banca del Monte, che hanno mostrato un occhio di riguardo per tale area. 

In questi anni di attività svolte nello spirito di sussidiarietà, le associazioni ambientaliste sono riuscite a valorizzare non solo dal punto di vista naturalistico ma anche sotto il profilo sociale il territorio, attivando una rete di volontariato locale che ha saputo sviluppare un sistema di relazioni umane, trovando proprio nel vincolo con il territorio una ragione d´essere e una spinta a partecipare a opere di salvaguardia ed educazione ambientale. 

Attualmente il Fosso del Ronchetto si caratterizza come una vera e propria oasi urbana che riesce a coniugare gli insediamenti con le aree naturali ancora presenti e che preserva la biodiversità tipica del territorio a cavallo tra la Valle del Seveso e il Parco delle Groane. 

Numerose le proposte concretizzate nell´area verde: oltre ai necessari interventi di miglioramento forestale e alla creazione e mantenimento dei sentieri, sono state organizzate attività di educazione ambientale, come le visite guidate in accompagnamento alle scuole, oltre a iniziative di promozione culturale e di informazione e comunicazione quali la “Giornata dell´Albero” e “Puliamo il Mondo”, giornate di volontariato, momenti di animazione con il Centro Socio Educativo, l´osservazione e il censimento naturalistico dell´Oasi. Attività che, oltre a valorizzare dal punto di vista ambientale e paesistico la zona, hanno favorito l´integrazione dell´area con la comunità locale.

Posted by arianna.pinton at 13:34:08 | Permalink | No Comments »

Massimo Marassi. Dal caos, al cosmo e all’accidente di Greta Gandini


Massimo Marassi spiega come il razionalismo e il relativismo vadano superati per accogliere i limiti della ragione, la follia può svelare la nostra modestia intellettuale 

 

 

 

“Una straordinaria follia della ragione”. Così il nome che Massimo Marassi, docente di Filosofia della storia all’Università cattolica di Milano, ha voluto dare al suo intervento all’interno della rassegna Abitatori del tempo.

Il silenzio, quasi ossequioso del pubblico, ha lasciato che l’unico attore in scena fosse Massimo Marassi: le luci del teatro erano puntate su di lui, affiancato sul palco da Rossana Lissoni, curatrice dell’evento e l’assessore alla cultura Di Lio.

Un vero e proprio esempio di lectio magistralis, durato il tempo di due lezioni in Università, senza concedere i famosi quarto d’ora accademici.

Prima di sciogliere il senso del titolo dell’incontro e chiedersi «ma che cos’è questa straordinaria follia della ragione?», Marassi ha evidenziato la distanza tra follia e ragione, facendo emergere come il rapporto tra i due termini non sia di tipo filologico, neppure semantico o epistemologico ma di natura esperienziale: la sofferenza dell’uomo che fatica a dare ordine e senso al mondo.

Se ai tempi di Platone il percorso che doveva compiere la ragione era quello dal caos al cosmo, oggi, spiega Marassi in ottica sociologica, il disordine cessa di esistere in quanto problema ed in quanto tale. «Siamo degli estranei sostituibili - precisa il docente - la follia è estraneità e la ragione è privata della funzione originaria. I segni sono il veloce invecchiamento di ogni forma di sapere e la perdita del senso di responsabilità e di colpa».

Rimane così facile cadere nelle due straordinarie follie della ragione: l’illusione che nulla da una parte e tutto dall’altra sia giustificabile.

L’errore è stato anche della filosofia occidentale che ha sempre cercato, secondo Marassi, di trovare soluzioni all’interno dei suoi stessi codici. Sembrerebbe che Marassi voglia assegnare un nuovo compito alla filosofia così come alla razionalità: non più la quadratura del cerchio o lo sfrenato relativismo, ma la capacità di accettare i limiti dell’indagine razionale. Quale allora il valore della ragione? Non l’onnipotenza, ma la modestia intellettuale di assumere la nostra fragilità come risorsa per convivere con l’”accidente”. Qui trova spazio la libertà e la fede come indagine di progettualità.

Posted by arianna.pinton at 13:31:39 | Permalink | No Comments »

Sollima canta. E incanta di Manuela Montalbano


Monza. Binario 7 stracolmo per l’incontro musicale con il violoncello del palermitano Giovanni Sollima: tutto esaurito per l’ultimo goal di Musicamorfosi 

 

Non pare, ma quello di Giovanni Sollima è solo un violoncello. Un signor viloncello, s’intende, con i suoi trecento anni e più - uno strumento del 1679, un pezzo di storia, insomma - ma pur sempre soltanto un violoncello: quattro corde, un corpo in legno, un manico e un punteruolo. Eppure il Binario 7 venerdì sera, colmo della musica di un compositore e strumentista d’eccezione, sembrava riempito di magia.

«Il violoncello è uno strumento essenzialmente melodico», semplifica Sollima, ma poi lo percuote, sussurra con le dita linee melodiche sovrapposte, dolce e legatissima quella con l’archetto, staccata, percossa, con la sinistra, l’altra. «Amo questa sua caratteristica melodica. Spesso compongo al violoncello, perchè mi permette di non distrarmi o perdermi negli elementi armonici verticali, ma concentrarmi sullo sviluppo orizzontale, sullo scorrere del tempo musicale, organizzare lo spazio musicale».

Sollima sottolinea la caratteristica vocale della sua musica: si avvia con Lamentatio il percorso che l’artista regala al pubblico di Lampi, un brano intensissimo in cui le note del cello armonizzate dal suono inaspettato di un lamento vocale, sottolineano l’antropomorfismo sonoro dello strumento.

Si prosegue con un brano al velluto, passaggi velocissimi e racconti legati, e poi cromatismi e violoncelli multipli grazie ad ausili elettonici di When we were threes, quando eravamo alberi. Seguono le «due natural song e il trittico», ovvero motivi ossessivi e progressivi, frammenti terzinati, giochi di armonici sulle corde, elementi vocali percussivi, glissati e la proeizione diDaydream, video record su Youtube, in due capitoli, fatti di corteccia, acqua, cielo, foglie.

«Facciamo il tema del Bell’Antonio… e poi vediamo». Annuncia il bis con quel suo intercalare che prepara allo stupore. Il tema, infatti, è tanto struggente che qualche lacrima commossa in sala la si è vista.

Mentre suona scalcia e si contorce, abbraccia e scuote, percuote e accarezza, poi solleva lo strumento da terra senza smettere per un attimo di suonare e, appeso ad una spalla, lo porta in giro per la platea: il rapporto di Sollima con il violoncello è qualcosa di inspiegabilmente corporeo. Ma quando gli si fa notare come il suo approccio sia tanto materico risponde « mah, sarà il violoncello, occupa gran parte del tuo corpo, e poi quando ci compongo diventa davvero fisico, ma non saprei come spiegarlo, non me lo chiedo più, so che accade e basta.Suonavo ogni parte del mio strumento - continua - le corde, ma anche il puntale», trascinandosi dietro la sua “protesi sonora” e procurando rumori striduli dall’attrito del legno del palco con il metallo del punteruolo. Non si capisce bene come, ma anche quello, tra le sue mani, sembra musica.

Posted by arianna.pinton at 13:29:30 | Permalink | No Comments »

Le "Grazie Vecchie"http://www.arengario.net/nelp/imm/cartp13a.jpgAppena fuori della cinta del Parco, sull'attuale via Boccaccio siarriva ad un  luogo pieno di storia e ricordi (che la cinta ha inparte interrotto): i Molini delle Grazie Vecchie, ormai distrutti edove oggi insiste una fabbrica abbandonata ed in uso al centro socialedi via Boccaccio.Vicino, lungo le mura del Parco, vi è anche il Pozzo (con grata nellamura, vicino alla porticina di ingresso) in cui la leggenda dice siastata buttata una monaca nella tragica vicenda della Monaca di Monza.Leggenda appunto, contrapposta ad altra che ricorda il Mezzotti nellasua guida. Dice infatti che il pozzo è "noto sotto il nome dellaSpagnola" per un fierissimo caso qui avvenuto ora sono due secolid'una giovane spagnola che vi si annegò, vittima della tirannia ed'una amorosa passione".La cartolina, dello stesso periodo e serie della precedente, mostra labellezza del luogo poco più di mezzo secolo fa. la grande cascina eraattraversata da una roggia che usciva prima della chiusa di frontealla "Frette", formava un 'isolotto, muoveva le pale del mulino dentrola cascina delle Grazie Vecchie e tornava poi poco avanti nel Lambro,di fianco allo splendido parco della villa Archinto. Nella cartolinala cascina è ancora in piena efficienza: i panni stesi alle finestre,le piante potate, la catasta di legna in attesa dell'inverno, lastradina e il ponticello ben tenuti. Questo mulino era detto di Obiziodegli Osj.Più sopra, vicino allo storico ed antico ponte vi è il santuariofrancescano della Madonna delle Grazie (o meglio della Vergine delleGrazie e i Frati Minori), che confina col Parco, con l'immagineritenuta miracolosa di Maria (allego cartolina sia della Immagine chedel Monastero, impropriamente chiamato ex convento della Signora). Nelpiazzale e nelle vie intorno si svolge ogni anno, a primavera, lafesta della Madonna, dove tra molte cose delle bancarelle si trovano itradizionali "firon de castegn". I "firon"  sono castagne cotte alforno o nel camino, spruzzate di vino bianco e infilate su spaghi.Sotto il ponte, ancora qualche anno fa, c'era il "restelonn", unainferriata per impedire l'uscita degli animali dalla tenuta di cacciadel Re e anche l'ingresso dei bracconieri. Il Mezzotti ricorda che trail monastero ed il vicino ponte delle Catene si svolse una battagliatra i sostenitori del partito degli Sforza (che stavano assediandoMonza) e gli avversari venuti in soccorso e che liberarono Monzadall'assedio. Egli descrive anche la "Latteria", bella Cascinaedificata in questa zona, di pianta simile ad una tipica villaviennese, poi demolita.Dice il libretto di appunti storici di Romagnoni sul Santuario (ne houna stampa del 1944 della Tipografica sociale con le cronache dellaincoronazione vaticana), ricordando una epigrafe ormai scomparsacitata dal Frisi che l'area apparteneva "ad un certo signore chiamatoRodolfo, di originelongobarda, il quale... Allora si ritirò a Monza, dove terminò in pacei suoi giorni, lasciando due figliuoli, i quali si addomandavanoEriberto e Bertarido di Liprando. Questi per onorare la memoria delloro comun genitore, fabbricarono una cappella presso di cui posero ilsuo sepolcro,nel presente anno 1131...".Il padre francescano nel 1215 tornato dalla Spagna passò da Monza perandare ad Oreno (dove vi è altro convento francescano) e fondò, pressola cappelletta eretta dai figli di Rodolfo, la nuova dimorafrancescana (si veda la cronistoria antica di padre BernardinoBurocco). Del quadro (presunto del XVI secolo) non si conoscono gliautori e neppure l'esatta provenienza. Il 23 maggio 1937 l'immaginedella vergine fu "incoronata" con un Diadema d'oro e di gemme offertodai monzesi a riconoscimento di una effige ritenuta miracolosa.Diadema che fu posto nel quadro, sopra la testa della Madonna.Il Mezzotti dice molto di questo monastero ricordando che l'edificioche conosciamo fu deciso nel 1462 e terminato nel 1467, la tomba diPietro da Giussano,  qui sepolto, e molte altre cose che lascio a chiavrà l'accortezza e la curiosità di leggere l'originale che si trovaanche alla biblioteca diMonza e che, mi dicono, presto sarà ristampato.Alfredo Viganò
Posted by arianna.pinton at 13:25:51 | Permalink | No Comments »

Il Santuario di Santa Maria delle Grazie di Monza

La presenza dei Frati Minori Conventuali a Monza risale all'anno 1232.Nel 1462 la Comunità di Monza richiede di avere un conventofrancescano e l''8 settembre 1463 viene posta solennemente la primapietra. Si lavorara con grande entusiasmo e, nel frattempo si procedead ottenere, secondo gli ordinamenti del tempo, le necessarie facoltàe permessi della autorità religiosa e civile. La nuova chiesa vienededicata alla Vergine e chiamata S. Maria delle Grazie fin dallafondazione. Il 18 ottobre 1467, anche se i lavori non sono ancoraterminati, viene celebrata la prima messa. Con l'andar degli anni, ilConvento e la Chiesa vengono sempre più abbelliti, ampliati, e meglioadattati alla vita dei religiosi. Si ingrandisce l'orto e poi sicostruisce un ponte sul fiume Lambro per facilitare l'acceso allachiesa.Posta a oriente, su un lieve rialzo del terreno, elevato di quattrogradini per evitare le inondazioni del fiume, ha davanti un magnificoporticato, sostenute da quattro colonne di marmo, ed eretto circal'anno 1632. L'interno della chiesa, ad una sola navata è diviso dallagrande parete del transetto, ripartito in 28 quadri raffigurantiepisodi della vita di Gesù dipinti dal Burocco. La volta in originetutta dipinta col monogramma bernardiniano (o Nome di Gesù) nel 1717viene ridipinta da Carlo Preda di Milano. Nel 1718 l'Altare maggiore,prima in legno, viene realizzato in marmo da Antonio Rossi di Arzo. IlPresbiterio, alto tre gradini, col pavimento di marmo a scacchiazzurri e bianchi è cinto da una balaustra di marmo porcellanato. Ailati dell'Altare, in alto, un Organo di 7 Registri e dirimpetto lacantoria, chiusa con ante dipinte.Il Coro viene ricavato nel 1578, elevando L'Ancona, avanzando l'Altaree aprendo nell'abside una finestra tripartita. Fra Giuseppe Radaelli,nel 1640 circa, realizza gli schienali di noce e il leggio.Il campanile è coerente col coro, alto e con 4 campane. Non se neconosce con precisione l'anno di costruzione ma sembra contemporaneoalla chiesa.Le cappelle sono 5: due nel transetto e 3 sul lato destro dellachiesa. Facevano parte del disegno primitivo e sono state costriteinsieme alla navata. La Sacrestia si trova sul lato sinistrodell'abside.La soppressione napoleonica del 1810L'Editto Imperiale di Napoleone Primo del 25 aprile 1810 ordina lachiusura dei conventi e l'espulsione dei religiosi.Nel 1811 la Sacra Immagine della Madonna dopo una prima collocazionedi fortuna, viene spostata nella Cappella dell'Ospedale alla Isola,ora «Piazza Garibaldi».Anche qui nella nuova sede la Vergine continua ad essere «fonte digrazie». Continuano anche i pellegrinaggi  e le processioni dai paesivicini, specialmente da Muggiò, Biassono, Vedano e Olgiate Comasco.L'antico Santuario francescano comincia ad essere chiamatopopolarmente delle «Grazie Vecchie».Verso la fine dell''800 un fulmine colpisce un grosso albero delpiazzale, che cadendo demolisce due cappellette: allora un ingegneredella Real Casa fa atterrare anche le altre, rimangono solo le dueaddossate alla Chiesa e il tempietto del Sepolcro. Nel 1900 ilSantuario è stato ormai spogliato di tutte le opere d'arte e deglioggetti di valore, le tombe manomesse e profanate, e il locale ridottoa magazzino di foraggi per la Casa Reale cui era stato assegnato comepertinenza del Regio Parco. Anche il convento aveva subito diversemanomissioni, e un continuo deperimento. Il Demanio aveva assegnato -dopo un breve periodo in cui l'Imperatore d'Austria Francesco Giuseppel'aveva requisito destinandolo a  Caserma delle sue truppe - una partedei locali al Supremo Ordine di Malta per deposito di materialesanitario, e un'altra a  numerosi sfrattati che il Comune non sapevadove collocare. infine il giardino e il terreno dell'orto eranopassati alla Scuola Superiore di Agraria.Il ritorno dei francescani a MonzaPassata la bufera delle soppressioni napoleoniche, che era riuscita achiudere i conventi ma non a estinguere le vocazioni religiose, ifrancescani della Lomabardia si uniscono e - con le nuove vocazioni -riconquistano a poco a poco  le vecchie posizioni, aprendo nuoviconventi o ritornando alle antiche dimore. Così si pensa anche a Monzae al suo Santuario. Il 27 marzo 1930, sul «Cittadino» viene data lanotizia ufficiale della cessione ai Frati Minori di Lombardia dellaloro chiesa delle Grazie Vecchie perchè si riapra al culto. L'annosuccessivo, l'architetto monzese Luigi Bertesaghi, assistito dallaSovrintendenza ai Monumenti, inizia i lavori di assaggio, per ridarealla chiesetta, la sua antica fisionomia. Dopo il ritorno del quadrodella Madonna nella sua antica sede, resta (ancora) un ultimodesiderio e un'ultima ambizione: la coronazione vaticana, l'attosolenne che ratifica l'antichità e la miracolosità di una venerataImmagine. Il Sommo Pontefice Pio XI, accolto benignamente il votodella città di Monza, suffragato dal consenso del Capitolo Vaticano,con decreto in data 19 marzo 1936 del Segretario di Stato Card. E.Pacelli, nomina come Delegato Pontificio a quella cerimonia il Card.I. Schuster, Arcivescovo di Milano. Per l'incoronazione si fissa laDomenica della SS. Trinità il 23 maggio 1937. Nonostante la nuovaguerra i Religiosi continuano ad abbellire il Santuario con restauri enuove opere. Il 14 marzo 1946 il cardinal Schuster compie la lunga esuggestiva cerimonia della consacrazione del rinnovato Santuario, delnuovo presbiterio e dell'Altare Maggiore. Rimane ancora il problemadei locali occupati dal Supremo Ordine di Malta e dagli sfrattati, maalla fine anche questi ritornarono ai Frati.Il quadro dell'AnnunciazioneSecondo il Burocco la prima immagine venerata col titolo di S. Mariadelle Grazie non rappresentava L'Annunciata, come ora, ma la Madonnacol Bambino in braccio. Si dice anche che il quadro dell'Annunciazionesia opera di due autori. Originariamente collocato nell'abside,lontano dalla vista dei fedeli, nel 1621 venne spostato nella cappelladel transetto a causa della crescente devozione di cui era oggetto. Lafama della Vergine di Monza arriva fin al Vaticano e supera perfino iconfini nazionali fino in Spagna. Alle feste accorrono migliaia dipersone dai paesi vicini, tanto che nel 1713 vengono utilizzate 18mila Particole. La ricorrenza liturgica dell'Annunciazione di Mariadiventa la grande festa di Monza e di tutto il contado e il 25 marzole folle accorrono, raccoglindosi in preghiera, per attingere favoricelesti a questa «fonte di grazia».
Posted by arianna.pinton at 13:23:01 | Permalink | No Comments »

Students Live Party al Palacandy

Monza, 9 febbraio.L'evento organizzato dall'Associazione giovanile Net4Fun incollaborazione con Event Sound Promotion, che vedrà la partecipazionedi sei band studentesche, che apriranno la serata, e dei Vallanzaska eJ-Ax (ex Articolo 31) come headliner.Le sei formazioni finaliste sono state scelte tra oltre 100 bandiscritte alle selezioni.Students Live Party è riservata ai giovani di tutta la Lombardia, edoltre ad essere una grande festa/concerto con più di 3.000 ragazzi, sibasa su un progetto innovativo che si pone l'obiettivo di coinvolgerei giovani tra i 14 ed i 23 anni non solo come fruitori ma anche comeorganizzatori del concerto. Per la prima volta si vuol rendere igiovani protagonisti di un evento, nella duplice veste di realizzatorie di musicisti. L'Associazione Net4Fun ha creato un vasto "gruppo diosservazione/lavoro" composto da studenti che, sotto la direzione diprofessionisti del settore dell'organizzazione di concerti,contribuisca attivamente alla realizzazione e promozione del concerto.Students Live Party nasce dalla consapevolezza che il sistemaformativo italiano in generale raramente offre dei momenti formativied informativi per tutti coloro che desiderano avvicinarsi alleprofessioni musicali; l'idea è quindi quella di organizzare unimportante evento che consenta la creazione di step formativi in talsenso.Sul sito www.espromotion.it/studentsliveparty è presente una sezionededicata, "Job In The Music", all'interno della quale sarà presenteuna dispensa formativa, scaricabile gratuitamente, relativa allafigura professionale dell'organizzatore di concerti.La manifestazione è patrocinata e supportata dalla Provincia di Milano(Assessorato alla Pubblica Istruzione) e da media partner: IlCittadino di Monza e Brianza, Rockstar, Rocksound e da Radio Lombardiache sarà la radio ufficiale dell'evento.Programmaore 19.00apertura cancelliore 20.30 – 22.00esibizione delle sei migliori band studentesche scelte in tutta laLombardiaore 22.30 – 24.00VallanzaskaJ – Axore 24.00 – 01.30il parterre del palazzetto diventerà una grande discotecaIngresso € 15PalacandyViale StucchiInfo-line prevendita e biglietti: 02 91434506www.espromotion.it/studentsliveparty - www.myspace/studentsliveparty
Posted by arianna.pinton at 13:21:44 | Permalink | No Comments »

Jazz… A thing of beauty

Seregno, dall'8 al 29 febbraio.Febbraio all'insegna del jazz all'Ungaro Cafè di via Cadore. Ancora quattro iconcerti in programma, uno la settimana alle ore 228 febbraioGiovanni Falzone 4tetGiovanni Falzone: trombaPaolo Alderighi: pianoforteMarco Ricci: contrabbassoTommy Bradascio: batteria15 febbraio"Concerto evento" con Sante Palumbo trioSante Palumbo: pianoforteMarco Ricci: contrabbassoTommy Bradascio: batteriaospite Eleonora d'Ettole ed altri...22 febbraioPaolo Tomelleri 4tetPaolo Tomelleri: clarinettoFabrizio Bernasconi: pianoforteAlberto Guareschi: contrabbassoTommy Bradascio: batteria29 febbraioGigi Cifarelli trioGigi Cifarelli: voce chitarraNiccolò Cattaneo: hammondTommy Bradascio: batteriaUngaro Cafè, via Cadore 98 (zona Santa Valeria).Info: cell. 346-6844581
Posted by arianna.pinton at 13:19:51 | Permalink | No Comments »

Trampolieri in maschera per carnevale

Biassono, 9 febbraio.Arriva il carnevale biassonese: animazioni, corteo dei carri,trampolieri, dolci, sculture di palloncini e tante, tante maschere!PROGRAMMASan Giorgiodalle 10.30 alle 12animazione (sculture di palloncini e trampolieri) e dolcettiLargo Pontidadalle 10.30 alle 12animazione (sculture di palloncini e truccabimbi)Piazza Libertàalle 14ritrovo carri, maschere, Majorettes del Buonumore, Corpo MusicaleBiassonese, Biker Touristalle 14.30partenza Sfilata dei Carri. Percorso: via Grandi, via Locatelli,viaVerri, piazza San Francesco, via Ansperto, via Mazzini, via Cavour,via Trento Trieste. Il corteo termina in largo PontidaLargo Pontidaalle 15.30premiazione dei carri, dei gruppi più festosi e delle maschere piùoriginalialle 16festa di colori: performance di trampolieri con trampoli classici etrampoli saltantialle 17merenda: Frittelle, chiacchiere, bibite offerte dai "BottegaiBiassonesi" e distribuite dalla Protezione CivileIl Fotoclub Sant'Andrea non mancherà di scattare bellissime foto.Il Carnevale è organizzato a cura degli Assessorati alla Cultura ealla Attività Produttive, con la collaborazione e la direttapartecipazione di oratori, scuole, associazioni, protezione civile,"bottegai biassonesi" e tanti cittadini volonterosi.Info: Comune di Biassono, tel. 039-2201031
Posted by arianna.pinton at 13:18:01 | Permalink | No Comments »