Wednesday, April 9, 2008

Affari e politica

Nel corso degli anni divenne sempre più evidente come
la caccia alle streghe, oltre ad essere un ignobile
mezzo per eliminare coloro che in qualche modo davano
fastidio alla società in generale e alla chiesa in
particolare, assumesse sempre di più le
caratteristiche di una lucrosa attività "industriale".
A parte quelle streghe poveracce e nullatenenti per
le quali il processo procedeva speditamente per
evitare eccessive spese di mantenimento in carcere,
per le vittime benestanti le cose andavano
generalmente a rilento in quanto le spese di
mantenimento erano a carico della famiglia del
carcerato, come pure le spese di giudizio;. Salvo, alla
fine, rovinare il nucleo familiare con la inevitabile
confisca dei beni.
Occorre comunque notare che i processi di stregoneria
a sfondo politico-affaristico maturarono
prevalentemente in ambito cittadino e molti imputati
erano di sesso maschile.
In un periodo di perdurante crisi economica migliaia
di persone, in qualche modo legate all'apparato
giudiziario, trovarono nel massacro delle streghe una
fonte di guadagno e, a volte, di arricchimento.
Tra i principali lucratori del sistema si rammentano:
- gli inquisitori clericali, ai quali spettava una
cospicua "quota pontificale" sui beni carpiti ai
condannati e alle loro famiglie
- i magistrati laici pagati e premiati secondo il loro
zeloi 
- notai e cancellieri dei tribunali
- gli scrivani
- i carcerieri
- gli esperti torturatori
- il boia e i suoi aiutanti
- i taglialegna (minimo 40-50 grosse fascine per ogni
rogo individuale)
- gli esorcisti (protezione durante i processi contro
influenze demoniache)
- i cacciatori di taglie, liberi professionisti
ingaggiati dalle autorità per incrementare il
business del massacro
- i testimoni di comodo
- i delatoriecc.
A Treviri, tristemente famosa per i suoi processi di
massa, inquisitori e magistrati accumularono, verso la
fine del 1500, ingenti ricchezze mediante la
spartizione e la vendita dei patrimoni confiscati.
A partire dalla seconda metà del 1500 e praticamente
in tutta Europa, l'aspetto finanziario divenne la
principale motivazione per l'istruzione dei processi
di stregoneria.
Altre comode motivazioni per le accuse di
stregoneria furono quelle politiche, mediante le quali
si cercava di impedire l'ascesa al potere (poteri
locali) di qualcuno o di abbattere quelli che tale
potere già lo detenevano.
Si stimano in migliaia i casi di questo genere,
rammentando che quasi sempre a farne le spese erano le
mogli dei perseguiti: la condanna della moglie
trascinava inevitabilmente nel disastro anche il
marito e la famiglia.
Qualche volta erano i membri della stessa famiglia che
si accanivano l'uno contro l'altro per conflitti di
interessi, di successione e altre inconfessabili
motivazioni.
Lo stesso dicasi per quei mercanti che cercavano di
eliminare la concorrenza ricorrendo ad accuse che, per
quanto ridicole, potevano condurre alla rovina il
concorrente avversario.
Molti autori rammentano, come emblematico, il caso di
Anna Pedersdotter Absalon, finita sul rogo dopo tre
processi. I processi furono celebrati a Bergen, in
Norvegia. Anna era la moglie di Absalon Pedersdotter Beyer, un
prete luterano entrato in conflitto con gli altri
preti locali per futili motivi religiosi. La donna
uscì indenne dai primi due processi grazie agli
appoggi di cui godeva il marito.
Morto il marito, gli avversari, da buoni cristiani,
fecero le loro vendette reclamando un terzo processo
che spedì Anna sul rogo nel 1590. La donna fu
accusata di:
- aver provocato il "coma" di un uomo
- aver dato ad un bambino di quattro anni un "biscotto
stregato"
- aver trasformato la serva di casa in un "cavallo" del
quale si era poi servita per volare al sabba.
Posted by arianna.pinton in 12:31:51
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