Wednesday, February 6, 2008

Sollima canta. E incanta di Manuela Montalbano


Monza. Binario 7 stracolmo per l’incontro musicale con il violoncello del palermitano Giovanni Sollima: tutto esaurito per l’ultimo goal di Musicamorfosi 

 

Non pare, ma quello di Giovanni Sollima è solo un violoncello. Un signor viloncello, s’intende, con i suoi trecento anni e più - uno strumento del 1679, un pezzo di storia, insomma - ma pur sempre soltanto un violoncello: quattro corde, un corpo in legno, un manico e un punteruolo. Eppure il Binario 7 venerdì sera, colmo della musica di un compositore e strumentista d’eccezione, sembrava riempito di magia.

«Il violoncello è uno strumento essenzialmente melodico», semplifica Sollima, ma poi lo percuote, sussurra con le dita linee melodiche sovrapposte, dolce e legatissima quella con l’archetto, staccata, percossa, con la sinistra, l’altra. «Amo questa sua caratteristica melodica. Spesso compongo al violoncello, perchè mi permette di non distrarmi o perdermi negli elementi armonici verticali, ma concentrarmi sullo sviluppo orizzontale, sullo scorrere del tempo musicale, organizzare lo spazio musicale».

Sollima sottolinea la caratteristica vocale della sua musica: si avvia con Lamentatio il percorso che l’artista regala al pubblico di Lampi, un brano intensissimo in cui le note del cello armonizzate dal suono inaspettato di un lamento vocale, sottolineano l’antropomorfismo sonoro dello strumento.

Si prosegue con un brano al velluto, passaggi velocissimi e racconti legati, e poi cromatismi e violoncelli multipli grazie ad ausili elettonici di When we were threes, quando eravamo alberi. Seguono le «due natural song e il trittico», ovvero motivi ossessivi e progressivi, frammenti terzinati, giochi di armonici sulle corde, elementi vocali percussivi, glissati e la proeizione diDaydream, video record su Youtube, in due capitoli, fatti di corteccia, acqua, cielo, foglie.

«Facciamo il tema del Bell’Antonio… e poi vediamo». Annuncia il bis con quel suo intercalare che prepara allo stupore. Il tema, infatti, è tanto struggente che qualche lacrima commossa in sala la si è vista.

Mentre suona scalcia e si contorce, abbraccia e scuote, percuote e accarezza, poi solleva lo strumento da terra senza smettere per un attimo di suonare e, appeso ad una spalla, lo porta in giro per la platea: il rapporto di Sollima con il violoncello è qualcosa di inspiegabilmente corporeo. Ma quando gli si fa notare come il suo approccio sia tanto materico risponde « mah, sarà il violoncello, occupa gran parte del tuo corpo, e poi quando ci compongo diventa davvero fisico, ma non saprei come spiegarlo, non me lo chiedo più, so che accade e basta.Suonavo ogni parte del mio strumento - continua - le corde, ma anche il puntale», trascinandosi dietro la sua “protesi sonora” e procurando rumori striduli dall’attrito del legno del palco con il metallo del punteruolo. Non si capisce bene come, ma anche quello, tra le sue mani, sembra musica.

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Monday, December 31, 2007

Teatro in progress al Binario 7

Di Manuela Montalbano. Prosegue la sfida di Area Cantiere, voci emergenti del teatro trovano casa grazie all’impegno della banda di Corrado Accordino. Under construction. Questa l’immagine più consona per descrivere Area Cantiere, la risposta di Binario 7 e della compagnia La Danza Immobile alle difficoltà del teatro, giovane e non, di trovare palcoscenici e visibiltà. Non ha cartellone né date definite e forse ha più le sembianze di un laboratorio aperto che di una rassegna. Valentina Paiano, responsabile di compagnia, racconta un progetto che, nato da poco, possiede in nuce tutte le potenzialità di una grande proposta “Area Cantiere è la volontà di mettere a disposizione di tutti gli artisti un luogo in cui proporre il proprio lavoro, un luogo aperto ad ogni genere di esperienza teatrale che altrimenti non entrerebbe nella stagione ufficiale. Aperto perché così è l’arte per noi”. La materia prima certo non manca, il fornito archivio della compagnia è fucina di spunti, il flusso di materiali che arrivano all’indirizzo è continuo. Area Cantiere ha già ospitato a novembre “Colazione al Fiorucci store”, “Casa Dolce Casa” di Carlo Onado è il secondo esperimento, ha debuttato venerdì 21 dicembre e sarà in replica anche sabato 22. Un monologo giocato sull’incontro diretto col pubblico, in pieno stile comico, intercalato da insistenti telefonate di una moglie un po’ dittatrice, un po’ isterica, un po’ semplicemente moglie. Lui, Carlo, ex bimbo grasso cresciuto dal vortice culinario milanese cotolette-risotto-cassoeula si ritrova sposato e schiavo di una promessa che recita più o meno “nella gioia e nel dolore, all’Ikea e alla Rinascente”. Strafatto di sesso da una moglie trentenne in stadio biologico “figlio a tutti i costi”, finalmente stretti in tre in un monolocale, fa le vacanze sul Monte Stella con vista su Paderno, si barcamena come può tra canestri di pannolini puzzolenti, assillanti e fastidiosi vicini di casa dal mobilio e abitudini “Made in China”. E la strana psicologia femminile. Una piece godibile in cui si accede lentamente come sottolinea l’artista “la mia è una comicità che richiede tempi più lunghi, che ha bisogno di scaldarsi”. Onado ha studiato per anni nella culla di Imprò e dell’Internazionale di improvvisazione, attualmente approfondisce il lavoro sulla maschera comica e spiega “la mia è una comicità di situazione e di personaggio. Al contrario della comicità televisiva, che si svolge su tempi stretti e che si affida alla battuta, qui non si ride di quello che viene detto ma del comico nella sua fisicità, della burattinizzazione del personaggio e della situazione. Non accadono cose pazzesche, si ridedel quotidiano di cui si evidenziano i contrasti, gli aspetti più grotteschi ed eccessivi, ma che rimane riconoscibile perché vicino a tutti”. Vicino come “se le mogli fossero una bella cosa, Dio ne avrebbe una” proverbio afgano che vede d’accordo tutti gli uomini in sala, uniti in una risata che ha un retrogusto di disperazione; vicino come quella strana sensazione che ogni essere di sesso maschile prova nel trovarsi in bocca parole come fasciatolo, mutuo e alopecia. “Parole che quando le pronunci capisci che fino ad ora non le avevi mai dette”.
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Tuesday, November 6, 2007

Verso i 100 anno del Futurismo

Monza 10 novembre Invito futurista al Binario 7. Una giornata di studio interamente dedicata al Futurismo, il celebre movimento artistico e letterario che si avvia a festeggiare 100 anni. Il Futurismo è stato un movimento artistico italiano del XX secolo, anche se ebbe aderenti e omologhi in altre nazioni, soprattutto in Russia. I futuristi esplorarono ogni forma artistica, dalla pittura alla scultura, in letteratura riguardo alla poesia e al teatro, ma non trascurarono neppure la musica, l’architettura, la danza, la fotografia, il nascente cinema e persino la gastronomia. Anche se si possono osservare segnali di una imminente rivoluzione artistica nei primissimi anni del secolo - tra cui nel 1907 il saggio Entwurf einer neuen Ästhetik der Tonkunst (Abbozzo di una nuova estetica della musica) del compositore italiano Ferruccio Busoni - la nascita ufficiale del termine “futurismo” fu opera del poeta italiano Filippo Tommaso Marinetti che ne codificò la filosofia artistica pubblicando il Manifesto del futurismo (1909), rilasciato inizialmente a Milano e successivamente sul quotidiano francese Le Figaro il 20 febbraio. Programma del convegno a Monza: Ore 15, Rossana Bossaglia, storico dell’arte: Testi futuristi e sul Futurismo Ore 16.15, Flaminio Gualdoni, storico dell’arte: Futurismo, Cubismo e altre polemiche Ore 17.30, Alberto Longatti, critico e giornalista: L’architettura futurista: Boccioni, Martinetti, Sant’Elia. La Città Nuova. Ore 21, La voce in movimento, performance teatrale di poesia futurista con Arrigo Lora Totino, Giovanni Fontana, Nicola Frangione, Massimo Arrigoni. Le manifestazioni si svolgono al Teatro Binario 7, via Turati, a cura di Scenaperta. L’ingresso libero, ma è gradita la prenotazione Info e prenotazioni: tel. 039-2372529
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