Wednesday, September 24, 2008

Il convento voluto da Francesco

Un’antica tradizione vorrebbe avvenuto a Oreno l’episodio, riportato dalle fonti francescane, che vede Francesco in ginocchio che bacia le mani di un sacerdote accusato dai catari di immoralità, mani che dopo tutto «consacrano la SS. Eucaristia».

La stessa tradizione vorrebbe il convento di Oreno fondato da Francesco stesso, attorno al 1215, durante il suo viaggio verso la Francia, almeno secondo il Wadding, e un testamento che nel 1251, cita un lascito.

Il convento fu costruito per volontà del preposto di Vimercate, Teobaldo dei Valvassori di Oreno e del Cavaliere del Brunonel, luogo che andava sotto il nome del Dosso di Brera, un colle posto tra i monasteri delle Agostiniane e degli Umiliati.

Ma difficilmente si può stabilire dove realmente fosse situato il primo assediamento dei frati. Anche se lo storico Penati (1875) lo situa nelle case che attualmente sono sul piccolo piazzale. Di certo il convento attuale fu ricostruito nel 1400, anche per il rivivere della vita francescana voluta dal Beato Amedeo Menez de Sylva, che aveva scelto Oreno come matrice della sua riforma, anche se poi si stabiliranno poco distante, lasciando la costruzione nelle mani dei frati conventuali.

Architettonicamente il convento è disposto su un quadrato perfetto su due piani, con colonnati superiore e inferiori, di cui si hanno notizie certe solo tardivamente (1770).

Nella chiesa vi era un altare dedicato alla Immacolata concezione, con testimonianze antecedenti al 1586. Tradizione tipicamente francescana, con testimonianze anche successive, soprattutto per commissioni artistiche per dipingere un immagine della Beata Vergine Immacolata (1732).

Il convento fu occupato, eccettuata una parentesi del periodo della nascita degli amadeisti sempre dai frati minori conventuali, fino alla sopressione di Maria Teresa d’Austria nel 1769.

Ritornarono solo diverse decine di anni dopo (1948), con i cappuccini, che dopo una predicazione delle missioni al popolo, ricevettero in dono dal conte Giancarlo Borromeo il convento, con la condizione di stanziarvi una comunità di frati per il bene della popolazione. Le volontà del donatore furono accolte dalla Provincia dei frati minori cappuccini di Lombardia, e confermate sia dall’allora cardinale di Milano Schuster, sia dal generale dei cappuccini padre Benigno Re Cecconi. Le condizioni del cardinale furono che i frati invitassero due volte l’anno il parroco pro tempore di Oreno a celebrare, ovvero il 4 ottobre, festa di san Francesco, e il 2 agosto, festa del Perdono d’Assisi.

I Frati Cappuccini hanno fatto di questo luogo il centro regionale dell’animazione dell’Ordine francescano secolare e GiFra (Gioventù francescana) dal 1965, e oggi è un convento adibito all’accoglienza di quanti desiderano qualche giorno di riposo spirituale, con ambienti che aiutano la meditazione e il raccoglimento.

Info: Convento san Francesco d’Assisi, piazza san Francesco 1, tel. 039-667035

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In onore del santo Sepolcro

Il convento di Camuzzago era affidato ai frati del Santo Sepolcro. I monaci, oltre agli obblighi della vita in comune e della preghiera, avevano anche quello dell’assistenza ai pellegrini diretti in Terra Santa che, sin dai tempi più antichi, aveva attirato schiere di persone desiderose di ripercorrere i luoghi in cui Cristo era vissuto e visitare il Santo Sepolcro. Chi vi si recava era chiamato “palmiere” perché portava, al ritorno, la palma di Gerico.

L’abbigliamento tipico del pellegrino medievale era cappello a larghe tese, bastone, “il bordone”, con la zucca vuota per contenere l’acqua. Prima di partire partecipava a un rito di vestizione: gli indumenti venivano solennemente benedetti davanti all’altare prima di essergli consegnati. I pellegrini viaggiavano a piedi percorrendo giornalmente trenta, quaranta chilometri al giorno in pianura; venti, trenta in zone montuose.

Per tutto il Medio Evo il convento fu uno dei più fiorenti della zona. “Quivi sotto l’anno 1256 vi era un monastero, e la sua chiesa chiamavasi del Santo Sepolcro, secondo ciò che ha registrato Gottofredo da Bussero circa l’anno 1288, il quale narra altresì che vi fosse un altare dedicato a sant’Andrea. Il padre Pucinelli chiama questo monastero priorato del Santo Sepolcro, e lo dice eretto ed abitato da monaci di san Benedetto del color rosso, portanti la croce nello scapulare”.

Cascina Camuzzago, via per Camuzzago. Il complesso non è più vísitabile ed è oggetto di una prossima riqualificazione. Info: www.comune.bellusco.mi.it

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