Wednesday, February 6, 2008

Sollima canta. E incanta di Manuela Montalbano


Monza. Binario 7 stracolmo per l’incontro musicale con il violoncello del palermitano Giovanni Sollima: tutto esaurito per l’ultimo goal di Musicamorfosi 

 

Non pare, ma quello di Giovanni Sollima è solo un violoncello. Un signor viloncello, s’intende, con i suoi trecento anni e più - uno strumento del 1679, un pezzo di storia, insomma - ma pur sempre soltanto un violoncello: quattro corde, un corpo in legno, un manico e un punteruolo. Eppure il Binario 7 venerdì sera, colmo della musica di un compositore e strumentista d’eccezione, sembrava riempito di magia.

«Il violoncello è uno strumento essenzialmente melodico», semplifica Sollima, ma poi lo percuote, sussurra con le dita linee melodiche sovrapposte, dolce e legatissima quella con l’archetto, staccata, percossa, con la sinistra, l’altra. «Amo questa sua caratteristica melodica. Spesso compongo al violoncello, perchè mi permette di non distrarmi o perdermi negli elementi armonici verticali, ma concentrarmi sullo sviluppo orizzontale, sullo scorrere del tempo musicale, organizzare lo spazio musicale».

Sollima sottolinea la caratteristica vocale della sua musica: si avvia con Lamentatio il percorso che l’artista regala al pubblico di Lampi, un brano intensissimo in cui le note del cello armonizzate dal suono inaspettato di un lamento vocale, sottolineano l’antropomorfismo sonoro dello strumento.

Si prosegue con un brano al velluto, passaggi velocissimi e racconti legati, e poi cromatismi e violoncelli multipli grazie ad ausili elettonici di When we were threes, quando eravamo alberi. Seguono le «due natural song e il trittico», ovvero motivi ossessivi e progressivi, frammenti terzinati, giochi di armonici sulle corde, elementi vocali percussivi, glissati e la proeizione diDaydream, video record su Youtube, in due capitoli, fatti di corteccia, acqua, cielo, foglie.

«Facciamo il tema del Bell’Antonio… e poi vediamo». Annuncia il bis con quel suo intercalare che prepara allo stupore. Il tema, infatti, è tanto struggente che qualche lacrima commossa in sala la si è vista.

Mentre suona scalcia e si contorce, abbraccia e scuote, percuote e accarezza, poi solleva lo strumento da terra senza smettere per un attimo di suonare e, appeso ad una spalla, lo porta in giro per la platea: il rapporto di Sollima con il violoncello è qualcosa di inspiegabilmente corporeo. Ma quando gli si fa notare come il suo approccio sia tanto materico risponde « mah, sarà il violoncello, occupa gran parte del tuo corpo, e poi quando ci compongo diventa davvero fisico, ma non saprei come spiegarlo, non me lo chiedo più, so che accade e basta.Suonavo ogni parte del mio strumento - continua - le corde, ma anche il puntale», trascinandosi dietro la sua “protesi sonora” e procurando rumori striduli dall’attrito del legno del palco con il metallo del punteruolo. Non si capisce bene come, ma anche quello, tra le sue mani, sembra musica.

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Le "Grazie Vecchie"http://www.arengario.net/nelp/imm/cartp13a.jpgAppena fuori della cinta del Parco, sull'attuale via Boccaccio siarriva ad un  luogo pieno di storia e ricordi (che la cinta ha inparte interrotto): i Molini delle Grazie Vecchie, ormai distrutti edove oggi insiste una fabbrica abbandonata ed in uso al centro socialedi via Boccaccio.Vicino, lungo le mura del Parco, vi è anche il Pozzo (con grata nellamura, vicino alla porticina di ingresso) in cui la leggenda dice siastata buttata una monaca nella tragica vicenda della Monaca di Monza.Leggenda appunto, contrapposta ad altra che ricorda il Mezzotti nellasua guida. Dice infatti che il pozzo è "noto sotto il nome dellaSpagnola" per un fierissimo caso qui avvenuto ora sono due secolid'una giovane spagnola che vi si annegò, vittima della tirannia ed'una amorosa passione".La cartolina, dello stesso periodo e serie della precedente, mostra labellezza del luogo poco più di mezzo secolo fa. la grande cascina eraattraversata da una roggia che usciva prima della chiusa di frontealla "Frette", formava un 'isolotto, muoveva le pale del mulino dentrola cascina delle Grazie Vecchie e tornava poi poco avanti nel Lambro,di fianco allo splendido parco della villa Archinto. Nella cartolinala cascina è ancora in piena efficienza: i panni stesi alle finestre,le piante potate, la catasta di legna in attesa dell'inverno, lastradina e il ponticello ben tenuti. Questo mulino era detto di Obiziodegli Osj.Più sopra, vicino allo storico ed antico ponte vi è il santuariofrancescano della Madonna delle Grazie (o meglio della Vergine delleGrazie e i Frati Minori), che confina col Parco, con l'immagineritenuta miracolosa di Maria (allego cartolina sia della Immagine chedel Monastero, impropriamente chiamato ex convento della Signora). Nelpiazzale e nelle vie intorno si svolge ogni anno, a primavera, lafesta della Madonna, dove tra molte cose delle bancarelle si trovano itradizionali "firon de castegn". I "firon"  sono castagne cotte alforno o nel camino, spruzzate di vino bianco e infilate su spaghi.Sotto il ponte, ancora qualche anno fa, c'era il "restelonn", unainferriata per impedire l'uscita degli animali dalla tenuta di cacciadel Re e anche l'ingresso dei bracconieri. Il Mezzotti ricorda che trail monastero ed il vicino ponte delle Catene si svolse una battagliatra i sostenitori del partito degli Sforza (che stavano assediandoMonza) e gli avversari venuti in soccorso e che liberarono Monzadall'assedio. Egli descrive anche la "Latteria", bella Cascinaedificata in questa zona, di pianta simile ad una tipica villaviennese, poi demolita.Dice il libretto di appunti storici di Romagnoni sul Santuario (ne houna stampa del 1944 della Tipografica sociale con le cronache dellaincoronazione vaticana), ricordando una epigrafe ormai scomparsacitata dal Frisi che l'area apparteneva "ad un certo signore chiamatoRodolfo, di originelongobarda, il quale... Allora si ritirò a Monza, dove terminò in pacei suoi giorni, lasciando due figliuoli, i quali si addomandavanoEriberto e Bertarido di Liprando. Questi per onorare la memoria delloro comun genitore, fabbricarono una cappella presso di cui posero ilsuo sepolcro,nel presente anno 1131...".Il padre francescano nel 1215 tornato dalla Spagna passò da Monza perandare ad Oreno (dove vi è altro convento francescano) e fondò, pressola cappelletta eretta dai figli di Rodolfo, la nuova dimorafrancescana (si veda la cronistoria antica di padre BernardinoBurocco). Del quadro (presunto del XVI secolo) non si conoscono gliautori e neppure l'esatta provenienza. Il 23 maggio 1937 l'immaginedella vergine fu "incoronata" con un Diadema d'oro e di gemme offertodai monzesi a riconoscimento di una effige ritenuta miracolosa.Diadema che fu posto nel quadro, sopra la testa della Madonna.Il Mezzotti dice molto di questo monastero ricordando che l'edificioche conosciamo fu deciso nel 1462 e terminato nel 1467, la tomba diPietro da Giussano,  qui sepolto, e molte altre cose che lascio a chiavrà l'accortezza e la curiosità di leggere l'originale che si trovaanche alla biblioteca diMonza e che, mi dicono, presto sarà ristampato.Alfredo Viganò
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Il Santuario di Santa Maria delle Grazie di Monza

La presenza dei Frati Minori Conventuali a Monza risale all'anno 1232.Nel 1462 la Comunità di Monza richiede di avere un conventofrancescano e l''8 settembre 1463 viene posta solennemente la primapietra. Si lavorara con grande entusiasmo e, nel frattempo si procedead ottenere, secondo gli ordinamenti del tempo, le necessarie facoltàe permessi della autorità religiosa e civile. La nuova chiesa vienededicata alla Vergine e chiamata S. Maria delle Grazie fin dallafondazione. Il 18 ottobre 1467, anche se i lavori non sono ancoraterminati, viene celebrata la prima messa. Con l'andar degli anni, ilConvento e la Chiesa vengono sempre più abbelliti, ampliati, e meglioadattati alla vita dei religiosi. Si ingrandisce l'orto e poi sicostruisce un ponte sul fiume Lambro per facilitare l'acceso allachiesa.Posta a oriente, su un lieve rialzo del terreno, elevato di quattrogradini per evitare le inondazioni del fiume, ha davanti un magnificoporticato, sostenute da quattro colonne di marmo, ed eretto circal'anno 1632. L'interno della chiesa, ad una sola navata è diviso dallagrande parete del transetto, ripartito in 28 quadri raffigurantiepisodi della vita di Gesù dipinti dal Burocco. La volta in originetutta dipinta col monogramma bernardiniano (o Nome di Gesù) nel 1717viene ridipinta da Carlo Preda di Milano. Nel 1718 l'Altare maggiore,prima in legno, viene realizzato in marmo da Antonio Rossi di Arzo. IlPresbiterio, alto tre gradini, col pavimento di marmo a scacchiazzurri e bianchi è cinto da una balaustra di marmo porcellanato. Ailati dell'Altare, in alto, un Organo di 7 Registri e dirimpetto lacantoria, chiusa con ante dipinte.Il Coro viene ricavato nel 1578, elevando L'Ancona, avanzando l'Altaree aprendo nell'abside una finestra tripartita. Fra Giuseppe Radaelli,nel 1640 circa, realizza gli schienali di noce e il leggio.Il campanile è coerente col coro, alto e con 4 campane. Non se neconosce con precisione l'anno di costruzione ma sembra contemporaneoalla chiesa.Le cappelle sono 5: due nel transetto e 3 sul lato destro dellachiesa. Facevano parte del disegno primitivo e sono state costriteinsieme alla navata. La Sacrestia si trova sul lato sinistrodell'abside.La soppressione napoleonica del 1810L'Editto Imperiale di Napoleone Primo del 25 aprile 1810 ordina lachiusura dei conventi e l'espulsione dei religiosi.Nel 1811 la Sacra Immagine della Madonna dopo una prima collocazionedi fortuna, viene spostata nella Cappella dell'Ospedale alla Isola,ora «Piazza Garibaldi».Anche qui nella nuova sede la Vergine continua ad essere «fonte digrazie». Continuano anche i pellegrinaggi  e le processioni dai paesivicini, specialmente da Muggiò, Biassono, Vedano e Olgiate Comasco.L'antico Santuario francescano comincia ad essere chiamatopopolarmente delle «Grazie Vecchie».Verso la fine dell''800 un fulmine colpisce un grosso albero delpiazzale, che cadendo demolisce due cappellette: allora un ingegneredella Real Casa fa atterrare anche le altre, rimangono solo le dueaddossate alla Chiesa e il tempietto del Sepolcro. Nel 1900 ilSantuario è stato ormai spogliato di tutte le opere d'arte e deglioggetti di valore, le tombe manomesse e profanate, e il locale ridottoa magazzino di foraggi per la Casa Reale cui era stato assegnato comepertinenza del Regio Parco. Anche il convento aveva subito diversemanomissioni, e un continuo deperimento. Il Demanio aveva assegnato -dopo un breve periodo in cui l'Imperatore d'Austria Francesco Giuseppel'aveva requisito destinandolo a  Caserma delle sue truppe - una partedei locali al Supremo Ordine di Malta per deposito di materialesanitario, e un'altra a  numerosi sfrattati che il Comune non sapevadove collocare. infine il giardino e il terreno dell'orto eranopassati alla Scuola Superiore di Agraria.Il ritorno dei francescani a MonzaPassata la bufera delle soppressioni napoleoniche, che era riuscita achiudere i conventi ma non a estinguere le vocazioni religiose, ifrancescani della Lomabardia si uniscono e - con le nuove vocazioni -riconquistano a poco a poco  le vecchie posizioni, aprendo nuoviconventi o ritornando alle antiche dimore. Così si pensa anche a Monzae al suo Santuario. Il 27 marzo 1930, sul «Cittadino» viene data lanotizia ufficiale della cessione ai Frati Minori di Lombardia dellaloro chiesa delle Grazie Vecchie perchè si riapra al culto. L'annosuccessivo, l'architetto monzese Luigi Bertesaghi, assistito dallaSovrintendenza ai Monumenti, inizia i lavori di assaggio, per ridarealla chiesetta, la sua antica fisionomia. Dopo il ritorno del quadrodella Madonna nella sua antica sede, resta (ancora) un ultimodesiderio e un'ultima ambizione: la coronazione vaticana, l'attosolenne che ratifica l'antichità e la miracolosità di una venerataImmagine. Il Sommo Pontefice Pio XI, accolto benignamente il votodella città di Monza, suffragato dal consenso del Capitolo Vaticano,con decreto in data 19 marzo 1936 del Segretario di Stato Card. E.Pacelli, nomina come Delegato Pontificio a quella cerimonia il Card.I. Schuster, Arcivescovo di Milano. Per l'incoronazione si fissa laDomenica della SS. Trinità il 23 maggio 1937. Nonostante la nuovaguerra i Religiosi continuano ad abbellire il Santuario con restauri enuove opere. Il 14 marzo 1946 il cardinal Schuster compie la lunga esuggestiva cerimonia della consacrazione del rinnovato Santuario, delnuovo presbiterio e dell'Altare Maggiore. Rimane ancora il problemadei locali occupati dal Supremo Ordine di Malta e dagli sfrattati, maalla fine anche questi ritornarono ai Frati.Il quadro dell'AnnunciazioneSecondo il Burocco la prima immagine venerata col titolo di S. Mariadelle Grazie non rappresentava L'Annunciata, come ora, ma la Madonnacol Bambino in braccio. Si dice anche che il quadro dell'Annunciazionesia opera di due autori. Originariamente collocato nell'abside,lontano dalla vista dei fedeli, nel 1621 venne spostato nella cappelladel transetto a causa della crescente devozione di cui era oggetto. Lafama della Vergine di Monza arriva fin al Vaticano e supera perfino iconfini nazionali fino in Spagna. Alle feste accorrono migliaia dipersone dai paesi vicini, tanto che nel 1713 vengono utilizzate 18mila Particole. La ricorrenza liturgica dell'Annunciazione di Mariadiventa la grande festa di Monza e di tutto il contado e il 25 marzole folle accorrono, raccoglindosi in preghiera, per attingere favoricelesti a questa «fonte di grazia».
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Students Live Party al Palacandy

Monza, 9 febbraio.L'evento organizzato dall'Associazione giovanile Net4Fun incollaborazione con Event Sound Promotion, che vedrà la partecipazionedi sei band studentesche, che apriranno la serata, e dei Vallanzaska eJ-Ax (ex Articolo 31) come headliner.Le sei formazioni finaliste sono state scelte tra oltre 100 bandiscritte alle selezioni.Students Live Party è riservata ai giovani di tutta la Lombardia, edoltre ad essere una grande festa/concerto con più di 3.000 ragazzi, sibasa su un progetto innovativo che si pone l'obiettivo di coinvolgerei giovani tra i 14 ed i 23 anni non solo come fruitori ma anche comeorganizzatori del concerto. Per la prima volta si vuol rendere igiovani protagonisti di un evento, nella duplice veste di realizzatorie di musicisti. L'Associazione Net4Fun ha creato un vasto "gruppo diosservazione/lavoro" composto da studenti che, sotto la direzione diprofessionisti del settore dell'organizzazione di concerti,contribuisca attivamente alla realizzazione e promozione del concerto.Students Live Party nasce dalla consapevolezza che il sistemaformativo italiano in generale raramente offre dei momenti formativied informativi per tutti coloro che desiderano avvicinarsi alleprofessioni musicali; l'idea è quindi quella di organizzare unimportante evento che consenta la creazione di step formativi in talsenso.Sul sito www.espromotion.it/studentsliveparty è presente una sezionededicata, "Job In The Music", all'interno della quale sarà presenteuna dispensa formativa, scaricabile gratuitamente, relativa allafigura professionale dell'organizzatore di concerti.La manifestazione è patrocinata e supportata dalla Provincia di Milano(Assessorato alla Pubblica Istruzione) e da media partner: IlCittadino di Monza e Brianza, Rockstar, Rocksound e da Radio Lombardiache sarà la radio ufficiale dell'evento.Programmaore 19.00apertura cancelliore 20.30 – 22.00esibizione delle sei migliori band studentesche scelte in tutta laLombardiaore 22.30 – 24.00VallanzaskaJ – Axore 24.00 – 01.30il parterre del palazzetto diventerà una grande discotecaIngresso € 15PalacandyViale StucchiInfo-line prevendita e biglietti: 02 91434506www.espromotion.it/studentsliveparty - www.myspace/studentsliveparty
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Friday, January 25, 2008

Duomo di Monza: sarà restaurata la Cappella di Teodelinda

Sarà restaurata la preziosa Cappella di Teodelinda del Duomo di Monza. Il progetto è stato presentato ieri, nella cattedrale monzese, da Dario Cimorelli, presidente della Fondazione Gaiani, che gestisce il Museo del Duomo, da poco riaperto dopo un lungo lavoro di riqualificazione. Oltre alla Fondazione, partecipano al progetto il World Monument Found of Europe, la Fondazione Cariplo, la Fondazione Marignoli e la Osram come sponsor tecnico. Gli affreschi della cappella, che custodisce anche il sarcofago con le spoglie della Regina e la Corona Ferrea, realizzati dalla famiglia dei pittori Zavattari, coprono una superficie di circa 500 metri quadrati e raffigurano il cosiddetto ‘Ciclo di Teodelinda: 45 scene disposte su cinque fasce sovrapposte che raccontano la vita della regina e la conversione al cristianesimo del suo popolo. Tra i quadri più famosi quelli che descrivono le scene nuziali del matrimonio con Agilulfo. Il restauro, che costerà 2 milioni e 600 mila euro, inizierà dopo che un’apposita commissione, con la partecipazione della Sovrintendenza ai beni culturali, avrà esaminato la situazione degli affreschi e deciso a chi affidare i lavori e che tecniche utilizzare. L’esame della cappella aveva già evidenziato, negli anni ‘90, la necessità di un risanamento delle pitture che presentano tracce di inquinamento e infiltrazioni di umidità: ma i tempi dell’intervento sono stati accelerati dopo che, due anni fa, un’ispezione del carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale aveva messo in luce la creazione di bolle di umidità con il pericolo di ’sfarinamento’ dei dipinti. I lavori avranno una durata prevista di tre anni.
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Tuesday, January 22, 2008

La Chiesa di Santa Maria in Strada a Monza

La chiesa di Santa Maria in Strada prende il nome dalla contrada ‘di Strada’, a sud dell’antico borgo, attraversata dalla via principale che conduce a Milano. Sul luogo dove sorge esisteva un insediamento dei terziari francescani, detti ‘della Penitenza’, la cui presenza è segnalata a Monza, sin dagli anni immediatamente seguenti alla metà del sec. XIII, presso la chiesa di San Pietro, oggi scomparsa. Un secolo dopo i terziari accrebbero i loro possedimenti in Monza. Fra questi, un edificio civile adibito a oratorio in ‘contrada Strate’. La notizia della nascita dell’oratorio si desume da un documento del 3 ottobre 1348, da cui risulta che Matteo da Blancano, rettore della chiesa di San Pietro in Cornaredo di Milano, per incarico dell’arcivescovo di Milano Giovanni Visconti, consente ai frati della Penitenza di convertire in oratorio l’edificio in questione, consacrandolo a Dio e alla Beata Vergine Maria. Un’indulgenza concessa nel 1356 a Santa Maria in Strada sembrerebbe dimostrare che in quell’anno la chiesa fosse già aperta al culto, anche se un manoscritto del cronista monzese Bonincontro Morigia fa coincidere la costruzione del tempio con un’attività edilizia nel castello, durante il 1357. Nel 1368 la chiesa è certamente costruita e accanto ad essa esisteva un piccolo convento, come dimostra il lascito testamentario di un certo Grasso Gafoiro. Nel 1393 i religiosi che vi svolgevano vita comunitaria chiesero di entrare nell’ordine degli Agostiniani Eremitani di San Marco in Milano. Sino a questa data la chiesa di Santa Maria in Strada restò un edificio ad aula unica, a pianta rettangolare, concluso a oriente da un’abside piatta, con copertura a capriate a vista. L’ingresso dei frati della Penitenza nell’ordine Agostiniano coincise con una nuova fase nella storia edilizia dell’edificio, che vide l’ampliamento della chiesa con l’aggiunta del coro, la costruzione della sacrestia e della torre campanaria, l’estensione del monastero. Nel 1421 i lavori erano già ultimati.   A seguito delle disposizioni dell’arcivescovo Carlo Borromeo sulla riorganizzazione degli spazi interni e sull’adeguamento degli arredi delle chiese alla Controriforma tridentina, dopo quasi due secoli, nel 1610 si provvide alla costruzione della volta a botte, che nascose le capriate a vista della copertura originale e comportò la chiusura delle monofore slanciate e archiacute verso il vicolo Ambrogiolo, a settentrione, e la riduzione della finestra del coro. Agli inizi del XVIII secolo si apportarono alcune modifiche agli altari e nel 1756 un intervento radicale diretto dall’architetto Giovanni Battista Riccardi modificò ulteriormente l’interno della chiesa. Fu realizzato il cornicione aggettante alla base della volta, la parete fu scandita da lesene in stucco, si riformarono gli altari, si aprirono le cappelle, si realizzò la decorazione a stucco dell’arco trionfale e dell’arco verso il coro, si ricostruì l’altare Maggiore in marmi e bronzi dorati, in sostituzione dell’altare in legno intagliato degli inizi del secolo. Nello stesso periodo fu rivestita a stucco la volta slanciata quattrocentesca del presbiterio.   Nel 1798 la Confraternita dei padri Agostiniani di Monza fu soppressa con un provvedimento della Repubblica Cisalpina e il tempio, dopo un breve periodo di chiusura, fu affidato al Duomo, divenendo chiesa distrettuale. Il convento fu venduto, destinato ad abitazioni fino al 1862, quando fu trasformato in scuola materna, conservando sino ad oggi la destinazione scolastica. Nel 1870, l’architetto Carlo Maciachini ricevette l’incarico di intraprendere il restauro della facciata e del campanile.   La facciata, per quanto rechi notevoli segni dell’intervento arbitrario del restauro ottocentesco, consente di riconoscere l’impianto originale e di apprezzare il ricco apparato decorativo a motivi geometrizzanti. Il prospetto a capanna è caratterizzato dalla scansione in fasce orizzontali separate da cornici aggettanti. Sopra un alto basamento in cotto, riquadrato da zoccolo e contrafforti in lastre di pietra e interamente profilato da una sottile cornice marmorea, si imposta la parte superiore, suddivisa in tre fasce ornate con un fitto ricamo in terracotta.   Il portale conserva la ghiera antica dell’arco in cotto, mentre le spalle e l’architrave in marmo scolpito a riquadri sono frutto del rifacimento ottocentesco. La fascia superiore è scandita da finte edicolette fiorite e cuspidate, che in parte conservano tracce di affreschi tardo-trecenteschi mentre le tre centrali sono aperte e danno luce alla navata. La decorazione in terracotta si fa più ricca nel registro soprastante, contraddistinto dal rosone centrale affiancato da due bifore archiacute, chiusi in cornici quadrate, a lacunari di svariato disegno. Piccoli cerchi ricamati sono inscritti negli angoli delle incorniciature, mentre la ruota del rosone è stretta da modanature concentriche lisce, tortili, vegetali e geometriche.   Nella parte sommitale, a vento, la decorazione si alleggerisce, con la nicchia che ripara la statua della Madonna con Bambino affiancata da due oculi semplici, e con una ricca fascia sfrangiata di archetti pensili, che sottolinea il forte aggetto del coronamento. La torre campanaria in origine era tozza, terminando all’altezza della cella: il coronamento con bifore, archetti pensili e cuspide svettante è un’invenzione del Maciachini.   La fronte di Santa Maria in Strada mostra strette analogie con quelle della chiesa madre dell’ordine a Milano, il San Marco, che risale al tempo in cui la confraternita dei frati della Penitenza monzesi viene incorporata nel monastero degli Agostiniani milanesi, e che è opera del maestro Menclozzo.   La facciata rivela precisi legami con una corrente architettonica debitrice della cultura toscana di Giovanni di Balduccio, ma con caratteri schiettamente lombardi, di matrice campionese; nella ricerca rigorosa della simmetria e nell’esuberanza dell’apparato decorativo si avvertono forti analogie con l’esempio assai prossimo del Duomo di Monza, la cui fronte viene completata negli stessi anni dal maestro Campionese Matteo.   La statua della Madonna, di altezza quasi naturale, vestita di un abito lungo e stretto in vita da una cintura, con ricco panneggio a canne e con un velo fermato sul capo da una corona gemmata, si presenta come “Vergine Regina”. Con la destra regge il globo crucigero, mentre con la sinistra sostiene il Bambino, in piedi e nudo. La figura della Madonna, leggermente incurvata verso destra, deriva da modelli d’Oltralpe, francesi e germanici, mentre l’ovale perfetto del viso, vagamente inespressivo, la bocca piccola, la fronte ampia e leggermente bombata, la ricca corona gigliata, rimandano ai modelli zavattariani della Cappella di Teodolinda ne e a un epoca non anteriore ai primi del XV secolo.   L’interno della chiesa si articola in tre corpi: un’ampia aula rettangolare, il vano quadrato del presbiterio e il coro profondo di pianta semiottagonale. Degno di nota è il primo altare a destra, con la pala del Trasporto dell’icona della Madonna del Buon Consiglio, opera eseguita da Federico Ferrario poco dopo il 1756. La tela rappresenta l’episodio miracoloso del trasporto attraverso il mare di un’effigie della Vergine che si venera nel santuario agostiniano di Pesezzano, presso Palestrina, mentre il quadretto incastonato al centro della tela è una copia recente. A sinistra, il secondo altare conserva nell’ancona un Crocefisso e nel vano sotto la mensa una scultura in legno dipinto, raffigurante l’Incontro di Maria con il Figlio sulla via Dolorosa, entrambi risalenti al rinnovamento degli inizi del Settecento.   L’altare maggiore, in marmi, commesso di pietre dure e bronzi dorati, risale invece al secondo rinnovamento, del 1756: sostituisce un altare ligneo sul quale era esposta dagli inizi del Settecento la Madonna della cintola, in legno dorato e policroma, che sovrasta dal coro la mole del nuovo altare. Gli affreschi del presbiterio e del coro sono opera di Giambattista Gariboldi (1756-57): nella volta del presbiterio è raffigurata un’Assunzione della Vergine, in quella del Coro una Gloria di Sant’Agostino. La tela sulla parete destra del Coro raffigura il Martirio di S.Andrea, eseguito da Andrea Lanzani per l’altare Maggiore della chiesa di Sant’Andrea - oggi scomparsa - quando fu ceduta ai padri Agostiniani nel 1683.   Di notevole interesse è un affresco alla base della torre campanaria, che in origine costituiva una cappella aperta nella navata della chiesa e che intorno al 1610 fu trasformata in accesso per l’area conventuale. Il dipinto, sulla parete a destra dell’ingresso, rappresenta una Crocefissione, si può assegnare agli anni immediatamente successivi alla costruzione del campanile (1393) e costituisce una rara testimonianza della pittura lombarda trecentesca. Le figure massicce sono realizzate con una grafia gotica semplificata, che sopperisce alla mancanza di forza chiaroscurale dei colori, stesi uniformemente, con rare ombre e lumeggiature. Delicato e colto è invece il frammento di Annunciazione che sopravvive sulla parete di fronte all’ingresso.   Da via Santa Maddalena si può accedere a quanto rimane del complesso monastico trecentesco. Degni di nota sono il chiostro, di cui furono messi in luce i lati ovest, sud ed est, all’inizio degli anni Settanta, e l’edificio perpendicolare alla sacrestia, lungo il lato orientale del chiostro, in origine adibito a refettorio, con una serie di monofore archiacute che si aprono nella fronte verso il giardino della scuola. Dal vicolo Ambrogiolo si può accedere all’antica sacrestia, oggi adibita ad altri usi, attraverso un piccolo ambiente quadrato con soffitto in legno del XVI secolo, dipinto a cassettoni. Il locale della sacrestia è coperto da una volta su capitelli pensili, affrescata con il monogramma di San Bernardino entro sole radiato.
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Sunday, January 13, 2008

Rosa Mistica, concerto nel Duomo di Monza

Monza, 16 gennaio. Il Centro culturale LoGaiSaber organizza il concerto dell’Ensemble Cappella Artemisia, Rosa Mistica, musiche delle monache italiane del Seicento nel Duomo di Monza, alle ore 21. Il concerto presenta un panorama di musiche composte da monache di clausura nel Seicento, e fornisce un ritratto di un mondo musicale tanto affascinato quanto sconosciuto. Fra le compositrici si segnalano la prolifica Isabella Leonarda, autrice di 20 opere di mottetti e altri brani di musica sacra, oltre all’unica raccolta completa di musiche strumentali dell’epoca composte da una donna italiana; un’altra monaca orsolina (l’unico ordine monastico non soggetto alle rigidissime regole di clausura) Maria Xaveria Perucona, di cui si conoscono solo i suoi Sacri concerti de Motetti, pubblicati quando aveva 23 anni; Caterina Assandra, pavese, dedicataria e autrice di raccolte di mottetti; due ospiti del celebre convento di Santa Radegonda a Milano, Chiara Margarita Cozzolani e la consorella Rosa Giacinta Badalla; la compositrice modenese e suonatrice di liuto Sulpitia Cesis; Raphaella Aleotti, direttrice del “concerto grande” del convento di San Vito a Ferrara, e altre. In tutto il tardo ‘500 e nel ‘600 si trovano cronache di storici e viaggiatori in Italia che dipingono, parlando dei conventi, un mondo musicale meraviglioso popolato da donne-cantatrici, suonatrici e persino compositrici. Tali immagini sono ancora più affascinanti se si considerano le rigide restrizioni cui erano sottoposte queste donne nella loro vita claustrale. Per quanto concerne la musica in particolare, un velo di mistero copre la realizzazione e l’esecuzione di questo repertorio: le musiche composte per e dalle suore spesso comprendevano parti per voci di tenore e basso e l’uso degli strumenti era ufficialmente proibito nei conventi! Cappella Artemisia è un ensemble di voci e strumenti che si propone di fare luce su questo mistero fornendo una possibile interpretazione e presentando i brani scelti come avrebbero potuto essere ascoltati in origine, cioè senza voci maschili. Il complesso si dedica da anni all’esecuzione della musica dei conventi femminili italiani del ‘500 e del ‘600 e il repertorio che propone comprende sia opere composte dalle suore stesse, sia brani scritti da più noti compositori dedicati all’esecuzione all’interno dei monasteri femminili. Cappella Artemisia ha inciso tre cd per Tactus Canti nel chiostro: musiche nei monasteri femminili del ‘600 a Bologna, I vespri natalizi di Chiara Margarita Cozzolani, Rosa Mistica, musiche nei monasteri femminili lombardi nel ‘600. Si è esibito in numerosi Festival nazionali e internazionali tra i quali: Der andere Sommer Hall 1996, Festival van Vlaanderen Brugge 1997, Donne in musica Fiuggi 1999, Osterfestival Innsbruck 1997 e 2000, Sipario Ducale 1998, Festival alte Musik Ulm 1999, Chard Festival 2000. Il nome di Cappella Artemisia si ispira alla pittrice Artemisia Gentileschi, una figura significativa nella cultura italiana secentesca. Info: 339-2904514  roberto.maier@tiscali.it
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Balle flamenco Jerez de La Frontera al Manzoni

Monza, 19 gennaio. Dall’Andalusia, culla della grande tradizione del flamenco più autentico, arriva in Italia il Ballet Flamenco Jerez de la Frontera. Con talento e originalità sarà di scena questa nobile arte, che sa essere allegra e solare, ma anche passionale, romantica e malinconica, nata dalla seduttiva mescolanza di diverse culture mediterranee, conserva nel tempo il suo  indiscutibile fascino misterioso, trasmettendo al cuore degli spettatori intense emozioni. Straordinari ballerini e musicisti appartenenti alla nuova generazione “flamenca” faranno conoscere il profondo gusto del vivere e del “sentire” flamenco attraverso l’avvincente storia di un classico intramontabile di una delle opere più amate al mondo: Carmen. Nell’atmosfera popolare gitana della Siviglia del 1830, sentimenti universali quali l’amore e l’odio, la rabbia e la passione, il rimpianto e il desiderio, la gelosia e la libertà, si intrecciano nella storia avvincente di un soldato (Don Jose) che abbandona tutto per una gitana (Carmen), fino a diventare un fuorilegge e ad esserne poi tradito. Un viaggio emozionante nel cuore della cultura spagnola dove i ritmi  incalzanti delle chitarre, la sensualità e il talento degli  straordinari artisti di questa compagnia, si uniscono alle note ammalianti della magnifica musica di Bizet, ricca di contrasti solari dai motivi zingareschi e dall’ incalzare drammatico dell’azione dell’opera. Direzione Artistica: Maria Sereno Lozano “Chiqui de Jerez” Coreografia: Maria Sereno Lozano, Carlos Carbonell Musica: Bizet & Flamenco dal vivo Interpreti: Carmen - Maria del Rocio Romero Delgado; Don Jose - Carlos Carbonell; Torero - Juan Francisco Garcia Bermudez Corpo di ballo: Juan Andres Maria Aguirre; Jose Antonio Montoya Nieto; Aroa Barea Ombrea; Maria Luisa Gallardo Vinaza; Vanesa Aibar Gallego; Rosa Maria Rodriguez Rojas; Sara Marina Gutierrez Escalona COREOGRAFA: Chiqui de Jerez. Maria Luisa Sereno Lozano, in arte Chiqui de Jerez, inizia la sua carriera nel mondo del flamenco nel 1985 creando la compagnia “Jerez por Bulerias” che, fino al 1995, si esibisce in tutta Spagna, Svizzera, Austria, Italia, Londra, dove, parallelamente agli spettacoli comincia a impartire lezioni. A fianco della prima compagnia, nel 1996 ne crea una seconda chiamata Chiqui de Jerez, che vanta partecipazioni di ospiti famosi come Domingo Ortega, Lina Moro, Belen Fernandez, Adrian Gala. Dal 1997 ad oggi Chiqui ha continuato ad esportare l’arte del Flamenco in paesi come il Canada, Stati Uniti; ha partecipato alla realizzazione del film di produzione francese “Pequeños Talentos”, ha continuato ad insegnare formando nuovi talenti riconosciuti poi su tutto il territorio spagnolo ed estero come alcuni tra i migliori ballerini; vince premi ed invita a collaborare alle sue classi artisti del calibro di Alejandro Granado, Javier la Torre, Rafaela Carrasco, oltre a continuare a coreografare una lunga serie di spettacoli che da sempre esprimono la pura passione gitana. Biglietti: interi - platea € 25, balconata € 21, galleria € 13 ridotti per Cral e associati, minori di 18 anni, abbonati alla stagione di prosa platea € 23, balconata € 19, galleria € 11 speciale ridotti scuole di danza- platea € 20, galleria € 11, posti limitati.
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La circolarità del ritorno nella spirale dell’esistenza

Monza, 18 gennaio. Il Centro culturale  Ricerca presenta LA CIRCOLARITÀ DEL RITORNO NELLA SPIRALE DELL’ESISTENZA. Una serata in compagnia di Manoel de Oliveira e di Gustav Mahler, a cura di Franco Arpago, introduzione di Sergio Premoli. Del regista  portoghese Manoel de Oliveira sarà commentato il film Ritorno a Casa (Je rentre à la maison). Principale interprete Michel Piccoli. Quella che la critica ha definito “l’inconsueta grammatica visiva” di de Oliveira ha in questo film un suo spazio ben preciso e individuale. Il protagonista del film è un attore, e de Oliveira ce lo mostra sulla scena, prima nei panni di Bérenger, in “Il re muore” di Eugene Ionesco; poi in quelli di Prospero duca di Milano, in La tempesta di Shakespeare. A queste rappresentazioni si intrecciano episodi della vita del protagonista. Al nostro attore è anche offerta una partecipazione in una trasposizione cinematografica dell’Ulisse di Joyce. Nella sua apparente semplicità questo film offre lo spunto sia per riflessioni sul tema  del ritorno nelle sue molteplici accezioni, sia per descrivere il parallelismo tra le vicende del protagonista (i suoi stati d’animo) e quello che Gustav Mahler ha scritto a proposito dei primi tre movimenti della sua seconda sinfonia, di cui si ascolteranno alcuni stralci. Ore 21, Sala della Luna, via Ambrogiolo 6. Ingresso libero. Info: http://web.tiscali.it/ccrmonza/
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Saturday, January 12, 2008

Lezioni concerto al Liceo Zucchi di Monza

Monza, 16 gennaio. Il Liceo Ginnasio Statale Zucchi in collaborazione con l’Università Popolare di Monza organizza un ciclo di Lezioni concerto aperte alla cittadinanza nell’ambito del progetto Cultura e Territorio, arrivato alla quarta edizione. Mercoledì 16, Il musical americano. Ore 15, aula magna del Liceo, piazza Trento e Trieste 6. Info: tel. 039-323434 www.liceozucchi.it
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