Wednesday, April 9, 2008

L’arresto

Su ordine del magistrato o dell'inquisizione almeno
quattro militi venivano incaricati di arrestare la
presunta strega, giocando sul fattore sorpresa.
L'arrestata doveva essere immediatamente posta dentro
una grossa cesta e condotta in carcere tenendola ben
sollevata da terra. Si riteneva che se la strega
avesse toccato terra avrebbe potuto acquisire la forza
di resistere a qualsiasi tortura procurandosi il
cosiddetto "maleficia taciturnitatis".
Anche il fattore sorpresa era importante in quanto la strega, 
se messa in allarme, avrebbe potuto volare via
a cavallo di una scopa o di un animale, oppure
acquisire il maleficia taciturnitatis:
- bevendo un miscuglio di acqua, vino e menta
- mangiando una focaccia impastata con il latte di una
madre e di una figlia
- inghiottendo del sapone ammollato in acqua
- uccidendo un neonato, non ancora battezzato, bruciandolo 
e cospargendosi il capo con le sue ceneri.
Posted by arianna.pinton at 12:47:02 | Permalink | No Comments »

Il marchio del diavolo

Durante i processi di stregoneria la ricerca del
marchio era un atto propedeutico e indispensabile per
la prosecuzione del processo stesso e per 
l'applicazione della tortura.
Quindi all'inizio del processo la strega veniva
denudata e rasata dalla testa ai piedi in modo da
rintracciare sul suo corpo quel marchio che provava
indiscutibilmente il suo patto demoniaco.
Secondo i saggi inquisitori:
- non poteva esistere strega che non avesse fatto un
patto col Diavolo;
- non poteva esistere patto che non fosse segnato
dall'indispensabile marchio.
La ricerca del marchio, se questo non era subito e 
chiaramente individuabile, poteva durare ore, a volte
giorni, nel qual tempo zelanti ed esperti ricercatori
trafiggevano il corpo della vittima, comprese le parti 
più intime, con degli spilloni per individuare e far
risaltare il segno nascosto. 
Si supponeva che il patto col Diavolo potesse essere
stipulato in varie occasioni, per esempio nel corso di
particolari cerimonie solenni notturne, alle quali
partecipavano streghe e aspiranti tali. 
Nel corso di queste cerimonie le streghe evocavano il Diavolo
e lo onoravano uccidendo neonati e bevendo il loro sangue.
Però la maggior parte degli autori riteneva che le cose
avvenissero in altro modo e che fosse il Diavolo a scegliere
e adescare la donna (o l'uomo) con cui stipulare il patto,
secondo una procedura abbastanza convenzionale:
di solito il Diavolo assumeva l'aspetto di un bel giovane,
molto elegante, e appariva alla candidata strega adescandola
con l'offerta di appetitose ricompense, concessione di poteri
personali o promesse di travolgenti appagamenti sessuali,
cosa quest'ultima assai apprezzata e gradita da parte
delle donne di una certa età e sole al mondo.
La candidata doveva ripudiare la fede cristiana, sputando
e calpestando un crocifisso o altra immagine sacra.
La strega veniva poi ribattezzata nel nome di Satana  
e gli rendeva omaggio baciandogli il sedere.  
Qualche volta (non tutti concordano) la strega riceveva
in dono una moneta, destinata a trasformarsi in una
pietra inutile, non appena il patto fosse stato concluso.
Il patto veniva redatto e sottoscritto col sangue su
di una pergamena vergine e conteneva una dichiarazione
formale del seguente tenore: "Mi impegno a ricompensare
il mio signore Satana, tra venti anni, di tutti i doni
che Egli mi farà. Con questo patto gli concedo il mio corpo
e la mia anima di cui potrà disporre a suo piacimento".
Infine la nuova strega riceveva dal Diavolo un marchio
in un punto ben nascosto del corpo: in genere nelle
parti intime, ma non sempre. Il marchio poteva consistere
nella particolare disposizione di alcuni nei, un segno
sulla pelle a forma di una zampa di pollo, oppure il cosiddetto 
"occhio del Diavolo", che consisteva in uno speciale neo
nella parte interna di una coscia, in prossimità della vagina.
Il marchio poteva anche essere invisibile e consistere in una
piccola parte dell'epidermide resa insensibile al dolore
e non sanguinante se trafitta. In determinate occasioni,
al fine di individuare comunque il marchio, furono usati
particolari spilloni con punta rientrante quando erano premuti
sul corpo della vittima. In questo caso la mancanza di dolore
era interpretata come chiaro segno dell'esistenza del marchio.
Tali spilloni con punta retrattile furono inventati,
all'inizio del Seicento, dal medico inglese Hopkins per facilitare
il lavoro degli inquisitori. Alcuni testi, riferiti alle streghe
nostrane, affermavano che dopo un iniziale consenso al patto,
il Diavolo portava la donna in volo al Grande Noce di Benevento,
sotto il quale riceveva il giuramento della nuova adepta.
Qualche volta il Diavolo esagerava. Nel 1657, sul corpo di
Janet Bruce, una strega scozzese, gli attenti ricercatori di marchi
ne trovarono quattro. Diventata strega a tutti gli effetti,
la nuova adepta aveva la facoltà di invocare il Diavolo, o altri
demoni, e ricevere precise istruzioni e sostegno nell'operare malefici,
comporre pozioni e unguenti diabolici e apprendere formule segrete
e simboli magici.
Posted by arianna.pinton at 12:41:52 | Permalink | No Comments »

L’interrogatorio

Dopo aver individuato sul corpo della vittima il
marchio satanico (cosa che era del tutto scontata e
che di per se meritava già il rito purificatore del
rogo), si procedeva all'interrogatorio, opponendo alle
eventuali negazioni dell'accusata le dichiarazioni di
comodo dei testi dell'accusa.
I testi dell'accusa erano solitamente dei ruffiani,
sovente pagati sottobanco, disposti a giurare
qualsiasi cosa come "l'aver visto la strega volare di
notte a cavallo di qualcosa" ed altre cretinate del
genere. Qualche volta si trattava di persone che
ritenevano di essere state lese dai malefici della
strega a seguito di grandinate, morti improvvise di
parenti e altro.
Viceversa i testi a difesa erano quasi sempre assenti;
chiunque avesse osato deporre a favore dell'accusata
veniva automaticamente sospettato di complicità e
correva il rischio di essere a sua volta processato.
L'interrogatorio procedeva secondo schemi quasi
standardizzati e presumeva l'ammissione (confessione),
senza riserve, di qualsiasi colpa gli inquirenti
volessero addosssare alla vittima, pena il ricorso
alla tortura.
L'idea della tortura incuteva un tale terrore nelle
vittime che, pur di evitarla, molte confessavano in
questa fase del processo i più fantastici e orrendi
malefici, ritenendo che il rogo fosse ancora un male
minore in confronto alla ferocia degli inquisitori.
Un altro motivo che poteva indurre l'accusata a
confessare "tutto e subito" era la vaga e non sempre
mantenuta promessa dei magistrati di commutare la pena
di morte nel carcere a vita, nel bando o altre pene minori.
Malgrado la loro disponibilità iniziale, molte
accusate venivano ugualmente passate alla tortura
quando l'inquirente, a fronte di risposte confuse 
dettate dalla paura, sospettava qualche reticenza.

Posted by arianna.pinton at 12:36:55 | Permalink | No Comments »

Torture

Occorre anzitutto distinguere tra due tipi
fondamentali di tortura:
- la tortura punitiva
- la tortura inquisitoria.
La tortura punitiva consisteva, in determinate
occasioni, in un incremento di sofferenza e di dolore
applicato a un condannato prima della sua esecuzione
capitale, come attanagliarlo con pinze roventi o
altro. Era una cosa abbastanza frequente nel caso di
condanna per il reato di lesa maestà. Anche la gogna,
le frustate, il taglio di una mano possono essere
considerati atti di tortura punitiva.
Nell'ambito della persecuzione delle streghe questo
provvedimento non risulta sia mai stato applicato.
La tortura inquisitoria fu invece pesantemente
applicata (circa nel 90% dei casi) nel corso dei processi
contro le presunte streghe. Lo scopo di questo
provvedimento era duplice:
- la strega doveva confessare di aver commesso tutte le
incredibili idiozie di cui l'accusavano gli
inquisitori clericali o laici.
- La strega doveva denunciare i suoi complici o altre
streghe di sua conoscenza allo scopo di attivare una
catena di processi che, in definitiva, consentiva ai
magistrati e al clero di avviare una spirale
persecutoria solitamente fonte di illeciti e cospicui
arricchimenti. Un processo di stregoneria, oltre alla
condanna della strega "esca", comportava sempre la
confisca dei suoi beni e di quelli della famiglia;
questo in base alla consuetudine, entrata in uso dal
1184 e anni seguenti, che aggiungeva alla pena del
rogo anche la confisca.
E' inutile sottolineare che portando la tortura a
limiti di sofferenza insostenibili TUTTI sono disposti
a confessare TUTTO quello che un inquisitore pazzo
vuole si confessi. Hai partecipato al sabba? 
Devi solo rispondere sì o no, ma ricordati che se 
rispondi no la tortura continua.
Il primo caso noto di applicazione della tortura a
scopo inquisitorio risale al 1228, presso il tribunale
della città di Verona. L'esempio fu poi
baldanzosamente seguito dal clero nel 1252 con la
papale benedizione e il sostegno di Innocenzo IV.
L'applicazione della tortura non competeva solo alle
presunte streghe, anche i testimoni dell'accusa che si
dimostravano reticenti potevano essere torturati per
ottenere testimonianze "adeguate" e in linea con
quello che gli inquisitori volevano sentirsi dire.
Si cercava di fare in modo - ma non sempre era
possibile - che la vittima non morisse durante i
tormenti. Era necessario arrivare alla fine del
processo e procedere, con gran chiasso, all'esecuzione 
in pubblico in modo che questa servisse da esempio.
Qualora però la vittima morisse a causa dei tormenti
i giudici non erano ritenuti responsabili. La colpa 
era attribuita al Diavolo che aveva anticipato la
scadenza del patto, impossessandosi della sua preda prima che
fosse ridotta in cenere sul rogo.
Non è mai stato accertato quanti accusati siano morti
in carcere per le sofferenze subite e quanti altri si
siano suicidati per non essere sottoposti ad altri
tormenti. Un fatto è certo: nel 95% dei casi di
esecuzione capitale si è trattato di accusati
"confessi" in seguito alle torture subite.
La tortura poteva essere applicata più volte in caso
di sospetta reticenza o di ammissioni confuse. Nella
città di Dreissigacher (Germania) si è arrivati al
caso limite di torturare una vittima per 56 volte
consecutive.
Amor di Dio e carità cristiana hanno fatto sì che
gli inquisitori escogitassero tormenti talmente
raffinati che vale la pena di citarne qualcuno.
- I tratti di corda. Venivano applicati normalmente per
tre volte consecutive. Le mani della vittima venivano
legate dietro la schiena e poi fissate a una corda
servita da carrucola. Sollevando la vittima da terra,
con strappi più o meno violenti, si produceva la
lussazione degli omeri. Questo era il tipo di tortura
più frequente.
- Lo squassamento. E' una variante del metodo
precedente. La vittima veniva appesantita con carichi
legati ai piedi, variabili tra i 15 e i 25
chilogrammi. Uno strappo estremamente violento della
corda produceva la fuoriuscita delle articolazioni
delle braccia e, sovente, la rottura dei polsi.
- Il cavalletto. Tavolaccio sul quale la vittima era
distesa con polsi e caviglie legati a funi che
facevano capo a un argano. L'azione dell'argano
provocava lo stiramento degli arti con effetti simili
ai due trattamenti precedenti. Questo tipo di tortura
poteva essere protratto anche per 30-40 ore e con
tensione crescente delle corde.
- La ruota.
- Le compressioni. 
- Tra le più comuni:
viti per stritolare arti e dita;
ganasce a vite per la testa
- stritolatori per genitali maschili
- stivali con viti, da applicarsi a gambe e piedi.
- La sedia di ferro. Era una specialità tedesca. La
vittima veniva fatta sedere nuda su di una sedia di
ferro arroventata.
- Pinze e tenaglie: le pinze erano usate per strappare 
le unghie (Scozia). Le tenaglie arroventate si usavano 
per strappare lembi di pelle.
- Tormenti diversi. Applicati in varie località secondo
l'estro degli inquisitori:
- la vittima era costretta a ingurgitare enormi
quantità d'acqua (Spagna e Francia)
- le narici delle vittime venivano riempite di acqua e
calce viva
- la vittima veniva stesa bocconi su di un letto di rovi
e poi si passava lungo la spina dorsale un pesante
rullo munito di aculei
- bruciature con alcool e zolfo cosparsi sul corpo delle
vittime
- la vittima veniva incatenata a un muro (o in piedi su
di uno sgabello) e costretta a bastonate a una veglia
forzata per parecchi giorni, sino al totale istupidimento
- la culla di Giuda dove l'interrogato, legato mani e
piedi, veniva fatto dondolare su di un cuneo che gli
tagliava lentamente la pancia
- asportazione dei capezzoli femminili con lame
taglientissime e cauterizzazione delle piaghe con
colata di piombo fuso (specialità di alcuni
inquisitori papali dell'Italia meridionale)
- Mutilazioni varie. Asportazione di occhi, orecchi,
dita.
Al dolore fisico delle vittime occorre anche
aggiungere (e non era cosa da poco) la cocente
umiliazione dovuta alla totale nudità e alla perdita
di deiezioni conseguenti all'incapacità di
controllare i propri sfinteri.
Notare che a quei tempi la chiesa considerava
peccaminoso spogliarsi nudi anche per prendere un
bagno. In certe occasioni il bagno era permesso solo
in presenza di un prete salmodiante (e probabilmente
sporco come un maiale). Tanto per citare qualche esempio:
A Ringingen (Germania); la presunta strega Anna
Spulerin fu privata degli occhi, delle orecchie e le
furono strappate le braccia.
Al presunto mago Fian gli zelanti inquisitori scozzesi
applicarono gli stivali con tanta ferocia da
frantumargli le ossa delle gambe e dei piedi sino a
procurargli la fuoriuscita del midollo osseo.
Posted by arianna.pinton at 12:36:01 | Permalink | No Comments »

La vigilia della morte

Terminato il processo e pronunciata con molta enfasi
la sentenza, le streghe condannate a morte venivano
abbandonate su un mucchio di paglia in qualche fetida
cella. Devastate dalla tortura e pressoché incapaci
di muoversi, attendevano il giorno dell'esecuzione
che, spesso, era rimandato allo scopo di farlo
coincidere con un giorno festivo, per permettere a un
vasto pubblico e a qualche autorità di assistere al
macello.
Ma per alcune streghe, giovani o ancora piacenti,
questa attesa poteva trasformarsi in un ulteriore
incubo. Gruppi di giovani per bene e timorati di Dio
si mettevano d'accordo per perpetrare uno stupro
collettivo della vittima, grazie alla complicità dei
carcerieri che, in cambio di un po' di denaro,
permettevano l'accesso alla cella e le reiterate
violenze sessuali sui corpi di disgraziate incapaci di
difendersi, straziate dalla tortura e con le membra
disarticolate.
Era cosa abbastanza comune se si tiene conto, secondo
la mentalità d'allora che:
- l'atto non era considerato peccato e non necessitava
poi di confessione e penitenza.
Tutto sommato i bravi giovani (tra i quali anche
qualche inquisitore) si rendevano meritevoli al
cospetto di Dio per questo supplemento di sofferenza
inflitto a una creatura ritenuta e dichiarata
"demoniaca".
I carcerieri si accontentavano di poco (sconto
comitiva!) e quindi l'atto costava meno di quanto
pretendesse una comune prostituta. E poi in questo
caso si trattava di peccato da riportare in
confessione.
L'esuberanza di queste pie comitive a volte era tale
che la strega ne moriva; non bisogna dimenticare che
poteva essere considerata e giudicata come strega
anche qualsiasi bambina che avesse compiuto gli otto anni.
Posted by arianna.pinton at 12:35:10 | Permalink | No Comments »

L’esecuzione

Sempre pubblica e molto spettacolarizzata,
l'esecuzione contemplava come atto finale il rogo,
inteso come atto di purificazione del mondo dalla
presenza di un essere demoniaco, le cui ceneri
dovevano poi essere disperse in qualche corso d'acqua.
Fermo restando quanto sopra, le modalità di
esecuzione potevano variare secondo gli usi locali e
l'estro dei persecutori.
Nel timore che qualche condannata potesse all'ultimo
momento ritrattare in pubblico la sua confessione, in
qualche caso si provvedeva a inchiodare materialmente
le labbra della vittima a una tavoletta di legno,
prima di trascinarla sul luogo del supplizio.
A Giordano Bruno fu applicato un boccaglio di
legno dotato di chiodi conficcati nella lingua e nel
palato.
In particolare, prima di essere arsa:
- in Inghilterra la vittima veniva impiccata
- in Germania, Scozia e alcune regioni francesi le
vittime venivano strangolate con la garrota
- nel Principato di Ellwanghen le vittime erano passate
a fil di spada
- in Svezia le vittime erano preventivamente decapitate.
- In Italia, Francia e Spagna le vittime erano bruciate
vive, subendo l'ultimo oltraggio di qualche chierico
ipocrita che alzava davanti ai loro occhi una lunga
croce nera.
Particolarmente spettacolari furono alcune cerimonie
organizzate dagli inquisitori papali di Spagna, gli
autodafè, durante i quali decine, se non centinaia,
di vittime (streghe, eretici, ebrei....) venivano
spietatamente massacrate.
Da non dimenticare la "variante" di Nicolas Remy.
Quest'ultimo aveva introdotto l'obbligo di fare
assistere al rogo delle madri i figli minori di 10
anni facendoli nel contempo frustare a sangue.
Posted by arianna.pinton at 12:34:11 | Permalink | No Comments »

Il sabba

Che cosa succedeva durante un
sabba, secondo quanto inventato dalla fervida,
perversa immaginazione degli inquisitori, che hanno
inconsciamente proiettato nei loro scritti le immagini
dei loro stessi e ben nascosti turpi desideri.
Fu Pierre Mamoris che, nel 1490, diede una
definizione accurata del sabba, raccattando in tutte
le pattumiere dei suoi tempi le favole, gli incubi, le
ossessioni e gli atteggiamenti, mal condivisi e mal
repressi, della chiesa nei confronti del sesso.
Il sabba era una grande, periodica e infernale
sarabanda notturna con la quale si rendeva onore al
Diavolo, rinnovando il patto infernale che legava le
streghe al male.
E' necessario non confondere i sabba con gli esbat.
Questi ultimi pare fossero riunioni settimanali di
streghe appartenenti a qualche oscura congrega, per
discutere di problemi... associativi (?).
Il sabba si svolgeva generalmente in località
sconosciute e molto remote secondo un preciso
calendario stagionale, nelle notti che precedevano:
- la Candelora (2 febbraio)
- il Calendimaggio (1° maggio)
- Vigilia di Ognissanti (31 ottobre = Halloween)
oppure, secondo altri autori:
- Vigilia del 2 febbraio
- Vigilia del 1° luglio
- Vigilia del 1° agosto
- Vigilia del 1° settembre
- Vigilia del 1° novembre.
Scendendo nei particolari. Come si giungeva al sabba?
Utilizzando i mezzi di trasporto già descritti.
Chi erano i partecipanti?
Ovviamente tutte le streghe e i maghi. Era di rigore
presentarsi nudi e scarmigliati.
Il Diavolo stesso che, in caso di precedenti impegni,
poteva farsi sostituire da qualche altro prestigioso
demone.
Numerosi demoni vari tra i quali gli incúbi e i succúbi.
Un certo numero di caproni puzzolenti.
Il banchetto: cosa si mangiava?
Solitamente il piatto forte era costituito dai neonati
non ancora battezzati, rapiti alle loro madri ed alle
nutrici. I cuccioli venivano cotti a puntino e
allegramente sbranati.
Altre carni e cibi immondi, a volte donati dal
Diavolo, oppure portati da casa. Dovevano comunque
essere puzzolenti e disgustosi oltre ogni limite.
Le bevande consumate erano tra le più immonde che si
possano immaginare. Pare che la preferita fosse orina
di cavallo.
Una regola era tassativa: tutti i cibi dovevano essere
cotti e mangiati senza sale. La presenza di un solo
pizzico di sale avrebbe provocato l'indignazione, la
fuga del Diavolo e la conseguente caduta in disgrazia
di tutti i partecipanti.
Le danze. Totalmente caotiche e infernali. Si procedeva
all'indietro al suono di un violino suonato da un
caprone.
Tutti i danzatori dovevano essere nudi ed esibire
oscenamente le loro pudenda.
Le danze erano accompagnate da suoni stridenti,
dissonanti e con un corollario di orrende bestemmie.
I partecipanti (streghe) potevano ballare tra di loro
oppure accompagnarsi ai demoni presenti o ai caproni.
L'orgia sessuale. Col Diavolo in persona (i soliti fortunati!).
Con demoni incúbi e succúbi.
Con altre streghe.
Con un caprone puzzolente.
Senza alcuna limitazione nella copulazione, la
sodomizzazione o nel soddisfare i desideri più osceni
e snaturati.
Cerimonie diverse. La recitazione al rovescio del Credo di Nicea.
La benedizione solenne dei partecipanti con un
aspersorio nero intinto in qualche liquido immondo.
Consacrazione di ostie fatte con frattaglie varie.
Parodia dell'eucaristia con introduzione dell'ostia
nel sedere dei comunicandi.
Canti corali di inni convenientemente osceni e
blasfemi.
Tutto questo nel corso della nottata. Al primo canto
del gallo tutti a casa!
Alcuni "dotti" demonologi hanno dichiarato che ai
sabba potevano partecipare dalle 500 alle... 100mila streghe.
Tutto quanto descritto potrà sembrare eccessivamente
assurdo e disgustoso ma il lettore potrà conoscere di
più e di peggio consultando direttamente le opere di
"virtuosi" come De Lancre, F.M.Guazzo, Sprenger e
Kramer e altri valenti autori, di cui esistono
edizioni anche recenti, debitamente tradotte.
Posted by arianna.pinton at 12:33:30 | Permalink | No Comments »

Processi concatenati

Restando ferme le motivazioni di base che hanno dato
origine al genocidio delle streghe, tutte
riconducibili alla ricerca di un capro espiatorio per
sopire la rabbia e le frustrazioni delle masse, nel
corso degli eventi un altro aspetto divenne
importante: la ricerca dei complici e l'attivazione di
altri numerosi processi in qualche modo concatenati a
un primo procedimento.
Il primo processo riguardava, di massima, una povera e
miserabile morta di fame alla quale non si poteva
confiscare nulla, neanche per coprire le spese di
giudizio e il suo mantenimento in carcere.
Quello che pero' interessava gli inquisitori era la
possibilità di estorcere a questa prima "esca" i nomi
di altre persone facoltose da trascinare a loro volta
in giudizio con l'aspettativa di un ritorno
finanziario di tutto rispetto.
Questo scateno', a lungo andare, un effetto domino con
centinaia di altri dibattimenti, che si protraevano
per anni, dando l'opportunita' all'apparato
giudiziario di mettere in crisi grandi nuclei
familiari che si vedevano costretti alla fuga
abbandonando terreni ed immobili che venivano
immediatamente e "legalmente" confiscati.
Era sufficiente che una prima strega confessasse di
avere visto partecipare al sabba Tizio oppure Caio o
altri nomi che le venivano suggeriti con destrezza e
che la strega stessa poi confessava per porre fine ai
suoi tormenti.
Il fenomeno assunse dimensioni incredibili e, tanto
per dare qualche esempio:
- a Treviri, da un gruppo di 306 streghe, processate
inizialmente, si ricavo' l'impressionante cifra di
1500 complici a loro volta perseguiti;
- a Rouen, nove accusate iniziali trascinarono in
giudizio altre 525 persone;
- la presunta strega Karin Persdotter, in Finlandia,
fini' sul rogo in compania di altre 13 vittime;
- nel 1585 in Germania, i cittadini di Rottemburg si
sollevarono contro gli inquisitori perche' la città
era ormai quasi priva di donne;
- sempre in Germania e nello stesso periodo, dopo
furibonde persecuzioni, alcuni villaggi erano rimasti
privi di donne o con una donna sola.

Posted by arianna.pinton at 12:32:37 | Permalink | No Comments »

Affari e politica

Nel corso degli anni divenne sempre più evidente come
la caccia alle streghe, oltre ad essere un ignobile
mezzo per eliminare coloro che in qualche modo davano
fastidio alla società in generale e alla chiesa in
particolare, assumesse sempre di più le
caratteristiche di una lucrosa attività "industriale".
A parte quelle streghe poveracce e nullatenenti per
le quali il processo procedeva speditamente per
evitare eccessive spese di mantenimento in carcere,
per le vittime benestanti le cose andavano
generalmente a rilento in quanto le spese di
mantenimento erano a carico della famiglia del
carcerato, come pure le spese di giudizio;. Salvo, alla
fine, rovinare il nucleo familiare con la inevitabile
confisca dei beni.
Occorre comunque notare che i processi di stregoneria
a sfondo politico-affaristico maturarono
prevalentemente in ambito cittadino e molti imputati
erano di sesso maschile.
In un periodo di perdurante crisi economica migliaia
di persone, in qualche modo legate all'apparato
giudiziario, trovarono nel massacro delle streghe una
fonte di guadagno e, a volte, di arricchimento.
Tra i principali lucratori del sistema si rammentano:
- gli inquisitori clericali, ai quali spettava una
cospicua "quota pontificale" sui beni carpiti ai
condannati e alle loro famiglie
- i magistrati laici pagati e premiati secondo il loro
zeloi 
- notai e cancellieri dei tribunali
- gli scrivani
- i carcerieri
- gli esperti torturatori
- il boia e i suoi aiutanti
- i taglialegna (minimo 40-50 grosse fascine per ogni
rogo individuale)
- gli esorcisti (protezione durante i processi contro
influenze demoniache)
- i cacciatori di taglie, liberi professionisti
ingaggiati dalle autorità per incrementare il
business del massacro
- i testimoni di comodo
- i delatoriecc.
A Treviri, tristemente famosa per i suoi processi di
massa, inquisitori e magistrati accumularono, verso la
fine del 1500, ingenti ricchezze mediante la
spartizione e la vendita dei patrimoni confiscati.
A partire dalla seconda metà del 1500 e praticamente
in tutta Europa, l'aspetto finanziario divenne la
principale motivazione per l'istruzione dei processi
di stregoneria.
Altre comode motivazioni per le accuse di
stregoneria furono quelle politiche, mediante le quali
si cercava di impedire l'ascesa al potere (poteri
locali) di qualcuno o di abbattere quelli che tale
potere già lo detenevano.
Si stimano in migliaia i casi di questo genere,
rammentando che quasi sempre a farne le spese erano le
mogli dei perseguiti: la condanna della moglie
trascinava inevitabilmente nel disastro anche il
marito e la famiglia.
Qualche volta erano i membri della stessa famiglia che
si accanivano l'uno contro l'altro per conflitti di
interessi, di successione e altre inconfessabili
motivazioni.
Lo stesso dicasi per quei mercanti che cercavano di
eliminare la concorrenza ricorrendo ad accuse che, per
quanto ridicole, potevano condurre alla rovina il
concorrente avversario.
Molti autori rammentano, come emblematico, il caso di
Anna Pedersdotter Absalon, finita sul rogo dopo tre
processi. I processi furono celebrati a Bergen, in
Norvegia. Anna era la moglie di Absalon Pedersdotter Beyer, un
prete luterano entrato in conflitto con gli altri
preti locali per futili motivi religiosi. La donna
uscì indenne dai primi due processi grazie agli
appoggi di cui godeva il marito.
Morto il marito, gli avversari, da buoni cristiani,
fecero le loro vendette reclamando un terzo processo
che spedì Anna sul rogo nel 1590. La donna fu
accusata di:
- aver provocato il "coma" di un uomo
- aver dato ad un bambino di quattro anni un "biscotto
stregato"
- aver trasformato la serva di casa in un "cavallo" del
quale si era poi servita per volare al sabba.
Posted by arianna.pinton at 12:31:51 | Permalink | No Comments »

I grandi cacciatori

Le grandi cacce furono particolarmente dovute alla
solerzia dei:
- tribunali ecclesiastici
- tribunali secolari (con sollecito e nulla osta delle
diocesi)
- cacciatori professionisti (privati cittadini assoldati
dalle autorità).
Questi ultimi erano, a tutti gli effetti, dei veri e
propri cacciatori di "taglie", sguinzagliati e
sovvenzionati dal clero o da magistrati secolari, con
il compito di individuare le possibili vittime e
raccogliere e/o fabbricare e produrre falsi elementi
di prova sufficienti a istruire un processo.
Per evidenti motivi di interesse i cacciatori
puntavano preferibilmente su possibili vittime
economicamente dotate o comunque benestanti.
Elenchiamo i nomi di alcuni turpi individui (fanatici
o cacciatori) passati alla storia per il loro brutale
accanimento.
- Danimarca: si ricorda in modo particolare il vescovo
luterano Peder Palladius per la sua caccia scatenata
nel 1544, conclusa con 52 condanne a morte.
- Finlandia: nel 1640 si distinse il vescovo luterano
Isaac Rothovius e, tra il 1666 e il 1674, salì alla
ribalta anche un giudice del tribunale secolare di
Ahvenanmaa, Nils Psilander, promotore di una
gigantesca caccia a catena, nella quale si distinse
per le torture raffinate impiegate nella ricerca del
"marchio del diavolo" sul corpo delle vittime.
- Francia: nella sola Lorena, Nicolas Remy, tra il 1586
e il 1595, fece arrostire 800 presunte streghe. Il 
"galantuomo", alla fine della carriera si vantava di
aver fatto 2000 vittime.
- Germania: il giudice luterano Benedickt Carpzov contese il
primato a Torquemada collezionando nella sua carriera
20mila condanne a morte.
Fuchs von Dornheim, principe-vescovo di Bamberga,
detto anche il "vescovo delle streghe". Il buon Fuchs
non badava a spese; fece costruire una casa delle
streghe con una straordinaria sala di tortura dalle
pareti rivestite di scaffali contenenti migliaia di
bibbie; questo perché le urla dei seviziati non
trapelassero all'esterno. Quanto all'attrezzatura era
il meglio del suo tempo e comprendeva terrificanti
strumenti da applicare agli organi sessuali di ambo i
sessi. E visto che l'investimento doveva "rendere",
nel giro di 10 anni (fine 1600), il principe-vescovo
mandò all'altro mondo 600 vittime dopo aver
personalmente infierito sugli organi sessuali delle
stesse.
Il principe cattolico Filippo von Ehrenburg di
Würzburg, nel giro di 10 anni, all'inizio del 1600
totalizzò la bella cifra di 900 esecuzioni,
comprendendo pure alcuni suoi parenti. Tra le vittime
figurano anche 17 bambini di età compresa tra i 5 e i
7 anni accusati di aver avuto rapporti sessuali con
Satana.
- Inghilterra: negli anni 1645-1647 Mattew Hopkins
mandò a morte parecchie centinaia di vittime.
- Italia: Antonio da Casale inquisitore, nelle ultime decadi del
1400 ha imperversato nella Lombardia meridionale alla
media di 100 roghi l'anno e con una punta di 400
vittime. In particolare, nel comasco e intorno al
1600, alcuni cacciatori di streghe si dimostrarono
così zelanti da causare vere e proprie sommosse nella
popolazione.
Il frate Mino di San Quirico, inquisitore a Firenze
dal 1332 al 1334, fu cacciato a furor di popolo per
la sua irrefrenabile avidità e per le sue angherie.
Il papa Ghislieri (S.Pio v).
- Scozia: John Kinkaid e John Dich furono addirittura
arrestati, nel 1662, per la ferocia, l'accanimento
nella tortura e gli inganni perpetrati durante i
processi contro centinaia di presunte streghe.
- Spagna: come dimenticare il migliore? Il grande
Torquemada che nel corso della sua carriera
collezionò quasi 45mila vittime, con un exploit di
10mila roghi in soli 18 mesi. (Cifre comprensive anche
delle persecuzioni agli ebrei e ad altri eretici).
Juan Antonio Llorente, storico dell'Inquisizione, attribuisce 
a Torquemada, nel corso di 15 anni
di mandato:
- 10.280 vittime morte tra le fiamme dei roghi
- 6.860 condannati bruciati in effigie perché latitanti
o morti in carcere per le torture subite
- 27.321 persone punite con carcere perpetuo, pene
infamanti (obbligo del sanbenito) e confisca dei beni.
- 114.401 famiglie indagate e/o completamente rovinate.
Posted by arianna.pinton at 12:31:07 | Permalink | No Comments »